“Italia sempre meno competitiva”

18/03/2003

 
 
        Pagina 36 – Economia
 
 
        Il Bollettino: crescita ridotta all´1,3% senza contare i rischi della guerra.
        Il Tesoro: rivedremo le stime


        "Italia sempre meno competitiva"
        Bankitalia: serve una manovra per sostituire le una tantum

        È considerato difficile il raggiungimento di un rapporto deficit-Pil dell´1,5 per cento previsto per quest´anno

          ELENA POLIDORI

          ROMA – L´economia italiana cresce poco anche per colpa del rischio Iraq, le imprese perdono competitività, i conti pubblici non sono in equilibrio: serve una manovra correttiva per sostituire le una tantum, servono le riforme strutturali.
          E´ l´analisi della Banca d´Italia, è la sintesi del consueto Bollettino economico, presentato proprio mentre soffiano i venti di guerra. Gli economisti del governatore Antonio Fazio evitano accuratamente di avventurarsi nei diversi scenari del conflitto, ma dicono con chiarezza che quest´anno la crescita economica è destinata ad attestarsi, bene che andrà, all´1,3%, al di sotto degli obiettivi (2,3%): una percentuale che non tiene conto delle bombe, che si basa su un petrolio ad una media di 25 dollari e che dunque potrebbe modificarsi al ribasso se s´infamma la situazione geopolitica. Per centrare l´obiettivo, il pil italiano dovrebbe attestarsi già in primavera intorno al 2% mentre per i prossimi cinque-sei mesi, la produzione industriale è prevista restare ferma.
          Inoltre, mentre si riapre il divario-inflazione con i paesi euro, le imprese italiane perdono competitività. La Banca d´Italia lancia l´allarme, subito condiviso dalla Cgil e fornisce le cifre: ben tre punti in meno in un anno, secondo un indice elaborato dall´istituto di emissione, sotto ai livelli del 1998. Per fare un paragone: Germania e Francia, nello stesso periodo, hanno peggiorato di due punti il proprio indice; il Regno Unito l´ha migliorato di 0,3. Come se non bastasse, mentre il commercio mondiale è cresciuto nel 2002 del 2%, l´export italiano è diminuito dell´1%, la prima contrazione dal 1991.
          In queste condizioni e considerati anche i rischi «esterni», è difficile che l´Italia riesca a mantenere quest´anno il rapporto deficit-pil all´1,5%: «Il suo conseguimento potrebbe risentire di una ripresa più lenta delle attese». Perciò, secondo il Bollettino, «è necessario definire compiutamente alcuni provvedimenti in materia di riduzione della spesa e valutare i riflessi sull´anno in corso dello sconfinamento del disavanzo 2002 rispetto agli obiettivi». Dal Tesoro fanno sapere informalmente che un punto in meno di Pil equivale a 0,45 punti in più in termini di rapporto deficit-pil e dunque l´Italia starebbe comunque dentro i confini del patto di stabilità. Con un certo realismo, il viceministro dell´economia Mario Baldassarri ammette che il governo sta rivedendo le cifre e che la presentazione della trimestrale è la prima occasione utile per ridisegnare il quadro previsionale e programmatico. Ma la Banca d´Italia va oltre: se l´Italia nel 2004 vuole davvero mantenere l´indebitamento a quota 0,6% serve «una correzione di bilancio che tenga conto del venir meno delle entrate di natura temporanea previste per quest´anno».
          Il ragionamento di questi economisti porta ad una conclusione: l´economia italiana perde colpi, è vero. Ma dispone delle risorse necessarie «per crescere a tassi superiori a quelli medi dell´ultimo decennio». Si devono però verificare alcune «condizioni essenziali». Tra queste: le riforme strutturali per accrescere la flessibilità nell´impiego dei fattori produttivi; la riduzione del carico fiscale (finora si è alleggerito di 0,7 punti); più investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica; maggiore efficienza nella pubblica amministrazione; la realizzazione delle infrastrutture. Nell´attesa, le famiglie si muovono con i piedi di piombo: di fronte all´ennesimo calo dei rendimenti dei Fondi comuni (per il terzo anno consecutivo), abbandonano le azioni (meno 15,3 miliardi) e scelgono il mattone: per comprare casa l´indebitamento a medio e lungo termine è salito a 21,2 miliardi contro i 12,8 del 2001.
          Alle osservazioni critiche della Banca d´Italia si associa subito l´opposizione. Roberto Pinza (Margherita) giudica irrealistiche le previsioni del governo; l´ex ministro Pierluigi Bersani aggiunge che, se il governo nega i problemi, questi si aggravano.
          La Banca d´Italia coglie infine l´occasione del Bollettino per respingere le numerose critiche all´operato delle banche, soprattutto a quelle del Sud. In sintesi: gli istituti danno sostegno all´economia; mai è stato chiuso il rubinetto del credito; nel gennaio di quest´anno gli impieghi sono saliti del 7%, il doppio della media europea.