Italia sorvegliata speciale

09/12/2004

    mercoledì 8 dicembre 2004
    Pagina 2 – Economia

      All´Ecofin la denuncia della Commissione europea: conti pubblici poco chiari e il debito non scende più come prima
      Italia sorvegliata speciale
      Almunia: "Se non coprite gli sgravi, deficit sopra il 3%"

        DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
        FRANCO PAPITTO

        BRUXELLES – Un presunto «caso Italia» monopolizza l´attenzione generale nella seconda giornata degli incontri ministeriali europei sulla congiuntura economica e monetaria. Si comincia alle 8,30 con un incontro bilaterale fra il ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, e il commissario Ue, Joaquin Almunia. E il discorso riprende da dove l´avevano lasciato lunedì sera le «preoccupazioni» espresse da Almunia a proposito della copertura dei tagli fiscali introdotti dalla finanziaria e della «assenza di una evidente coerenza fra l´evoluzione del debito e le cifre fornite dal governo di Roma per quel che riguarda i deficit annuali». Quest´ultimo aspetto fu già discusso in luglio e da allora c´è già stato un fitto scambio di note fra Roma e Bruxelles. A fine luglio la Commissione ha chiesto spiegazioni, inviando all´Italia un questionario, e il governo ha risposto il 20 settembre. Altri chiarimenti dovrebbero arrivare «al più presto». Ma ieri la vicenda è diventata un «caso» sulla scia della pubblicazione, da parte del "Financial Times", di un rapporto interlocutorio della Commissione europea nel quale si sottolinea che le prime risposte fornite da Roma non chiariscono tutti i dubbi suscitati dallo scostamento continuo fra l´evoluzione del debito e i deficit annuali tenuti costantemente al di sotto del 3 per cento del Pil. «In effetti stiamo tentando di capire – conferma e chiarisce in prima mattinata Amelia Torres, la portavoce di Almunia – perché il debito italiano si è mantenuto a un certo livello e non è sceso al ritmo che il contenimento dei deficit lasciava prevedere».

        All´ora del caffè mattutino, Siniscalco porta ad Almunia – come riferirà poi lo stesso commissario europeo – «nuove informazioni sui tagli fiscali e su come il governo intende finanziarli». Basteranno a calmare le apprensioni di Almunia? Il commissario europeo esprime la «speranza» che esse siano «almeno ridotte». E spiega così l´interesse particolare che l´Ue dedica alle cifre italiane: «Prevediamo che il deficit si collochi proprio al limite, al 3 per cento del Pil. Dunque, se la riduzione delle imposte non sarà finanziata totalmente dai tagli alla spesa, il deficit supererà subito la soglia fissata a Maastricht. Spero proprio che non si arrivi a questo punto e che le nuove informazioni forniteci dall´Italia siano tranquillizzanti».

        A proposito del mistero di debito e deficit che viaggiano su binari separati, Almunia getta acqua sul fuoco. «Certamente – dice – abbiamo delle preoccupazioni sulla qualità delle cifre che riguardano le finanze pubbliche: questo vale sempre ma ancora di più dopo il caso della Grecia» che ha manipolato i suoi conti per rientrere nei criteri di Maastricht. L´olandese Gerrit Zalm, presidente di turno dell´Ecofin, è ancora più deciso nell´opera di spegnimento. «Non ci sono – dice Zalm – concrete indicazioni di una manipolazione da parte dell´Italia di fatti e cifre». E ancora Almunia: «Non stiamo inventando un caso italiano e neppure stiamo trattando l´Italia in maniera speciale. Abbiamo un obbligo di sorveglianza su tutte le cifre forniteci dagli Stati membri».

        L´austriaco Karl-Heinz Grasser ricorda che il «caso Italia» è nato e cresciuto al di fuori dell´Ecofin che ieri «non ne ha discusso».
        «Al momento non c´è alcun segno – dive Grasser – che si ripeta un caso come quello greco». E a proposito dell´«affaire» greco, ieri i ministri hanno distribuito rampogne un po´ a tutti: al governo di Atene ma anche a Eurostat, alla Commissione e alla Bce per aver controllato poco. «L´ampiezza delle correzioni» necessarie, dice una dichiarazione dell´Ecofin, «è senza precedenti e molto seria». E´ in gioco «la credibilità globale del sistema di sorveglianza multilaterale» che dovrebbe garantire la sana gestione della moneta comune.