Italia, lavoro a bassa produttività meno 2,7% nel triennio della crisi

04/08/2010


Cgil: l´impresa investa. Confindustria: il 2010 resta in salita

ROMA – Mai così male come nel triennio della crisi. La produttività del lavoro, dopo trent´anni di crescita anemica, si arrende e crolla. Così, se il pallido incremento dell´1,2% l´anno registrato dal 1980 in poi sembra consolatorio, non altrettanto la discesa recente. Dal 2007 al 2009, calcola l´Istat, le quantità prodotte per ogni unità di lavoro si sono contratte del 2,7%. Nell´industria addirittura del 3,9%. E l´occupazione, aggiunge Confindustria, non contribuisce a migliorare il quadro: nel 2009 i dipendenti delle aziende sono scesi del 2,2%. Nell´industria, del 3,1%. E le previsioni negative anche per il 2010 sembrano allontanare la ripresa. Meno produttività e più disoccupazione non aiutano la crescita e certo non migliorano la competitività.
Il decennio ormai alle spalle segna la prima discesa della produttività del lavoro, con un meno 0,5% annuo. Degli anni duemila, scrive l´Istat, sono però gli ultimi tre a preoccupare. Tutti i settori vanno giù. Le costruzioni (-1,5%) fanno peggio di altri. Commercio, turismo, trasporti e comunicazioni (-0,2%) galleggiano. Regge solo l´agricoltura, negli ultimi dieci anni (+0,7%) e negli ultimi tre (+1,6%). «Ma in valore assoluto la produttività nel settore agricolo è meno della metà degli altri: 22mila euro per unità di lavoro contro i 44mila in media del totale dell´economia», spiega Confagricoltura.
Se si considera la produttività totale dei fattori, lavoro e capitale insieme, i numeri sono anche peggiori. A fronte di una flebile crescita dello 0,4% nel trentennio e un calo dello 0,9% negli anni duemila, dal 2007 al 2009 arriva il crollo: meno 3,4%. «Incredibile la mancata nomina del ministro dello Sviluppo economico in una situazione così», si allarma l´opposizione di Pd e Idv. Allarme condiviso dai sindacati che chiedono più investimenti e maggiori risorse per ricerca e innovazione. «La bassa produttività non è da imputare ai lavoratori che anzi hanno compensato i mancati investimenti delle imprese e l´assenza di una politica industriale del governo», sostiene la Cgil. «Detassare i salari di produttività potrebbe essere una soluzione, ma nell´attuale situazione è molto difficile che le aziende siano pronte a negoziare nuovi premi aziendali», avverte Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera. «Decisiva l´attuazione del nuovo accordo sulla contrattazione, in particolare al livello aziendale e territoriale», dice la Cisl.
Preoccupata anche Confindustria che certifica in un meno 2,2% l´emorragia di posti nelle aziende nel 2009. «La domanda di lavoro ha continuato a contrarsi anche nella prima metà del 2010, soprattutto quella a tempo indeterminato, nelle imprese grandi, industriali e del Nord», scrivono i ricercatori del Centro studi di viale Astronomia. «La cassa integrazione ha attutito le conseguenze. Nel 2009 l´ha utilizzata una impresa su due nell´industria, ma anche quasi una su dieci nei servizi». Aumentati anche i licenziamenti (il 13% delle fuoriuscite). Un anno nero e un futuro incerto.