Istituti di vigilanza: l’Antimafia indaga

05/03/2001

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Istituti di vigilanza
l’Antimafia indaga
"Cosche infiltrate"

Alla ‘ndrangheta pistole e giubbotti antiproiettili

MARCO MENSURATI


Dai gorilla ai vigilantes. La mafia ha alzato il tiro. E dopo aver preso il controllo di parecchi servizi di «security notturna» della città, ha infilato i suoi tentacoli nel particolare mondo degli istituti di vigilanza privati.
Il velo sulle ultime oscure manovre milanesi della criminalità organizzata è stato sollevato nei giorni scorsi dalla direzione distrettuale antimafia. Alla base di tutto ci sono gli inattesi risvolti di una recentissima inchiesta sul riciclaggio condotta dal pubblico ministero Laura Barbaini. Partita dal duplice omicidio davanti alla discoteca Scream, investigando a fondo sui patrimoni e le frequentazioni degli iscritti al registro degli indagati, la Barbaini ha individuato un’attenzione quasi morbosa riservata dagli esponenti dei clan alle società di vigilantes. Secondo l’accusa – che negli ultimi tempi ha moltiplicato i controlli – quello degli sceriffi privati è un vero e proprio pozzo inesauribile. Controllando quel settore, la mafia può contare su un arsenale di dimensioni rispettabilissime. Le dotazioni regolamentari dei vigilantes, comprendono pistole e giubbotti antiproiettile, distintivi e automobili. Tutto materiale che sarebbe ora a disposizione dei vari gruppi. Gli stessi agenti di sicurezza, poi, nei casi estremi finirebbero per costituire un piccolo esercito al servizio dei boss.
L’aspetto più importante garantito dal controllo delle agenzie di sicurezza è quello delle informazioni. I vigilantes sarebbero in grado di fornire al quartier generale dei clan la mappa più aggiornata su tutti i punti «sensibili» della città e sui sistemi di sicurezza che li proteggono.
Lette alla luce di questa nuova e segretissima inchiesta della distrettuale milanese, assumono tutto un altro spessore anche le parole rivolte dal procuratore aggiunto Ferdinando Pomarici alla commissione del Csm, arrivata pochi giorni fa a Milano per indagare sui rapporti tra criminalità organizzata e mondo economico nel Nord Italia. Dalla relazione fatta da Pomarici quel giorno era infatti trapelata una certa preoccupazione per l’espandersi delle associazioni criminali nei settori del facchinaggio e delle agenzie di sicurezza. «Si tratta di fenomeni emergenti che preoccupano non poco», aveva detto. Oggi si capisce il perché.