“Italia al palo, subito le riforme”

03/04/2003
         
         
        Pagina 33 – Economia
         
         
        Le raccomandazioni Ue nei Grandi Orientamenti di politica economica 2003-2005. Meno spese per tagliare imposte
        "Italia al palo, subito le riforme"

        Bruxelles: azioni rapide su conti pubblici, pensioni e lavoro
                "Deficit al 2,2-2,3% del Pil nel 2003 e oltre il 3% l´anno prossimo"


                LUIGI MAYER

                ROMA – Il basso potenziale di crescita dell´Italia resta nell´insieme il «principale problema del paese», che paga l´«ancora irrisolta condizione delle finanze pubbliche», i persistenti gap regionali in materia di occupazione, l´insufficiente produttività (soprattutto nei servizi) ed i bassi livelli di investimenti in ricerca e sviluppo.
                E´ la preoccupata diagnosi di fondo su cui la Commissione europea fonda una serie di 11 raccomandazioni al governo Berlusconi nei Grandi Orientamenti di politica economica (GOPE) per il 2003-2005, che saranno approvati l´8 aprile a Bruxelles insieme alle previsioni di primavera. La bozza dei GOPE – il più importante documento di indirizzo delle politiche economiche in sede Ue, che dovrà poi essere approvato dai ministri Ecofin e poi dai leader dell´Unione – è ormai pronta. Il testo firmato dagli economisti del commissario Pedro Solbes, ancora soggetto a qualche limatura, prende le mosse da una congiuntura «assai più debole del previsto» e passa in rassegna le sfide dell´economia europea nei prossimi anni. Poi è la volta delle raccomandazioni specifiche ai singoli paesi, e nelle cinque pagine dedicate all´Italia i richiami non mancano.
                La finanza pubblica è un capitolo immancabile. La Commissione – che nelle sue nuove previsioni stimerà al 2,2-2,3% del Pil il deficit 2003 dell´Italia contro l´obiettivo dell´1,5% del programma di stabilità e sopra il 3,0% nel 2004 a politiche invariate – insiste per una maggior disciplina di bilancio a «tutti i livelli di governo»: il federalismo «richiederà ulteriori misure per chiarire ed applicare la responsabilità fiscale». Bruxelles stigmatizza nuovamente i livelli «sostanziali di vendite degli immobili e l´ampio ventaglio di condoni fiscali varati negli ultimi anni»: è vero che questi provvedimenti hanno impedito che il deficit italiano superasse il tetto del 3,0% (come è accaduto per Germania e Francia), ma hanno anche «rimpiazzato azioni più fondamentali». L´Italia è dunque chiamata ad una riduzione del disavanzo strutturale di «almeno lo 0,5% del Pil all´anno» fino al raggiungimento del pareggio di bilancio. Le misure una tantum dovranno essere «sostituite da altre di natura più permanente». Ed ogni riduzione aggiuntiva delle imposte andrà finanziata «attraverso tagli strutturali della spesa primaria».
                La Commissione spinge per un´»accelerazione nella discesa del rapporto debito-Pil» (ancora sopra il 100%) in modo da «assicurare un ritmo di diminuzione sufficiente verso la soglia del 60%». L´elevato debito pubblico limita infatti in modo molto forte la politica di bilancio, rendendo necessari «surplus primari dell´ordine del 5% del Pil per un lungo periodo». La sostenibilità delle finanze pubbliche italiane a fronte dell´invecchiamento della popolazione e´ tutt´altro che garantita: la spesa previdenziale e sanitaria crescerà ancora nel prossimo decennio, esponendo il sistema a rischi di «significativi squilibri finanziari». Ecco dunque rilanciata da Bruxelles la sollecitazione ad adottare «ulteriori misure per affrontare i nodi critici del sistema pensionistico pubblico, in particolare il lungo periodo di transizione verso il nuovo sistema contributivo, e per promuovere i fondi pensione integrativi privati». Dall´esecutivo Ue giunge infine un nuovo invito a proseguire le riforme del lavoro: «I sistemi di contrattazione salariale non sono sufficientemente flessibili per tenere in conto le differenze di produttività a livello regionale».