Italia sempre più ricca, ma cresce il divario sociale

06/06/2005
    giovedì 2 giugno 2005

    Pagina 21

    INDAGINE DEL CENSIS: I CONSUMI SONO CROLLATI. ACQUISTATO IN 5 MESI DEL 2004 IL 36% IN PIU’ DI IMMOBILI PER VACANZE. AUMENTA L’EVASIONE FISCALE

    Italia sempre più ricca, ma cresce il divario sociale

    Accentuata la tendenza al risparmio. La casa si conferma il bene rifugio

    Raffaello Masci

    ROMA
    La forbice sociale si allarga sempre di più. Un 5% delle famiglie italiane (circa 950 mila) vive di sola rendita, ha visto crescere la propria ricchezza del 5% l’anno negli ultimi dieci anni, e se possedeva allora il 27% dei patrimoni complessivi oggi ne possiede il 32%. Per contro 4 milioni di famiglie, il 20% del totale, si è indebitato soprattutto per comprarsi una casa, ma anche per vivere. Sia nei poveri che nei ricchi sussiste tuttavia l’attitudine italiana al risparmio. I primi vi accedono per un atteggiamento «attendista» (non si sa dove si va a parare, tanto vale tutelarsi), i secondi per investire in rendite, finanziarie e immobiliari, da cui trarre un profitto spendibile.

    È’ il Censis a dirlo, nella ricerca intitolata «Come e quanto ci siamo patrimonializzati», presentata ieri a Roma dal direttore Giuseppe Roma, dal ricercatore Francesco Estrafallaces e dal segretario generale Giuseppe De Rita.

    Secondo la ricerca, «l’incremento più accentuato delle attività finanziarie detenute dalle famiglie si è registrato tra il 2002 e il 2003 (+6%)», in quegli stessi anni però i consumi sono crollati. La gente non ha più speso e ha messo da parte, in ragione di un 4% in più nel 2003 rispetto all’anno precedente. E così ha continuato a fare, tant’è che se nel ‘99 il contante e i depositi costituivano il 20,6% del totale delle attività finanziarie, attualmente essi rappresentano il 26%.

    Soldi, soldi, soldi, e non per la borsa o per investimenti produttivi, ma per «patrimoni»: cioè case.

    «I dati sul mercato immobiliare sembrano confermare questo fenomeno di patrimonializzazione attraverso rivalutazioni e nuovi acquisti. Nel 2004 si sono registrati circa 870.000 atti di compravendita, per un valore di 132 miliardi di euro. Nei primi cinque mesi del 2004, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il Censis stima che sia stato acquistato il 36% in più di case per vacanza (88.000) e 44.000 altri tipi di immobili non destinati a abitazione principale».

    Ma le case, come gli altri immobili, si comprano in misura proporzionale alla classe di reddito cui si appartiene, e così solo il 2,6% delle famiglie con meno di 1300 euro al mese ha comprato casa nel 2004, una percentuale che sale all’8,2% per chi guadagna più di 3000 euro.

    C’è però da chiedersi da dove arrivino tutti questi soldi, in un’Italia travolta dalla recessione. E anche qui la risposta del Censis è chiara e inquietante al tempo stesso: da una parte c’è la tendenza atavica degli italiani ad accumulare a danno dei consumi, «tanto che la propensione al risparmio è ritornata a crescere negli ultimi anni, passando dall’11,2% del 2002 al 12,7% del 2003». Ma dall’altra c’è anche una evasione fiscale che ha rialzato al testa, sostenuta anche dalla logica lassista dei condoni: «E’ ipotizzabile – dice il Censis – che la liquidità oggi utilizzata per accrescere il valore delle attività finanziare e delle attività reali possa derivare da circuiti sommersi o da forme di evasione fiscale di diverso tipo, la cui entità risulta oggi difficile da valutare».

    E così «negli ultimi dieci anni la quota di patrimonio totale detenuta dal 5% delle famiglie più ricche in Italia è passata dal 27% al 32% della ricchezza totale, indicando un fenomeno di concentrazione dei patrimoni». La lievitazione di rendite e patrimoni, quindi, non riguarda tutti in eguale misura, «ma è molto più accentuato negli strati sociali caratterizzati già da elevati livelli di reddito».

    «Siamo di fronte – ha commentato Giuseppe De Rita illustrando la ricerca – ad una antropologia egocentrica del risparmio, il rinchiudersi del singolo nella propria autonomia. Stiamo diventando più ricchi sul piano immobiliare e finanziario ma siamo meno bravi e meno ricchi per ciò che riguarda consumi e investimenti. Tutto è legato al primato del soggetto: c’è il primato della casa come sicurezza personale e quello inaspettato della casa di vacanza. La crisi che stiamo vivendo, dunque, non si risolve con meccanismi macro-economici, ma cercando di capire perché l’italiano medio vuole sicurezza per se stesso».