“Italia Spa 2″ Intervista a M.Vitale: «Gli industriali hanno perso il treno»

02/11/2004

              martedì 2 novembre 2004

              Pagina 33 – Economia 

              L´INTERVISTA  
              L´economista: la Borsa non è più un obiettivo strategico, torna la dipendenza dalle banche  
              «Gli industriali hanno perso il treno»
              Marco Vitale: grande impresa in crisi, acquistare è difficile    i fondi Senza di loro i marchi italiani finirebbero in mani straniere  

              GIOVANNI PONS

              MILANO – «La mobilità aziendale che permette il ricambio manageriale oggi è bloccata. E la ricchezza di un Paese si misura anche su questo». Marco Vitale, economista d´impresa, lancia l´allarme sulla mancanza di acquirenti industriali per le aziende.

              Professore, perché nessun operatore del settore vuole acquistare Rinascente, Coin o i cavi Pirelli?

              «Le aziende medio grandi hanno perso il treno, pagano una profonda crisi strutturale dell´industria. Come diceva Marco Borsa, i capitani di sventura hanno perso la sfida degli anni 90».


              Questa analisi vale per tutti i settori?

              «La Fiat ha attraversato una forte crisi manageriale, la grande distribuzione mostra il limite del modello familiare. Chi potrebbe comprare, Esselunga per esempio, ha problemi di successione. Il mondo delle cooperative è l´unico che potrebbe favorire il ricambio nella distribuzione».


              E la piccola e media impresa versa nelle stesse condizioni?

              «No, la media impresa sana è proiettata fuori dall´Italia per crescere in termini di dimensioni».


              Gli unici che hanno i soldi da investire sono i fondi chiusi. È sano?

              «Per fortuna ci sono i fondi di private equity. In mancanza di essi le aziende italiane sarebbero destinate agli investitori esteri o a un ritorno dello Stato nel capitale delle imprese».


              Non c´è il pericolo che le aziende vengano spolpate dal debito?

              «La controindicazione dei fondi è che hanno una visione finanziaria di medio periodo e poco industriale. Il leverage, come tutti gli strumenti finanziari, deve essere usato con sapienza».


              La Borsa non può essere una soluzione alternativa?

              «Non credo. La crisi di fiducia degli ultimi anni pesa ancora molto e per diversi anni non vedremo aziende di qualità andare in Borsa. L´hanno cancellata dalla loro strategia, lo strumento si è inceppato».


              Si ritorna alla dipendenza dal capitale bancario?

              «Purtroppo è così, si sta riproponendo la centralità della banca che oggi non ha gli strumenti e le capacità per entrare nel capitale delle imprese. Siamo stati presi in contropiede».


              E se le banche andassero in mano agli stranieri?

              «Non vedo questo pericolo. Se anche qualche banca venisse comprata, l´industria ne beneficerebbe. Il protezionismo del governatore è eccessivo e negativo»