“Italia-Germania” Altro che 35 ore, la nuova rivoluzione è la domenica lavorativa

15/02/2005

    martedì 15 febbraio 2005

      SIEMENS. L’ACCORDO DI PISA DEMOLISCE L’ANTICO TABÙ E ARRICCHISCE I DIPENDENTI DI 250 EURO AL MESE

      Altro che 35 ore, la nuova rivoluzione è la domenica lavorativa

      Di Ettore Colombo

        Lavorare meno, lavorare tutti. Riuscendo pure a guadagnare di più. Alla Siemens di Pisa impresa e sindacati si sono messi d’accordo con il consenso dei lavoratori: hanno deciso una piccola rivoluzione, liberare il tempo. Durante la settimana. Che vuol dire però lavorare anche di domenica. L’accordo prevede in sostanza, che, in cambio di investimenti in tre anni per 45 milioni di euro, gli impianti vengano utilizzati a ciclo continuo per tutti i sette giorni della settimana e per tutto l’anno, con l’eccezione di sei festività e del riposo feriale, con un orario a ciclo continuo e attraverso una turnazione a cinque squadre ma con la conseguente riduzione (complessiva) dell’orario di lavoro.

        L’accordo per ora è sperimentale, riguarda solo una cinquantina (per la precisione tre squadre da 16) di lavoratori sugli oltre 700 che producono iniettori per case automobilistiche nei due stabilimenti della Siemens Vto a Pisa, quelli di San Piero e Faglia, ma le tute blu alle dipendenze della multinazionale tedesca hanno già detto di sì in massa. Quasi l’80% di loro, infatti, ha votato a favore del referendum interno che i sindacati dei metalmeccanici gli hanno sottoposto prima di andare a firmare. La contropartita era allettante: 250 euro mensili in più, la riduzione dell’orario a 32 ore settimanali contro le 40 di media di un metalmeccanico e assunzioni in blocco di interinali. Per Marcello Casati, della Uilm locale si tratta di un «accordo unico e rivoluzionario», mentre – rassegnato alle critiche ma fermo nel difendere il valore dell’accordo – Cristiano Colombini della Fim Cisl spiega cosa c’è dietro una novità così singolare, per la categoria dei meccanici, gli ultimi irriducibili d’Italia che fino a ieri lottavano, proprio come i loro cugini d’oltralpe, per le 35 ore: «Eravamo l’unico stabilimento Siemens che ancora non adottava le regole che quella multinazionale mette in pratica nel resto del mondo.

        L’azienda ha fatto un ragionamento che, visto dalla loro parte, non fa una piega: adeguatevi anche voi o ce ne andiamo da un’altra parte. In questo modo la produzione resta qui, l’azienda è florida, lo dimostra rimpinguando la busta paga, ma anche intelligente: gli orari si liberano durante la settimana, anche se vuol dire lavorare sabato e domenica. In base ai turni, naturalmente».

        Curiosa fabbrica, quella della Siemens, dove i lavoratori stanno in camice bianco e non in tuta blu, che rassomiglia più a uno strumento di robotica avanzata che alle vecchie catene di montaggio della Fiat, dove le condizioni di lavoro, dal punto di vista ambientale come igienico e sanitario, sono ottimali, dove gli operai lavorano sodo ma ricordano più i tecnici specializzati che i metalmeccanici con i guanti sporchi. Colombini sostiene che l’accordo firmato è un unicum «non esportabile in altre realtà produttive e sociali», che vale solo «per la Siemens che sta nel Pisano e basta», ma poi riconosce che «con questo accordo cade un tabù, che, più che quello delle 35 ore riguarda il lavoro nei giorni festivi, da sempre considerati sacri».

        Anche in casa della Fiom (e della Cgil) si plaude: per il segretario della Fiom di Pisa Contino la novità è positiva perché «abbiamo ottenuto aumenti di stipendi, meno ore lavorative e nuove assunzioni» mentre il segretario regionale della Cgil, Luciano Silvestri, ne esalta la «flessibilità intelligente che si traduce in un modo alto per combattere il declino industriale». Proprio le sue parole però si sono attirate le ire del manifesto e della sinistra radicale toscana, che non ha preso bene la notizia dell’accordo. Anche dentro Rifondazione comunista, che ha appena lanciato la candidatura di un leader della Cgil locale, Luca Ciabatti, ex segretario della Funzione Pubblica e soprattutto ex iscritto ai Ds, a candidato alternativo al governatore Claudio Martini, candidato riproposto da tutta la Gad (escluso il Prc) alla guida della regione. In questo caso, a dire la verità, la colpa è tutta del centrosinistra locale, che ha rifiutato fino all’ultimo l’accordo con il Prc. Peccato, perché su 35 ore e flessibilità, almeno alla Siemens di Pisa, non avrebbero litigato.