Italia: 1.400 omicidi bianchi

29/04/2005
    venerdì 29 aprile 2005

      infortuni

        Italia: 1.400 omicidi bianchi
        Un costo umano inaccettabile

          Felicia Masocco

          ROMA. Le denunce di infortuni sul lavoro sono in calo, nel 2004 sono state 940mila, l’1,4% in meno rispetto all’anno prima. Si sono avuti anche meno morti, se ne contano 1.400, in diminuzione dell’1,3%, ma sono sempre quasi quattro morti al giorno. Questo dice l’Inail che non nasconde i costi umani elevatissimi, né quelli economici pari a 28 miliardi di euro all’anno. Premesso che lo “zoccolo” dei 1.400 morti «è inaccettabile» e che il tema della sicurezza «va inserito tra le priorità del Paese», il vertice dell’Inail sottolinea con ottimismo il miglioramento delle tendenza, un ottimismo che i sindacati non condividono né lo fa l’Anmil, l’associazione degli invalidi sul lavoro che contesta le cifre fornite ieri dal direttore dell’Istituto Maurizio Castro. Si tratta di dati provvisori ed estremamente grezzi, come ha fatto notare la segretaria confederale della Cgil Paola Agnello Modica, «manca ad esempio il dato sulle denunce nei primi giorni di lavoro che nasconde attività sommerse -ha rilevato- e non si “leggono” le dinamiche dei precari, i cui infortuni vengono spesso fatti passare per malattia». Le cifre dell’Inail hanno tutte il segno «meno» ad eccezione dei lavoratori extracomunitari: il numero di infortuni è salito del 7%, le denunce sono state 115mila, i casi mortali 164. Va male anche per gli interinali che mantengono un indice di incidenza superiore a quello medio nazionale e pari a circa 75 casi per mille occupati. Il quadro completo non si avrà prima giugno perché nel calcolo devono essere compresi anche i decessi avvenuti entro 180 giorni dalla fine dell’anno. Ma è proprio nella forbice provvisorio-definitivo che si inseriscono le critiche dell’Anmil per la quale gli infortuni sono in aumento, anche nel 2004. In pratica -spiega il presidente Pietro Mercandelli- le cifre provvisorie del 2004 sono state comparate dall’Inail con quelle definitive del 2003 e quindi il confronto è tra dati disomogenei. L’Anmil ha messo a confronto i dati provvisori diffusi ogni anno con quelli definitivi, consolidati dopo i 180 giorni: nel 2001 gli infortuni mortali riportati provvisoriamente erano 1.408, quelli consolidati sono stati 1.531; nel 2002 i provvisori erano 1.361, i definitivi 1.461; nel 2003 a fronte dei 1.311 iniziali, il bilancio finale è stato di 1.418. «Il dato provvisorio del 2004 risulta molto più elevato (89) morti rispetto al dato corrispondente del 2003 e appare realistico ritenere, sulla base del trend storico, che col passare dei mesi saranno superati i 1.418 morti del 2003». Mercandelli dice quindi di «non comprendere l’ottimismo che si vuole diffondere». Tornando all’Inail, il settore con il numero più alto (300) di infortuni mortali è quello delle costruzioni, ma se si considera la frequenza il primato va ai trasporti (200). La regione con la percentuale più alta è la Lombardia (il 16,9%); il settore in cui si è avuto il calo più robusto è l’agricoltura con -3,2%.