“Istat” Occupazione, anno da boom

22/03/2007
    giovedì 22 marzo 2007

    Pagina 8 – Economia

    Occupazione, anno da boom

    I contratti atipici e gli stranieri tirano la volata. Disoccupati ai minimi dal 1993

      PAOLO BARONI
      ROMA

      Boom dell’occupazione nel 2006, dei lavoratori stranieri e dei contratti flessibili. La fotografia scattata ieri dall’Istat parla di ben 425 mila posti creati l’anno passato (+1,9%), che fanno salire il tasso di occupazione al 58,4% a quota 23 milioni. In parallelo il tasso di disoccupazione scende dal 7,7 al 6,8% e si colloca ai livelli più bassi dal 1993, da quando cioè esistono dati comparabili. La crescita è dovuta innanzitutto all’aumento dei posti a tempo determinato, che pesa per il 46%, e a quella dei lavoratori stranieri impiegati a tempo indeterminato (28%). In quest’ultimo caso si tratta di 178 mila occupati in più: 98 mila uomini e 80 mila donne. Il Nord cresce del 2% (+226 mila unità, di cui 113 mila stranieri), il Centro del 2,1% (+94 mila), il Sud dell’1,6% (+105 mila). Nonostante il calo di due punti, al 12,2%, i senza lavoro nel Mezzogiorno sono ancora il doppio del Centro (6,1%) e più del triplo della media della regioni settentrionali (3,9% il Nord Ovest, 3,6% il Nord Est). Un dato molto pesante che spinge sempre più persone a rinunciare a cercarsi un lavoro e aumenta il numero degli inattivi (saliti dello 0,9% a 6,47 milioni), che quindi non vengono più classificati come disoccupati.

      Governo e centrosinistra, pur senza esagerare nei toni, attribuiscono questi risultati alle misure adottate negli ultimi dieci mesi. Dati «buonissimi» li definisce il ministro del Lavoro Cesare Damiano. «Da una parte il Paese cresce – spiega – dall’altra la nostra battaglia contro il lavoro nero sta portando i primi risultati di stabilizzazione». L’opposizione la pensa in tutt’altro modo. Per Isabella Bertolini e Renato Brunetta di Forza Italia l’aumento dell’occupazione «è tutto opera dei governi presieduti da Berlusconi» e soprattutto della legge Biagi.

      In effetti, analizzando in dettaglio le cifre, si nota che i posti a tempo pieno sono aumentati di 268 mila unità (+1,4%), ma quelli a tempo parziale hanno fatto un balzo del 5,4% crescendo di 157 mila unità. Significativo anche il dato dell’occupazione temporanea: l’Isae parla di un +9% (191 mila unità) che porta l’incidenza sul totale al 13,6%, ad un passo dalla media europea (16%). Molto alto il dato del part-time femminile: oggi una donna su quattro è assunta con questo tipo di contratto. Per quanto riguarda i settori: bene agricoltura (+0,5%), costruzioni (+1,4%) e servizi (+0,2%), male l’industria che perde lo 0,2%.

      Alla vigilia dell’apertura dei tavoli della concertazione il rapporto Istat ieri ha riacceso il dibattito sulla legge Biagi. «Il dato clamoroso sulla disoccupazione – spiega Gianni Alemanno di An – è un ulteriore segnale del successo dello politiche occupazionali impostate dal governo Berlusconi ed un motivo in più per non consentire al centrosinistra di smantellare la legge Biagi». Spiega l’ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi (Fi): «Grazie ai nuovi contratti di apprendistato, le nuove modalità del part-time ed i contratti a termine il mercato del lavoro italiano è molto più inclusivo del passato. La sinistra non può non tenerne conto».

      Secondo i sindacati il problema della precarietà, invece, resta tutto. «Grazie alla ripresa – nota Luigi Angeletti, Uil – si sono creati più posti di lavoro, ma non va dimenticato che molti sono sottopagati». Per questo dalla Cgil all’Ugl chiedono nuovi interventi al governo. «Bisogna sostenere la crescita produttiva – sostiene fulvio fammoni della cgil – ma anche introdurre norme per la buona occupazione».