Italia, il Paese dei protestati

09/01/2006
    sabato 7 gennaio 2006

      Pagina 19 – Economia

      UN FENOMENO IN CRESCITA – I DATI ISTAT E DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE FOTOGRAFANO LE DIFFICOLTÀ DI FAMIGLIE E PICCOLE IMPRESE

        Italia, il Paese dei protestati

          Quattro miliardi di assegni a vuoto. L’Adusbef: la gente non ce la fa

            Luigi Grassia

              In Italia si accende un’altra lucetta rossa ad avvertire che il Paese si sta facendo via via più povero: aumenta il numero dei «protestati», cioè delle persone che non onorano i loro impegni di pagamento – assegni, vaglia cambiari e cambiali tratte. L’Istat ne ha contati ben un milione 688 mila 879 casi nell’ultimo anno del quale esistano dati completi, cioè il 2004, per un valore di 4 miliardi 144 milioni 866 mila euro. Facendo il rapporto fra i numero di protesti e la popolazione complessiva scopriamo che è il 2,9% e che su ogni cittadino, bambini compresi, pesa un debito inevaso di 71 euro. Fra le varie tipologie la più diffusa in assoluto è quella dell’assegno scoperto. Quanto al valore medio del «check» scoperto e protestato è di 4.205 euro.

                L’altra cosa interessante e negativa, nella mappa delle irregolarità stilata dall’Agenzia delle Entrate e ulteriormente elaborata dalla rivista telematica Fiscooggi, è che il fenomeno risulta in aumento rispetto al 2002 e al 2003.

                A meno di voler attribuire agli italiani un’accresciuta propensione a imbrogliare (che nel caso richiederebbe a sua volta una spiegazione) il sospetto più fondato è che non ci sia in giro un maggior numero di persone che non vogliono pagare ma semmai una schiera crescente che non può farlo, perché ha letteralmente finito i soldi.

                  Questa è l’opinione di Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef che è forse l’organismo dei consumatori più vicino al problema (la sigla significa Associazione degli utenti di servizi bancari e finanziari). «Dopo l’arrivo dell’euro e fino al 2004 – denuncia al telefono – c’è stato un trasferimento extra di risorse dalle tasche dei consumatori a quelle delle imprese, soprattutto le imprese che operano nei settori protetti, pari a 52 miliardi di euro. Nell’altro anno che è passato si può stimare che siamo saliti a 60 miliardi». Di conseguenza «non solo le famiglie, ma anche molte piccole imprese non riescono a pagare i loro conti. Si vedono tante pubblicità di cose che si saldano in due anni cominciando a pagare fra molti mesi, perché altrimenti molta gente non sarebbe in grado di comprarle». Lannutti parla di «scandalo dell’energia, dei superprofitti dell’Enel, dell’Eni, delle banche e delle Autostrade, che hanno aumentato alcuni pedaggi dell’8 o del 10%» e denuncia il governo che non si muove, ma rivendica di non avere tenerezze per la sinistra: «Sono stato io il primo a denunciare Consorte della Unipol per insider trading».

                    Numericamente gli assegni bancari rappresentano quasi il 32 per cento dei protesti (539.751) e circa il 50 per cento del valore (2.270.000.000 euro circa); quanto al valore medio dell’assegno scoperto e protestato, ammonta a 4.205 euro.

                      Facendo il paragone con gli anni passati si nota che nel 2004 il numero e l’importo dei protesti è aumentato sia rispetto al 2003 sia rispetto al 2002 (nel 2002 furono circa 1.680.000 per un valore di circa 3,5 miliardi di euro, nel 2003 poco più di 1.640.000 per circa 3,9 miliardi)

                        Diversificata la situazione nelle singole regioni. In valore assoluto, è la Campania a guidare la classifica degli importi più alti protestati (736.085.101 euro) seguita da Lombardia (697.104.240 euro) e Lazio (691.561.685 euro). Per numero dei protesti è invece in testa il Lazio (con 281.366) seguito da Lombardia (276.078) e Campania (258.393). In linea di massima le regioni più popolose sono le più rappresentate in classifica, e questo in fondo non sorprende.

                          Le banche non sono direttamente coinvolte (il cerino in mano resta a chi riceve l’assegno) ma il fatto che molte persone facciano debiti ai quali poi non fanno fronte si può riflettere anche sui conti degli istituti di credito, perché aumenta la probabilità delle cosiddette «posizioni incagliate». Tuttavia l’Abi assicura che l’entità del fenomeno non mette a rischio la solidità del sistema, inoltre «non abbiamo avuto sentore di una particolare evoluzione negativa, quindi per noi la situazione rientra nella fisiologia». Per le famiglie un po’ meno.