Italia, maglia nera del lavoro

11/12/2003



 
   
11 Dicembre 2003
ECONOMIA





Italia, maglia nera del lavoro
Oggi a Catania la conferenza Ue sull’emersione. I numeri della Cgil

PATRIZIA ABBATE


CATANIA
Non è certo rassicurante il quadro che l’Italia mostra a proposito di lavoro nero. E chissà se arriveranno consigli e buone idee al ministro Roberto Maroni dalla Conferenza Ue sulle politiche del lavoro e l’emersione che si svolgerà oggi e domani a Catania. In programma c’è proprio l’approfondimento delle questioni relative al sommerso, ma anche il confronto tra le varie politiche per l’emersione, con vari workshop e i lavori mandati in diretta sul sito www.welfare.gov.it, che offrirà addirittura la possibilità di intervenire in diretta, con domande che saranno immediatamente girate ai relatori. Maroni non potrà certo ignorare il flop di quella legge-sanatoria (la 383 del 2001) che ha regolarizzato appena 4 mila degli oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero, né i dati impressionanti sull’incidenza del fenomeno nel nostro paese. E se anche volesse un po’ minimizzare, la Cgil ha pensato bene di riproporgli le cifre del disastro, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa convocata non a caso a Catania, alla vigilia della conferenza. Cifre elaborate sulla base di rilevamenti statistici dell’Istat e del Censis e in parte già rese note una settimana fa dal sindacato, che ieri la Cgil ha ulteriormente sezionato. E così scopriamo che se il Sud ha più lavoratori in nero che il Nord, il primato assoluto spetta alla regione più meridionale, la Sicilia, con ben 675 mila «irregolari» a fronte di 1 milione e 450 mila occupati in regola. Nell’isola, insomma, quasi un lavoratore ogni due non avrebbe alcuna garanzia, «perché ricordiamoci comunque che il fenomeno è in crescita, e che ad aumentare è il cosiddetto lavoro nero di sopravvivenza, ossia quello di chi comunque non ha altri redditi», spiega Alessandro Genovesi, responsabile nazionale Cgil per le politiche dell’emersione, intervenuto all’incontro catanese.

La Sicilia in termini assoluti supera anche la Campania, che si assesta su 581 mila irregolari censiti. Seguono in ordine la Puglia (369 mila), la Calabria (327 mila), la Sardegna (198 mila) e poi Basilicata e Molise. «Vogliamo far capire a Maroni che l’attenzione della Cgil su questo tema non è mai venuta meno, e che di fronte al fallimento della 383 bisogna avere il coraggio politico di fare della questione-sommerso una questione centrale», afferma Genovesi. Che vede nella crescita del fenomeno l’inevitabile conseguenza del «clima di sostegno culturale all’illegalità» creato da questo governo («con anche le nuove norme sugli appalti, la legge sulla sicurezza, sugli orari…»). Per trovare soluzioni, dunque, occorre innanzitutto cambiare approccio; «Al Sud va ricostruita una cultura di sistema, favorendo la cooperazione tra le piccole imprese e un atteggiamento di accompagnamento all’emersione». D’accordo sulla necessità di occuparsi bene e in fretta di «una delle piaghe che frenano lo sviluppo del Mezzogiorno» si è detta la Cisl, che ieri è intervenuta con una nota del segretario regionale siciliano Paolo Mezzio. L’invito rivolto a governo e enti locali isolani è di «tenere la barra dritta, e non solo a parole, in direzione di un patto sociale e istituzionale che basi lo sviluppo su protocolli di legalità».