«Italia ferma, insieme per il rilancio»

01/06/2005
    mercoledì 1 giugno 2005

      IN PRIMO PIANO – pagina 3

        «Italia ferma, insieme per il rilancio»
        Fazio: sviluppo a rischio, recuperare fiducia Utile il taglio Irap

        ROSSELLA BOCCIARELLI

        ROMA • « L’economia italiana presenta aspetti di criticità che potrebbero comprometterne, se non superati, lo sviluppo del medio termine » . Antonio Fazio torna a suonare l’allarme per quella sorta di fenomeno di bradisismo che, da almeno un decennio, affligge il sistema economico italiano, che permane anche quando il resto del mondo va alla grande, lo allontana progressivamente dai partner europei e quest’anno comporterà un incremento del Pil pari a zero e un deficit pubblico « dell’ordine del 4% » . E dopo aver chiarito, con dovizia di particolari, che se non si interviene ora per rimettere in moto la crescita dell’economia reale l’Italia si gioca il suo futuro di grande paese industrializzato, il Governatore fa appello al senso di responsabilità di tutti gli attori sociali: « L’Italia — ha ricordato ieri ai signori partecipanti, al termine delle sue Considerazioni finali— ha saputo affrontare e superare periodi difficili nella sua storia anche recente, grazie all’impegno dell’Amministrazione pubblica e delle istituzioni, alle iniziative della sua classe imprenditoriale, alla convinta partecipazione delle forze sociali » . Essenziale per Fazio è recuperare la fiducia, grazie a una sorta di " nuovo patto sociale" nel quale la politica, le istituzioni, gli imprenditori, le forze sociali e le banche riescano a convergere su « obiettivi realistici di interesse generale » .

        Di certo, la fotografia scattata nelle 34 cartelle di intervento ha toni piuttosto scuri. In primo luogo, per il forte contrasto con la dinamica economica nel resto del mondo: « Il prodotto mondiale — ricorda Fazio — è aumentato nel 2004 del 4% in termini reali. Ponderando le produzioni nazionali sulla base dei poteri d’acquisto, la crescita è del 5,1%, la più alta da oltre due decenni » . Nelle altre economie industriali, ha rilevato il Governatore, la crescita delle produttività ha più che compensato, negli ultimi anni, l’incremento delle retribuzioni: « Fanno eccezione, in Europa, la Spagna e l’Italia » . Poi Fazio applica lo zoom sulle performance dei nostri vicini di casa negli ultimi quattro anni.

        In Francia, ricorda, l’attività produttiva tra il 2000 e il 2004 è stata sostenuta dalla spesa delle famiglie; ma anche gli investimenti sono tornati a crescere nel 2004. In Germania la crescita nel quadriennio è stata molto stentata ( 0,7% in media l’anno), però è stata trainata pressoché per intero dall’export, che nell’arco di quattro anni è aumentato del 23%, accrescendo la quota sul mercato mondiale.
        Anche in Italia, osserva il Governatore, la crescita economica negli ultimi quattro anni è stata bassa: in media inferiore all’ 1 per cento. Ma, nel nostro caso, il tallone d’Achille si chiama perdita di competitività: la quota italiana sul mercato mondiale, misurata a prezzi costanti, è scesa al 2,9 per cento.

        Non basta: le difficoltà di competizione sono dovute, dice il Governatore, a un andamento fortemente divergente della produttività totale dei fattori tra il settore manifatturiero italiano e quello tedesco e francese ( che si è manifestato a partire dal ‘ 95): da allora, in termini di produttività del lavoro, l’Italia perde in media 2,5 punti l’anno rispetto a Germania e Francia.

        Nell’ultimo quadriennio, poi, la produzione industriale è aumentata poco in Francia (+ 1,2%) e non molto (+ 2,6%) in Germania; in Italia è scesa di tre punti percentuali. La conseguenza è che il costo del lavoro ponderato per le unità di prodotto è aumentato troppo in Italia (+ 12,6%), mentre in Germania e Francia cresceva rispettivamente del 2,8 e del 2,6 per cento.

        Fazio prosegue snocciolando cifre che documentano la crisi dell’attività industriale, sottolineando la perdita di terreno nei settori a tecnologia medioalta e l’arroccamento in quelli a tecnologia matura, che subiscono la concorrenza delle economie emergenti. Ricorda la bassa percentuale per la spesa in R& S e l’eccessiva frammentazione dell’attività produttiva. « La nostra economia sta attraversando una fase di difficoltà di crescita particolarmente acuta. La perdita di competitività ha carattere strutturale » . Da questo punto di vista, rimarca, la programmata riduzione dell’Irap può essere di grande aiuto per aumentare la competitività delle imprese.

        Altrettanto essenziale, secondo il Governatore, è che in una fase così delicata di transizione non manchi il sostegno del sistema creditizio. Le banche, in altri termini, non devono limitarsi solo a erogare il credito ma devono assecondare le nuove iniziative industriali nei settori a tecnologia avanzata e gli investimenti in R& S e promuovere la crescita dimensionale delle imprese. Ma la finanza, sottolinea Fazio, non può sostituirsi all’imprenditore nel perseguimento dell’innovazione, della progettualità, dell’innalzamento della produttività.

        Poi il Governatore passa ad esaminare la situazione della finanza pubblica che certo non migliora ma peggiora per effetto della bassa crescita. Negli ultimi quattro anni l’incidenza della spesa primaria sul Pil è aumentata di 2,2 punti percentuali; quella delle entrate è scesa dello 0,6. Il risultato è che l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche nel 2005 sarà dell’ordine del 4% del Pil, invece del 2,7% inizialmente previsto con la Rpp che si basava su un’ipotesi di crescita del 2,2 per cento. Che cosa dovrebbe fare, allora, la politica economica? « La correzione della tendenza della spesa pubblica corrente, il riordino dell’imposizione fiscale sulle imprese e sul lavoro, una decisa lotta all’evasione, una riduzione significativa del peso del debito— dice il Governatore — costituiscono la premessa per innalzare il tasso di sviluppo potenziale della nostra economia » .

        Nella maggioranza c’è chi, come l’udc Marco Follini, ha raccolto le sollecitazioni di Fazio, sottolineando che « serve un nuovo patto sociale » per affrontare la crisi profonda dell’economia. Un patto, ha detto Follini, « fondato prima di tutto sulla consapevolezza e responsabilità della crisi in cui ci troviamo » . Ma c’è anche chi, come il ministro leghista del Welfare Roberto Maroni, non condivide le sue analisi perché « le piccole imprese vanno aiutate e non demonizzate » .

          Secondo Maroni « occorre proteggere le pmi dalla concorrenza cinese e introdurre flessibilità sui cambi » . Quanto all’opposizione, l’ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, ritiene la relazione molto prudente e sulla difensiva, ma sostiene che in essa c’è un giudizio molto negativo sulla gestione della politica economica degli ultimi quattro anni.