Italia campione del sommerso è in nero un quarto del Pil

29/04/2002


 
Pagina 13 – Economia
 
IL CASO
 
I dati del Fondo monetario assegnano a noi e alla Grecia il record tra i Paesi industrializzati
 
Italia campione del sommerso è in nero un quarto del Pil
 
 
 
A rilento la emersione che il governo ha incentivato: fino a marzo 430 lavoratori
Campania, Sicilia e Lazio le regioni che più hanno "legalizzato" imprese
 
ROBERTO PETRINI

ROMA – Più di un quarto dell´economia italiana è «in nero»: sommersa, lontana dalle leggi e dai controlli del fisco. E´ il pesante verdetto cui è giunto uno studio del Fondo monetario secondo il quale il 27 per cento del nostro Pil è sotto traccia. Una quota che – con l´eccezione della Grecia che viaggia sul 30 per cento – ci consegna il primato fra i paesi Ocse. Lo studio fa riferimento agli anni 1999-2001 e fa notare come il fenomeno sia cresciuto soprattutto negli anni ’90 coinvolgendo anche stati «ricchi» come quelli scandinavi. Più basso invece il livello degli Usa, della Svizzera e dell´Austria, tutti sotto il 10 per cento del Pil.
In Italia dunque, secondo l´Fmi, lavorerebbe in nero fra il 30 e il 48 per cento della intera forza lavoro: un fenomeno in espansione cui la politica del governo ha cercato di porre rimedio. Ma fino ad ora pare che la cura abbia fatto «flop». Dati raccolti dai sindacati avevano sparso molti dubbi sulla riuscita dell´operazione emersione lanciata con il disegno di legge dei «cento giorni» nel luglio dello scorso anno e che, secondo le stime del governo, avrebbe dovuto far emergere 900 mila lavoratori e procurare un gettito pari allo 0,3-0,5 per cento del Pil. Nonostante le numerose proroghe che hanno portato a prolungare di circa un anno (dalla 30 novembre 2001 al 30 novembre 2002) i termini per beneficiare degli sconti fiscali e previdenziali e della sanatoria pagando l´8 per cento, il sommerso non emerge.
Le cifre sono state comunicate dallo stesso ministro Tremonti rispondendo nei giorni scorsi ad una interrogazione di Giorgio Benvenuto, ex presidente della Commissione Finanze della Camere. Il bilancio al 12 marzo dell´operazione sommerso vede un totale di 159 aziende emerse, per 430 lavoratori. Il documento contiene anche i dati disaggregati per regione: a Campania è quella che più ha beneficiato delle opportunità con 24 aziende emerse per un totale di 114 lavoratori, seguono la Sicilia, 20 imprese e 47 lavoratori e il Lazio, 19 aziende e 33 lavoratori. Se il bilancio è magro in testa alla classifica figuriamoci in coda. In Abruzzo, Sardegna e Trentino sono rientrate nella legalità 9 aziende, tre per regione per 23 lavoratori. Il governo con l´ultima versione del decreto che è stato approvato ricorrendo alla fiducia ha cercato di correre ai ripari. La nuova versione, ad esempio, cerca di dare garanzie d´anonimato a coloro che vogliono saggiare il terreno per verificare se è conveniente o meno uscire allo scoperto. Così è stato istituito un ruolo per il sindaco che potrà accogliere un piano individuale di emersione, valutarlo e dare un sostanziale semaforo verde. La modesta affluenza di adesioni costituisce anche un problema per la finanza pubblica: la Finanziaria infatti contava di reperire un miliardo di euro di gettito per il 2002 mentre al marzo di quest´anno erano affluite nelle casse solo 4 milioni di euro. Il meccanismo dell´emersione prevede una sanatoria fiscale e contributiva attraverso il pagamento dell´8 per cento del costo del lavoro per ciascuno degli anni pregressi e mette al riparo per accertamenti fino a tre volte quella cifra. Una volta emersi esiste un percorso di favore: a fronte del 36 per cento di Irpeg si paga una imposta sostitutiva del 10 per cento il primo anno e fino al 20 per il terzo anno. Analogo percorso per contributi previdenziali e ritenute Irpef per i lavoratori .