Italia, il paese dei contratti scaduti

13/01/2003


Lunedì 13 Gennaio 2003

QUANTO VALE LO STIPENDIO

Italia, il paese dei contratti scaduti

Otto milioni di lavoratori in attesa di rivalutazione del salario: trattative in alto mare

di MARCO SOLDINI

ROMA — L’Italia è al momento il paese dei contratti scaduti, e promette di restarlo a lungo. Oltre 8 milioni di lavoratori sono in attesa del rinnovo contrattuale per rivalutare i salari e recuperare potere d’acquisto. Un milione e 600 mila metalmeccanici, quasi tre milioni di dipendenti pubblici, circa altrettanti nel terziaro (turismo e commercio) e inoltre 270 mila lavoratori dei trasporti (fra marittimi, trasporto pubblico locale, ferrovie e trasporto aereo), 180 mila delle Poste e 50 mila delle assicurazioni.
Le trattative aperte sono ben poche. Il nodo principale riguarda il recupero del differenziale fra l’inflazione programmata nel Dpef (1,3% per il 2002 e 1,4% per il 2003) e il tasso ufficiale di inflazione reale (1,7% per il 2002, 2,5% per il 2003), ma riguardano anche le garanzie per i lavoratori precari e la questione dei diritti.

Metalmeccanici.
Il contratto nazionale è scaduto il 31 dicembre scorso. I lavoratori del settore rappresentano circa il 10% degli occupati italiani e la produzione costituisce da sola il 37% del totale manifatturiero (dati Federmeccanica). Le imprese sono circa 60 mila, con una forte presenza di aziende medio piccole (dimensione media di 27 dipendenti). Contratto scaduto (a luglio 2000) anche per i metalmeccanici al servizio delle imprese artigiane (autofficine, settore edile), circa 400 mila persone che che però lo rinnovano separatamente. Per ora Cgil, Cisl e Uil si muovono in ordine sparso. La Fiom Cgil chiede un aumento di 135 euro lordi mensili e, per la parte normativa, l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari dopo otto mesi di contratto a termine, il divieto di sostituire lavoratori a termine con altri precari a fine contratto, l’estensione ai co.co.co della normativa per malattia, infortunio, ferie e per giusta causa di licenziamento. La Uilm chiede 92 euro lordi e una revisione del sistema di inquadramento professionale datato primi anni settanta. La Fim-Cisl avanza la richiesta di 86 euro lordi e nuovo inquadramento professionale. Lunedì 20 Federmeccanica incontrerà i tre sindacati per ascoltare ufficialmente le loro rivendicazioni.
Pubblico impiego
. Fra i dipendenti pubblici si trovano insegnanti e personale non docente delle scuole (quasi un milione di persone), ministeri e agenzie fiscali (250 mila), ospedali (700 mila), comuni, province e regioni (600 mila), parastato (70 mila), università e ricerca (120 mila), vigili del fuoco e monopoli di Stato (40 mila). Per tutti il contratto è scaduto ormai da più di un anno. I soldi che il governo ha previsto con la legge Finanziaria sono giudicati insufficienti da Cgil, Cisl e Uil, anche se la distanza fra la richiesta e la disponibilità attuale è abbastanza ridotta: l’aumento previsto dal governo per lo statale medio è di 101 euro mensili lordi, quello voluto dai sindacati è di appena 8 euro in più. Il problema più difficile da risolvere però riguarda gli enti locali e la sanità, cioè circa la metà dei dipendenti pubblici. Per loro i soldi non ci sono proprio, e allo stato attuale sempra praticamente impossibile chiudere i contratti. In stato un po’ più avanzato la trattativa per la scuola, che può utilizzare le risorse risparmiate grazie alla riduzione delle spese. Così almeno ha detto il ministro dell’Istruzione, ora si tratta di capire se sia d’accordo anche il Tesoro.
Commercio
. Il settore (circa un milione e 600 mila dipendenti) è molto ampio e comprende attività di varia natura: dal piccolo negozio alla grande catena di ipermercati, dagli informatici alle agenzie matrimoniali. Ancora non vi sono piattaforme rivendicative ufficiali, ma i temi che sicuramente i sindacati porranno al centro della vertenza contrattuale per il commercio sono le garanzie per i lavoratori flessibili, la regolamentazione dei co.co.co., l’aumento dell’orario minimo per il part-time. Per quanto riguarda la parte economica, anche qui si presenta la questione del recupero dell’inflazione per il 2002 e il 2003. Inoltre sarà nell’ambito di questo contratto che si giocherà la partita della domenica lavorativa, già proposta dalla Confcommercio. Ma per la Cgil la proposta «non esiste proprio» come dice Marinella Meschieri che aggiunge: «La domenica rimane un elemento di straordinarietà e come tale va considerata economicamente e contrattualmente».
Turismo
. Il contratto è scaduto il 31 dicembre 2001. Gli addetti sono un milione 600 mila, ma sulle stime pesa il fattore stagionale che fa lievitare o diminuire di molto il numero dei lavoratori: a luglio arrivano a circa 2 milioni. Una piattaforma unitaria è stata presentata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Le trattative sono state interrotte nell’ottobre 2002, dopo la presentazione delle controproposte da parte dei datori di lavoro, respinte dai sindacati. Lo sciopero del 6 dicembre non ha sbloccato la situazione, anche se segnali di ripresa sono attesi per la prossima settimana. Le richieste contenute nella piattaforma riguardano principalmente il rafforzamento della contrattazione di secondo livello; la formazione; la creazione di assistenza sanitaria integrativa; l’adeguamento delle normative sui comportamenti di paga (il turismo è rimasto l’unico settore dove la maternità è ancora pagata all’80% e gli infortuni sul lavoro considerati malattia); un aumento retributivo di 85 euro mensili.
Trasporti
. Nelle aziende di trasporto pubblico locale, la richiesta delle tre confederazioni è di 106 euro mensili per il recupero dell’inflazione nel biennio passato e una riduzione di orario di un’ora, portando l’orario di lavoro settimanale a 38 ore (peraltro già applicato dalla gran parte delle aziende). Asstra (grandi aziende del trasporto pubblico) e Anav (aziende del trasporto privato) non hanno aperto le trattative, sostenendo che non ci sono fondi. Nelle Ferrovie (100 mila dipendenti) il contratto è scaduto da due anni ed è addirittura dal 1997 che non arrivano aumenti di stipendio. La piattaforma è stata presentata nel 2000 da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Sma-Confsal, Ugl. Per ora non sono quantificate con precisione le richieste economiche.
Poste
. Le trattative per il rinnovo sono ufficialmente cominciate giovedì 9 gennaio con una riunione fra Poste italiane e i sei sindacati che hanno firmato la piattaforma: Cgil, Cisl, Uil, Failp, Sailp, Ugl. Le principali richieste riguardano: modifiche alla normativa (si punta molto alla contrattazione di secondo livello), garanzie contro la precarizzazione. Sostanzialmente invariato l’impianto orario (36 ore settimanali) mentre per la parte salariale si chiede un adeguamento complessivo di +10,%, corrispondenti a circa 140 euro mensili.