Italia vecchia e poco competitiva

22/05/2003
         
        GIOVEDÌ, 22 MAGGIO 2003
         
        Pagina 11 – Economia
         
        IL RAPPORTO
         
        La radiografia dell´Istat: male crescita e innovazione, bene l´occupazione
         
        Italia vecchia e poco competitiva
        non investe più nel suo futuro
         
         
        Siamo il paese con l´indice di vecchiaia più alto del mondo: un italiano su 5 è over 65
        Sviluppo sotto la media Ue. I Ds: "Dati fallimentari, Tremonti si dimetta"
         
        LUCIO CILLIS

        ROMA – Economia italiana col fiato corto. Crescita e investimenti modesti, competitività in calo e inflazione in agguato, stanno mettendo all´angolo famiglie e imprese. Il Rapporto Italia dell´Istat fotografa così un 2002 da archiviare negli scaffali più bui degli ultimi anni. Le poche luci non riescono ad equilibrare il peso di una pericolosa stagnazione che nasce, analizzando i dati, in parallelo con l´avvio dell´euro: il Pil è aumentato di un risicato 0,4%, il peggior risultato dal 1993; la spesa delle famiglie si è bruscamente arrestata (meno 0,1%), l´inflazione è più alta rispetto ai partner dell´Unione monetaria. E un italiano su cinque ha più di 65, a conferma di un paese in salute fisicamente, ma a rischio da un punto di vista previdenziale.
        Secondo il presidente dell´istituto di statistica, Luigi Biggeri, «l´Italia fatica a crescere, frenata dalla crisi che ha investito da mesi l´economia mondiale, anche se dimostra di essere un paese in grado di reagire». Ma secondo il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, «serve una sessione parlamentare dedicata al negativo ciclo economico» mentre Verdi (con Natale Ripamonti) e Ds (Alfiero Grandi) auspicano un rapido cambio della guardia al vertice del ministero dell´Economia guidato da Giulio Tremonti.
        Competitività e investimenti. La competitività del paese è al palo e le esportazioni sono crollate del 2,8%. La contrazione delle vendite è stata marcata (-4,7%) nei confronti dei paesi dell´Ue e praticamente in caduta libera nel caso di esportazioni nei paesi dell´eurozona (-5,3%). Al contrario, l´export verso i paesi extra Ue si mantiene stabile. Brusca frenata, invece, per gli investimenti che, pur restando al di sopra dei paesi dell´euro, hanno registrato un evanescente incremento dello 0,5%. Un altro dato poco incoraggiante viene dal saldo del made in Italy (cuoio -8,7%, tessile -4,7% e mobili meno 3,5%). Più in generale, l´indice della produzione industriale scende – per il secondo anno dell´1,3%.
        Consumi e inflazione. La stagnazione dei consumi familiari nel 2002 procede in parallelo con la limitata crescita del potere di acquisto (+0,6%), la negativa evoluzione del quadro economico e con la rafforzata percezione di un alto tasso inflattivo. E cala il clima di fiducia dei consumatori così come frenano i consumi delle famiglie a meno 0,1%, mentre quelli collettivi crescono dell´1,7%. Ma è l´inflazione ad attirare l´attenzione dell´Istat. Nonostante il raffreddamento dei listini alla produzione, i prezzi restano ancorati, anche nei primi mesi del 2003, a livelli più alti rispetto media Ue (+0,7%). La core inflation (misurata depurando voci volatili, come alimentari non lavorati e beni energetici) resta così al 2,7%.
        Tariffe. Le tariffe dei servizi liberalizzati sono in rialzo del 3,5%. I prezzi dell´energia elettrica sono più alti di quelli medi europei sia per usi industriali (+31%), sia domestici (+39%). E la tendenza verso costanti rincari prosegue: nei primi tre mesi del 2003 sono stati registrati incrementi del 7,7% sul 2002 per la Rc auto. Crescono anche i costi dei servizi bancari (+11,6%) e del Bancoposta (+26,7%).
        Lavoro. Secondo l´indagine sulle forze lavoro, il numero degli occupati è salito dell´1,5% (315mila persone) anche se il ritmo di crescita resta ben al di sotto della media europea. E l´aumento dell´occupazione è dovuto al boom del terziario, con una forte crescita della componente femminile.