Italia, l’occupazione inverte la rotta Sale l’offerta di posti di lavoro

24/06/2010

I posti liberi sul mercato del lavoro sono in aumento dello 0,7% nel primo trimestre di quest’anno, con un incremento di 0,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2009. A chi non ha familiarità con la statistica magari sembrerà quasi una presa in giro, vista l’esiguità dei numeri. Ma in un periodo di crisi come questo, registrare un’inversione di tendenza sul fronte dell’occupazione è un aspetto non di poco conto. A diffondere le cifre è l’Istat che annualmente elabora una stima relativa ai posti vacanti, quelli per i quali un datore di lavoro cerca attivamente un candidato al di fuori dell’azienda. Quindi, l’inizio del 2010 è all’insegna di un cauto ottimismo con un’offerta di posti di lavoro in aumento rispetto a un anno fa. I dati si riferiscono alle imprese con almeno dieci dipendenti dell’industria e dei servizi privati.
«Per fortuna, in Italia la ripresa è accompagnata da occupazione – ha commentato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – mentre in altri Paesi si teme una ripresa senza occupazione, da noi esiste un nesso tra le due cose e i dati lo confermano, ma dobbiamo sostenerlo attraverso investimenti in competenze e in formazione». Tornando ai dati dell’Istat, i maggiori aumenti nel settore terziario rispetto al primo trimestre del 2009 si sono verificati negli altri servizi (che comprendono attività immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese), con più 0,3 punti percentuali, e nel trasporto e magazzinaggio (più 0,2 punti percentuali).
All’opposto, il calo più consistente ha riguardato i servizi di alloggio e ristorazione (meno 0,6 punti percentuali). Anche i tecnici dell’istituto di statistica sottolineano come questi dati possano anticipare un’evoluzione positiva dell’occupazione. Sacconi però mette in guarda dal «pericolo del disallineamento tra domanda e offerta e la necessità di implementare competenze specifiche e formazione». E su quest’ultima arriva anche una stoccata ministeriale: «Va rovesciata come un calzino poiché finora ha fatto la sola fortuna dei formatori». Di certo è un settore in cui le risorse abbondano.
Solo nel 2010 si parla di 2,5 miliardi di euro da impiegare nella formazione. Facendo attenzione a gestirli in maniera ottimale altrimenti, sostiene Sacconi «c’è un pericolo di non soddisfare tempestivamente le richieste lavorative per carenze professionali». Intanto, il 2009 si è chiuso con un calo delle ore lavorate pro-capite pari al 5,3% su base annua nel totale dell’industria e dei servizi. Un calo «molto marcato, in corrispondenza della forte contrazione dell’attività produttiva», sottolinea l’Istat, principalmente legato al ricorso alla cassa integrazione. Il cui utilizzo è «cresciuto bruscamente dalla fine del 2008, passando dal 7,4 per mille del terzo trimestre al 41,5 per mille nell’ultimo trimestre del 2009». Ma la ricetta per uscire dalla crisi passa anche attraverso la riforma universitaria. «Gli atenei sino ad oggi si sono mostrati spesso responsabili del disallineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro» conclude Sacconi «perché presentano un eccesso di offerta spesso dequalificata, un eccesso di sedi, di corsi di laurea che non rispondono alle reali esigenze occupazionali».