Italia bocciata anche dall´Fmi

14/04/2005

    giovedì 14 aprile 2005

    Pagina 9 – Economia

    IL DOCUMENTO
    Se non ci saranno interventi correttivi il deficit-Pil quest´anno arriverà al 3,5%. Siniscalco in missione con le banche d´affari
    Deficit in aumento, crescita lenta
    Italia bocciata anche dall´Fmi
    Il Fondo: le politiche in atto per raggiungere l´obiettivo del 2005 non sono sufficienti
    "Operazione fiducia" del ministro dell´Economia con la comunità finanziaria

      DAL NOSTRO INVIATO

        WASHINGTON – Dopo la Commissione Ue, anche il Fondo monetario mette l´Italia sul banco degli imputati: quest´anno, senza correzioni, il deficit-Pil del paese arriverà al 3,5%, ben al di là dei limiti di Maastricht e degli obiettivi del governo. «Anche eliminando gli effetti del ciclo economico e la contabilizzazione di alcune poste da parte di Eurostat, il deficit si sta muovendo in direzione sbagliata», sottolineano gli esperti dell´Fmi. Perciò, una sua riduzione è «essenziale» e deve essere realizzata «senza le una tantum, come è stata la norma finora». Inoltre, servirà a «ristabilire la fiducia del mondo degli affari».

        Ed è proprio questo l´obiettivo del ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco che, nel massimo riserbo, ha già avuto contatti a Roma con l´agenzia di rating Moody´s e oggi, a New York, incontrerà le principali banche d´affari e i Fondi d´investimento, prima di approdare a Washington dove avrà una serie di incontri bilaterali con i leader degli altri paesi e con il commissario Ue, Luis Michael. L´operazione-fiducia mira a tamponare l´effetto negativo del «processo» ai conti pubblici da parte delle autorità europee. Al tempo stesso, il ministro cercherà di convincere la comunità finanziaria internazionale che il governo vuole correggere il deficit, con tagli alle spese e «misure strutturali», ancora ieri invocate dall´Fmi, senza mettere in piedi quella che lui stesso scongiura, cioè una «Finanziaria elettorale». Colpisce a questo proposito una frasetta dell´economista dell´Fmi, Raghuram Rajan, che riguarda tutti ma calza a pennello pure per l´Italia: il risanamento è urgente, «il tempo scorre, i mercati non possono aspettare fino alle prossime elezioni».

        Per Siniscalco, la missione newyorkese è una novità. Solo una volta, qualche mese fa, aveva incontrato a Londra le principali agenzie di valutazione del credito. In ogni caso, la trasferta Usa del ministro non sarà facile. Quel 3,5% di deficit, calcolato dal Fondo pesa come un macigno sulle spalle del paese, inchiodato ad una crescita striminziata dell´1,2%. Ancor più se, al dato, si sommano le critiche di Bruxelles. Il domani poi, è buio: 4,3% di deficit e 2% di crescita, secondo le ultime stime Fmi, peggiori di quelle dello scorso settembre. «Il governo italiano punta quest´anno ad un deficit del 2,7%», ricorda David Robinson, vicedirettore per la ricerca, «ma le politiche in atto non sono sufficienti a raggiungerlo». Positivo il giudizio sulla riforma delle pensioni; migliorano inflazione e disoccupazione; peggiora l´export.

          Più in generale, tutta Eurolandia soffre di uno sviluppo modesto (appena l´1,6%) e il vecchio Continente è al traino di Usa e Cina, in crescita rispettivamente del 3,6% e dell´8,5. Europa e Giappone in qualche maniera frenano l´economia mondiale, il cui sviluppo continua ancora al ritmo del 4,3% (nel 2006 4,4) ma in modo squilibrato e condizionato dal rischio-petrolio: eventuali nuovi rincari dei prezzi, potrebbero avere un «impatto marcato» sullo sviluppo anche perché è incerto il corso del dollaro. Nel mirino, oltre all´Italia, c´è la Germania con un Pil allo 0,8% e deficit al 3,5; va meglio la Francia che cresce al 2% con un disavanzo al 3,1%. Segue un avvertimento: in materia di tassi, la Bce deve lasciare aperte tutte le opzioni. Quanto alla riforma del Patto di stabilità «non ha rafforzato» gli incentivi a risanare i conti pubblici, «il tallone d´Achille delle politiche fiscali in Europa». Infine, l´Argentina: deve venire incontro ai creditori privati che non hanno accettato l´ultima offerta di rimborso dei bond.