“Italiani 1″ Poveri ma sani, gli italiani scoprono la tristezza

11/11/2004


    giovedì 11 novembre 2004

    QUASI META’ DELLA POPOLAZIONE RITIENE CHE LA SITUAZIONE ECONOMICA SIA PEGGIORATA
    Poveri ma sani, gli italiani scoprono la tristezza
    L’Istat: oppressi dal carovita, ma anche sedentari e dipendenti dalla tv

    Maria Corbi

    ROMA
    Siamo, litigiosi, truffatori, sempre più poveri, costretti a veri tour de force tra cartellini del prezzo per riuscire a tirare avanti fino a fine mese. La buona notizia? Viviamo di più, (77 anni gli uomini contro l’82,9 anni di media delle donne) grazie alle nuove scoperte della medicina e a uno stile di vita più sano. Più anni ma meno agiati, visto il portafoglio sempre più sgonfio. L’analisi contenuta nell’Annuario Istat è impietosa nel mostrarci come siamo diventati, non solo economicamente: i matrimoni reggono meno, siamo schiavi della macchina, fumiamo di più.


    Il dato più rilevante è comunque quello sulla condizione economica: nel 2003 sono aumentate le famiglie che se ne lamentano. Il 47,5% la ritiene peggiorata rispetto ai 12 mesi precedenti (40,4% nel 2002) mentre per il 45,5% è rimasta invariata (era il 51,7% nel 2002). E non ci sono significative differenze tra le regioni:la percezione del peggioramento è diffusa su tutto il territorio. Gli italiani che faticano ad arrivare alla fine del mese, angosciati dagli euro che sembrano volatilizzarsi grazie al caro-vita e che giudicano insufficiente il loro budget sono, rispetto al 2002, aumentate dal 35,1 a 39,9%. E naturalmente diminuiscono i benestanti, quelli che non hanno problemi e che giudicano ottime o adeguate le loro possibilità economiche (da 63,5 al 58,8%).


    Vita complicata anche per colpa dei servizi a cui è sempre più difficile accedere: nel 2003 il 58,0% delle famiglie dichiara di trovare difficoltà a raggiungere il pronto soccorso e notevoli disagi si registrano anche per il raggiungimento delle sedi delle forze dell’ordine (42,2%), degli uffici comunali (37,4%) e i supermercati o grandi magazzini (32,3%). Disagio che si sente più al sud che al nord. «Per noi non è una novità – spiega il leader della Cisl, Savino Pezzotta – noi che abbiamo contatto con i lavoratori e con i pensionati che fanno fatica a far quadrare i bilanci, lo sapevamo già». In questo periodo di magra ci si deve arrangiare e si indirizzano gli acquisti guardando con attenzione i cartellini del prezzo. Le casalinghe scelgono buttandosi soprattutto sulle offerte speciali. Dall’affollamento dei discount si capisce che ormai, sempre più spesso, si rinuncia alle marche famose per prodotti sconosciuti dal minor costo. E in questa ricerca del risparmio ci si rivolge anche a internet dove si trovano delle vere chat line con scambio di informazioni utili per la spesa.


    Ma le difficoltà della vita quotidiana sono molte. Mentre la fiction di Raiuno ci mostra con «Un medico in Famiglia» una Asl modello, senza fila e con medici disponibili e attenti, nella realtà le cose non sembrano andare così: i tempi di attesa sono più lunghi nelle Asl, dove il 41,1% degli utenti è stato in fila per oltre 20 minuti. Prime vittime, come sempre, le persone anziane. Anche negli uffici postali dove le attese più lunghe riguardano coloro che devono ritirare la pensione (48,9%) o effettuare un versamento in conto corrente (39,3%).


    Tra difficoltà e speranze per un domani più ricco gli italiani aggiungono alle loro caratteristiche anche quella di truffatori: le frodi sono passate da 54.328 a ben 187.858, incremento colossale che si deve al dilagare delle truffe informatiche. Aumentano anche i furti (+1,8%) e gli omicidi volontari (+11,4%).
    Si risparmia sul carrello della spesa ma si cerca di non abbandonare le abitudini di svago: nel 2003 il 64,4% della popolazione di sei anni e oltre è andata al cinema, a teatro, a un museo, alla partita, in discoteca o a un altro intrattenimento fuori casa.

    E le persone che si dedicano a queste attività sono in costante aumento, infatti nel 1993 la percentuale era pari a 57,2. La meta più ambita rimane il cinema,
    frequentato dal 48,1% della popolazione di sei anni e oltre. Nella graduatoria delle preferenze seguono gli spettacoli sportivi (29%), le visite a musei e mostre (28,5%), le discoteche e balere (26,3%), all’ultimo posto si trovano i concerti di musica classica, che interessano soltanto l’8,8% della popolazione. La televisione rimane la regina del tempo libero: la guardano, almeno qualche giorno la settimana, il 94,7% della popolazione dai tre anni in su.