«Italia in ripresa, ma più disuguaglianza»

05/12/2005
    sabato 3 dicembre 2005

    Pagina 15 – Economia

    «Italia in ripresa, ma più disuguaglianza»

      Il Censis: schegge di vitalità, cresce il divario tra ricchi e poveri

        Il Paese ancora nel tunnel, anche se l´apatia degli ultimi anni è più lontana Delude la classe politica
        De Rita, replica alle analisi di Economist e De Benedetti: "Non siamo in declino"

          LUISA GRION

            ROMA – L´Italia, forse, ha ancora voglia di farcela. Scintille di vitalità spezzano il buio profondo nel quale da qualche anno era caduta la società e l´economia. Schegge di rinnovamento ancora troppo fragili per parlare di «uscita dal tunnel», ma che danno il segnale della possibile svolta.
            Nel suo «ritrattone» di fine anno il Censis ci avverte che l´Italia c´è. Batte un colpo. Non è detto che basti, sia chiaro: le storiche carenze non sono state risolte. Anzi, il divario sociale fra chi è benestante e chi a stento riesce a campare invece di diminuire aumenta. I patrimoni si concentrano in un numero sempre più esiguo di mani (il 10 per cento di famiglie agiate gode del 45 per cento della ricchezza) mentre la povertà tocca ormai 7 milioni e mezzo di cittadini. Lievita la vendita di macchine di lusso, ma anche gli sfratti per morosità. Negli ultimi anni 600 mila famiglie appartenenti al ceto medio hanno visto diminuire drasticamente il livello di reddito e di vita.

            Però nel mare delle contraddizioni emerge un dato di fatto: l´apatia che ha caratterizzato questi ultimi anni si sta allontanando. Aumentano le nuove imprese (45 mila), ma anche le manifestazioni di piazza, la voglia di «partecipare». I distretti industriali, che sembravano tramortiti dalla globalizzazione, si stanno per l´ennesima volta rinnovando, nascono nuove eccellenze – per esempio la diagnostica medicale – e c´è persino un ritorno al consumo. «Il clima sta cambiando – sintetizza Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis – Il paese ha ricominciato a guardarsi da dentro trovando la forza di reagire. Non è vero che siamo in declino». Chi lo afferma – ha detto riferendosi all´"Economist" e a Carlo De Benedetti – «si basa su qualche intervista o vive su un rompighiaccio in Antartide».

            Il merito, precisa il Censis, non è stato della classe politica (incapace di proferire offerte), bensì dalla «soggettività individuale», della costante sfida del «popolo delle formiche» che ha riscoperto l´ artigianale capacità di soddisfare nuove nicchie di mercato. Magari – come ha spiegato De Rita in un esempio – decidendo che invece di produrre i jeans a Prato è meglio aprire negozi in Cina per vendere lì pantaloni cuciti in Corea.

            Ora, sottolinea il rapporto, si tratta di far sì che il «rinnovato vigore» che la società italiana ha saputo trovare «non corrisponda all´ultimo alito di vita che, nel melodramma, precede la morte del protagonista». Per dare stabilità alla spinta molte cose debbono cambiare: le donne in Italia restano una forza potenziale poco sfruttata , brillano negli studi, ma poi non trovano lavoro. I processi decisionali delle istituzioni invece di snellirsi si appesantiscono. I nuovi ricchi hanno spesso davanti a sé un orizzonte corto: spendono in beni di lusso piuttosto che in investimenti per consolidare l´azienda. Nonostante l´innesto degli extracomunitari la popolazione continua ad invecchiare: fra cinque anni, prevede il Censis, quasi il 50 per cento della popolazione avrà oltre 45 anni. E poi, sottolinea il rapporto, non va sottovalutato che i due motori storici della società italiana – «la carica soggettiva individuale e la potente energia sociale» – quelli che hanno determinato lo sviluppo degli anni Cinquanta e che tutt´oggi ci stanno salvando – danno segnali di cedimento.