Italia.it, la rivolta corre sul Web

08/03/2007
    giovedì 8 marzo 2007

    Pagina 19 – Cronache

      BUFERA SULL’INIZIATIVA DEL GOVERNO

        Italia.it, la rivolta corre sul Web

          ANNA MASERA
          ROMA

            La rivolta del popolo Internet italiano contro il nuovo portale del turismo www.italia.it lanciato dal governo a fine febbraio potrebbe passare alla storia come un primo esempio di democrazia elettronica made-in-Italy.

            La protesta, nata e cresciuta in pochi giorni con un rapido tam-tam tra blogger, è innanzitutto per lo stanziamento: 45 milioni di euro, roba da bolla speculativa della Net Economy di fine millennio. Da allora le tecnologie sono migliorate e i prezzi sono scesi tantissimo, prezzi simili per un portale non se ne vedono da anni. Ma la bocciatura di massa entra nel merito della qualità: povero di contenuti, spesso errati, e malfatto, tecnicamente addirittura «inaccessibile» dal punto di vista degli standard mondiali dei siti Internet, resi obbligatori per qualsiasi pagina Web istituzionale proprio da una legge passata dall’ex ministro all’innovazione Lucio Stanca, che tre anni fa fu il promulgatore di questo portale. Fu sotto la sua guida (Stanca, ex amministratore delegato di Ibm Italia) che venne scelto il fornitore tecnologico del portale: Ibm. E su questo punto, la protesta online diventa polemica rovente: sarà un caso? si chiedono i blogger di «Scandalo italiano».

            L’ultima iniziativa dei blogger si chiama «RItaliaCamp», un evento collaborativo su Internet per ricostruire un’Italia.it migliore attraverso una discussione pubblica per avere un prodotto al passo con i tempi «sia nelle piattaforme sia nei contenuti».

            Roberto Falavolti, amministratore delegato di «Si Innovazione Italia», la società di Sviluppo Italia incaricata di far realizzare il portale, precisa che finora la spesa è stata «solo» di un milione di euro: «Il budget di 45 milioni era stato stanziato nel 2004 dal precedente governo per un programma di rilancio dell’Italia in termini turistici. Di questi, 25 milioni per i contenuti (di cui 4 milioni per quelli nazionali e 21 alle Regioni per i contenuti locali) mentre 20 milioni per lo sviluppo della piattaforma tecnologica, la redazione e la gestione/la traduzione nelle varie lingue e l’aggiornamento». Sul fronte dei contenuti a detta di Falavolti i fondi devono ancora essere spesi, mentre sul fronte dello sviluppo tecnologico c’è stata una gara europea «vinta da un gruppo di imprese capitanato dalla Ibm», per aggiudicarsi una prima tranche di 7,8 milioni più Iva (quindi 9,6 milioni di euro). «Ma al fornitore di quei 9,6 milioni non è stato dato ancora nemmeno un euro» precisa Falavolti. «Perchè durante lo sviluppo del progetto si è aperto un contenzioso, l’anno scorso, proprio in coincidenza col cambio di governo/ministro di riferimento». No comment finora della Ibm, che sta elaborando una posizione ufficiale.

            Per Paolo Zocchi, presidente dell’osservatorio Ict della Margherita, «non c’è dubbio che il precedente governo abbia gestito questa cosa in modo bizzarro…Ma ci sono tutti gli spazi per poter effettuare dei miglioramenti significativi». Puntualizza Falavolti: «Col nuovo governo si è deciso che fosse comunque utile partire, per evitare di interrompere un’iniziativa importante per il settore turistico, che in Italia rappresenta il 10 per cento del prodotto interno lordo. D’ora in poi sarà l’Enit, infatti, a gestire il portale». Apre ai blogger Francesco Rutelli: «Ci diamo un anno di tempo per rendere il portale definitivo…sarà aperto al contributo di tutti…per correggere ciò che nel portale potrebbe essere migliorato». Qualcuno vuole contribuire ad aiutare il governo a spendere? Evviva la democrazia elettronica.

            www.lastampa.it/masera