Italia ed Europa la ripresa c’è ma la disoccupazione resta alta

09/08/2010

La ripresa, almeno a livello statistico, c’è. In Italia, in Eurolandia e negli Usa. E’ fragile e disomogenea. Lo dicono il presidente della Bce, Jean Calude Trichet, i dati del Pil diffusi dall’Istat. Lo sostengono il Fondo monetario internazionale e l’ufficio studi di Confindustria. Quello che non c’è invece è la creazione di posti di lavoro. «Se è vero che la Ue corre più del previsto – dice al Messaggero Mario Sarcinelli, banchiere, economista ed ex vice direttore generale della Banca d’Italia - è altrettanto vero che l’economia statunitense non va bene, che i posti di lavoro persi non sono stati recuperati e che, complessivamente, il tasso di crescita della produzione a livello globale si è abbassato, passando da una previsione del 3 al 2,5%». Il risultato è che a 3 anni dalla più grave crisi finanziaria della storia, quella scoppiata nell’agosto 2007 con i mutui subprime, il primo problema resta la disoccupazione. Una ferita profonda e dolorosa. Che proprio negli Usa stenta a rimarginarsi, visto che il tasso dei senza lavoro è fermo appena sotto quota 10%, nonostante i poderosi interventi voluti da Obama, il massiccio intervento dello Stato per salvare interi comparti produttivi. Del resto è proprio da qui, dalle banche americane, che è partito il virus che ha contagiato l’economia reale mondiale, facendo tremare i mercati. I famosi, anzi famigerati, prestiti subprime concessi a soggetti ad alto rischio, debitori che non sono stato poi in grado di ripagarli. Prestiti che sono stati a loro volta «impachettati» e rivenduti in giro per il mondo sotto forma di prodotti finanziari innovativi, ad alto rischio e alto rendimento. Circa mille miliardi di dollari «infetti», di derivati, comprati a piene mani con effetti devastanti.
Spiega ancora Sarcinelli: «sono proprio le crisi che hanno avuto una origine finanziaria ad essere le più lunghe e dure da superare, in media, secondo le analisi più recenti, si tratta di almeno 3 anni». Insomma, saremo quindi alla fine, al giro di boa.
Sia il Fmi che la Bce, negli ultimi studi pubblicati, non si fanno però troppe illusioni sulla ripresa del mercato del lavoro. Per questo sottolineano, pur con accenti diversi, che non siamo fuori dal tunnel. Anzi. «In Italia – dice ancora Sarcinelli – credo che ci saranno ancora degli assestamenti negativi sul fronte occupazionale. Ci vorrà ancora del tempo per la svolta. La ripresa procederà a piccoli balzi, a strappi».
Trichet condivide l’analisi e la estende a tutta l’Europa. Perchè l’Asia e i Paesi emergenti non sono ancora riusciti a compensare il calo della domanda americana.
In trentasei mesi – da quell’agosto 2007 – lo scenario è comunque radicalmente mutato. Certi eccessi della «finanza di carta» sono stati superati. E i governi europei hanno puntato forte al sostegno delle aziende, sollecitando le banche a fare uno sforzo massiccio in termini di finanziamento alle attività reali. Le Borse dopo una lunga fibrillazione, sembrano più quiete. A far sorgere qualche dubbio semmai è proprio la rapidità con cui si è placata la tempesta che infuriava sul nostro Continente.
La Grecia ha fatto grandi progressi, come ha sottolineato il Fmi, ma anche qui la politica di austerity avviata non potrà che incidere sulla domanda e penalizzare l’occupazione. Resta il rischio che altri debiti sovrani possano tornare di nuovo nel mirino della speculazione. Per ora i pronostici di una prossima rottura dell’euro, causa insolvenza dei paesi deboli, non si sono avverati.
«L’attenzione degli operatori finanziari – spiega Sarcinelli – però si sposta in fretta». E nulla può escludere che qualche nuovo fattore di instabilità, in Europa o nel mondo, possa essere preso a pretesto dalle scommesse della finanza. La lezione dei subprime, con l’immensa ricchezza bruciata, non è stata dunque ancora imparata? «I mercati – ribatte secco Sarcinelli – non hanno memoria. Le decisioni avvengono sul momento e non tengono conto del passato. Delle scottature avute, dei danni causati». In una giostra infinita in cui le guardie, le autorità di controllo internazionali, inseguono sempre i ladri, gli operatori più spregiudicati, per evitare guai e nuovi crolli dei mercati.
La cintura di salvataggio fino ad oggi ha funzionato, con gli stress test superati dalle banche e gli interventi dei governi a sostegno della stabilità. «E’ in atto un grande sforzo per monitorare il rischio sistemico – conclude Sarcinelli – per prevedere le situazioni di difficoltà». Speriamo sia sufficiente.