Italia, 2006 in crescita del 2%

15/02/2007
    mercoledì 14 febbraio 2007

      Pagina 25 – Economia & Finanza

      L’ESULTANZA DI PRODI. NEL QUARTO TRIMESTRE SUPERATI USA, GERMANIA E GRAN BRETAGNA

        Italia, 2006 in crescita del 2%

          STEFANO LEPRI
          ROMA

            Al di là delle speranze: nel 2006 l’economia italiana è cresciuta del 2%, dopo anni di stagnazione. La stima preliminare del prodotto lordo, comunicata ieri dall’Istat, mostra un balzo nell’ultimo trimestre, +1,1% rispetto al trimestre precedente. Un risultato che non si vedeva dal ’99 e che, tra ottobre e dicembre, ha permesso all’Italia di superare Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel 2006 per la prima volta la produzione industriale è aumentata dopo 5 anni in cui era diminuita; le esportazioni hanno ripreso a crescere in quantità. Entrando nel 2007 appare qualche segno di rallentamento, ma sulla base dei dati 2006 un +1,2% di crescita per quest’anno è matematicamente acquisito, l’Isae pronostica +1,5-1,6%.

            Tutta l’Europa si è rimessa in marcia l’anno scorso, alla media del 2,7% dell’area euro, del 2,9% in tutta l’Unione. Da noi, si aprono maggiori margini per l’azione del governo. Ma in quale direzione? L’ala riformista della coalizione è partita subito all’attacco: se la crescita migliora i conti, appena possibile si dovranno ridurre le tasse. L’ala sinistra ribatte proponendo di aumentare le spese, o per il welfare, o per altro. Prodi è prudente: per ora la priorità resta risanare i conti dello Stato, più in là «se questi dati durano allora si può pensare a una diversa strategia economica».

            Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa rivendica il merito della crescita: «la politica economica del governo, la legge finanziaria e le riforme intraprese stanno producendo i loro effetti». E’ l’opposto della tesi sostenuta dal centro-destra, secondo cui i meriti del 2006 vanno attribuiti a chi ha governato prima e non ai «pochi mesi» del governo Prodi (il senatore di An Mario Baldassarri vede anche una «clamorosa smentita delle tesi precedenti della sinistra sul declino dell’Italia»). Replicando alla Cdl, il presidente del Consiglio sottolinea che il balzo è avvenuto soprattutto «nell’ultima parte dell’anno». E’ probabile che il responso finale dell’Istat, atteso per il 1° marzo, dopo l’aggiustamento per il diverso numero di giorni lavorativi riduca l’incremento all’1,9%, sempre sufficiente a giustificare il «mai così bene dal 2000» di Prodi. La Confindustria avverte che nel 2007 «la crescita sembra proseguire, sebbene a ritmi più moderati». «Appena ci saranno le condizioni strutturali, credo tra non molto, potremmo dare un segnale nella direzione della riduzione delle tasse», esulta il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani; nello stesso senso si pronunciano altri esponenti riformisti o moderati della coalizione.

            Più crescita significa, in teoria, maggiori entrate fiscali; se il Pil 2007 salisse dell’1,6%, rispetto all’1,3% fin qui previsto, almeno un miliardo di euro in più. Ma l’analisi delle entrate 2006 si fondava già su una crescita del Pil all’1,9%, fanno notare al ministero dell’Economia; per il 2007 non c’è ancora nulla che consenta di mettere in conto entrate più alte di quelle scritte nella legge finanziaria, dove già compaiono 8 miliardi da recupero dell’evasione.

            E sulla strada delle liberalizzazioni esorta a proseguire, da Parigi, l’Ocse, che dà un giudizio molto positivo sul «pacchetto Bersani».