Italia, il sommerso aumenta

05/07/2005
    domenica 3 luglio 2005

    pagina 8

      Italia, il sommerso aumenta

        Inps: irregolari 3 aziende su 4, si passa dal 71% del 2004 al 74%.
        Cgil: «Governo incapace»

          SARA FAROLFI

            Aveva ragione l’ultimo rapporto Ires Cgil quando, mettendo in guardia dall’esaurimento degli effetti dell’ultima regolarizzazione del 2002, aveva previsto un aumento del lavoro nero nel 2005. Certo i dati del rapporto Inps sul sommerso, anticipati ieri, parlano chiaro. Ed è difficile credere a chi, come il ministro Maroni, osserva che «a volte anche un errore formale di trascrizione può essere alla base di irregolarità». Come del resto anche a chi, il governo, propone di recuperare risorse per la prossima finanziaria dall’emersione del lavoro nero. Nei primi tre mesi del 2005, su 29.256 ispezioni effettuate dall’Inps, ben 21.714 hanno dato un esito positivo. In altre parole, su quattro aziende oggetto di controlli, tre sono risultate non in regola. Con una percentuale che, su base annua (confrontata cioè con il primo trimestre 2004) è cresciuta di tre punti percentuali: dal 71% al 74%. Per un totale di 199 milioni di euro di contributi evasi. E più si scava, più irregolarità si trovano: su un incremento del 36% per quanto riguarda le ispezioni nel comparto agricolo, le aziende in nero aumentano al 61% e i lavoratori non in regola al 68%. Così, a un aumento delle verifiche sul lavoro autonomo del 17%, si ha un corrispondente aumento dell’irregolarità che passa dal 68% all’81%.

              Sui 29.256 accertamenti dell’Inps, 18.815 sono stati effettuati nell’area manifatturiera, 1.236 nel settore agricolo, mentre 9.205 ispezioni sono state condotte nei confronti dei lavoratori autonomi. Su un totale di 20.411 lavoratori in posizione non regolare, la maggior parte (20.129) proviene dal settore manifatturiero e dal lavoro autonomo, mentre 282 lavorano all’interno di aziende agricole.

                Questi i risultati. Per quanto riguarda le aziende non agricole i contributi evasi sono stati pari a 154 milioni di euro, con una percentuale di irregolarità pari al 71%. Sono 1.032 le aziende in nero e 20.129 i lavoratori irregolari. Per l’area agricola, i contributi evasi sono stati superiori a 8 milioni di euro con una percentuale di irregolarità pari al 70%. Per ciò che riguarda invece il lavoro autonomo, i dati dell’Inps parlano di 36 milioni di euro sfuggiti alla legge.

                  Nel primo trimestre dell’anno – spiega ancora l’Inps – è proseguita l’attività sul controllo della sussistenza dei rapporti di lavoro. Che, nel settore industriale, ha portato all’annullamento di 10.355 rapporti di lavoro, concentrati soprattutto nel Sud (Puglia, Calabria e Sicilia), mentre nel settore agricolo all’annullamento di 205 rapporti di lavoro su 393 domande di prestazioni.

                    Dati poco rassicuranti insomma, espressione, secondo Beniamino Lapadula (Cgil), «dell’inefficacia delle politiche del governo, incapace di fronteggiare il fenomeno». Come la legge 383 che, in due anni, ha visto emergere meno di 4 mila lavoratori, fino ai vari condoni, e a quella moltiplicazione delle forme contrattuali, facile baluardo per chi voleva sottrarsi alle verifiche di sistema. «Una congiuntura di crisi è terreno fertile per il proliferare del lavoro nero – spiega Giorgio Santini, segretario confederale Cisl – e se non si interviene diventa una pratica per rimanere competitivi». «Per affrontare il problema però – aggiunge – occorrono politiche strutturate e non interventi spot». Punta invece il dito contro gli imprenditori Adriano Musi, segretario Uil, invitandoli ad essere i primi a imporre il rispetto delle regole, perchè «il sommerso equivale alla concorrenza sleale». In difesa delle aziende corre subito il ministro Maroni: «Non farei un processo alle imprese», afferma.