Italia al top per l’aumento degli occupati

10/07/2002


Mercoledí 10 Luglio 2002



Secondo il rapporto dell’Ocse le performance previste per il 2002 e 2003 (+3,5% per i prossimi due anni) sono le migliori in Europa
Italia al top per l’aumento degli occupati
Restano i nodi strutturali: la disoccupazione giovanile è inferiore solo a quella della Polonia

Vittorio Da Rold

MILANO – Buone notizie sul fronte occupazionale per l’Italia. Il nostro Paese si colloca nelle primissime posizioni della speciale classifica redatta fra i Paesi industrializzati dell’area Ocse quanto ad incremento percentuale del numero degli occupati, con riferimento al 2002 e all’anno prossimo. È quanto risulta dalle voluminose statistiche (un corposo studio di 335 pagine complessive) rese note ieri a Parigi nella sede dal l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Per il 2002 il tasso di crescita degli occupati in Italia è infatti stimato dagli economisti Ocse nell’ordine dell’1,5%, destinato a salire al 2% nel 2003. La performance relativa all’Italia è la migliore in Europa, superiore addirittura a quella spagnola che si deve accontentare di una "modesta" crescita dell’1,2% per il 2002 e dell’1,8% per il 2003. Meglio anche degli Usa che invece mettono a segno una diminuzione (-0,4%) del numero degli occupati nel 2002 per poi riprendersi nel 2003 con un aumento dell’1,4 per cento. A livello di tasso di disoccupazione le cose non cambiamo per l’Italia che quest’anno dovrebbe attestarsi su un ottimo 9,1%, in netto calo rispetto al 9,6% del 2001. Non basta. Nel 2003 l’Ocse prevede che si scenderà ulteriormente fino al 9 per cento. L’Italia inoltre è l’unico Paese della Ue in cui quest’anno il tasso di disoccupazione è destinato a scendere in maniera significativa rispetto al l’anno scorso. Se le previsioni degli economisti dell’Ocse dovessero confermarsi, il tasso di disoccupazione nel nostro Paese quest’anno risulterebbe inferiore ad esempio a quello della Francia (passata dall’8,7% nel 2001 al 9,2% del 2002), della Turchia (dall’8,4% al 9,2%) e Spagna (dal 10,5% al 10,7%). Madrid deve mettere in conto per la prima volta un aumento dopo anni di cali ininterrotti che l’avevano vista passare dal 16,2% come media del decennio 1989-1999 al 10,5% del 2001. Un dato negativo per l’Italia riguarda i giovani: nonostante il significativo miglioramento della situazione occupazionale nel nostro Paese, Roma si trova in pratica all’ultimo posto fra i Paesi industrializzati per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. Il tasso di senza-lavoro giovani (età dai 20 ai 24 anni) corrisponde in questo caso al 29,5% della popolazione attiva, superato soltanto dal 37,5% della Polonia che però ha un tasso di disoccupazione del 19,6% complessivo. Non confortano neppure i dati sulla disoccupazione di lunga durata, quella oltre i 12 mesi. Ne soffre il 30% dei lavoratori dell’area, ma in Italia, Belgio, Grecia, Irlanda, Repubblica slovacca e Germania, la percentuale supera il 50%. In Italia – scrive l’Ocse – oltre la metà dei disoccupati che usufruisce di un sussidio ne fa richiesta per l’anno seguente e un quarto di essi anche cinque anni dopo. Inoltre va segnalato che Italia, Grecia, Spagna e Messico sono i Paesi che presentano il più alto divario tra l’occupazione maschile e quella femminile. Secondo la fotografia Ocse in questi Paesi il gap è pari al 25% e la percentuale di donne che lavorano si attesta al 40% appena. La Svezia è invece come è ormai tradizione il Paese dove la percentuale di donne occupate è più vicina a quella degli uomini. A livello più generale l’Ocse ritiene che il 2002 sarà una sorta di "annus horribilis" della disoccupazione. Il rallentamento del l’economia mondiale si tradurrà per i Paesi maggiormente industrializzati in una cifra record di disoccupati pari a 35,6 milioni, 2,7 milioni in più rispetto al 2001 e rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Nel 2003 però i disoccupati Ocse dovrebbero scendere a 34,9 milioni. Solo in Europa occidentale i senza lavoro saranno 20,4 milioni, in linea con la media degli ultimi dieci anni ma che dovrebbe calare, anche in questo caso, a 20,2 nel 2003. Il Rapporto rileva come «la crescita dell’occupazione sia stata molto bassa nel 2001 e si attende ancora in calo nel 2002». «Il ritmo dell’occupazione – prevede l’Ocse – si riprenderà solo nel 2003 con un numero di disoccupati che scenderà a 34,9 milioni. Il rapporto sottolinea come il fenomeno disoccupazione si è fatto sentire soprattutto negli Usa dove l’occupazione nel 2002 registrerà una contrazione dello 0,4% dopo quella dello 0,1% del 2001 e dove i disoccupati saliranno quest’anno a 7,9 milioni, al di sopra dei 7,5 milioni della media dal 1989 al 1999. L’Ocse, che sottolinea il miglioramento dello scenario occupazionale nell’ultimo decennio (nel 1993 il tasso di disoccupazione era all’8% e nel 2002 si attesterà al 6,9%), non lascia tuttavia spazio a un allentamento degli sforzi per le riforme del mercato del lavoro e di quelle strutturali. Dopo l’analisi l’Ocse conclude con una raccomandazione: l’Organizzazione chiede agli stati membri di dire basta alla pratica dei pensionamenti anticipati per risolvere il problema dei settori in crisi. L’azione è «essenziale» per fare in modo che l’invecchiamento della popolazione non abbia un impatto negativo sulla crescita e sul tenore di vita.