Istat: Nord più ricco al supermercato

23/05/2002





Nord più ricco al supermercato
ROMA – Più consumi e più disuguaglianza nelle famiglie italiane. Il Rapporto annuale Istat, presentato ieri, rivela che la spesa media mensile della famiglia è di 2.178 euro. Ma tra le due Italie c’è una differenza di 663 euro: più ricco il Nord-Est, con una spesa media di 2.520 euro contro i 1.857 euro del Mezzogiorno, che scendono a 1.721 nelle isole. Dal ’97 al 2000 la spesa media è aumentata del 7,6%, ma l’effettivo incremento è dell’1,5%: il resto è da attribuire all’inflazione. Quasi due terzi della spesa (il 63%) sono destinati a trasporti, alimentazione, comunicazione e casa: l’abitazione da sola pesa per il 34% sul bilancio familiare. Sono voci difficilmente «comprimibili», al contrario di quelle relative a tempo libero, cultura e giochi. Qui le distanze aumentano in base al reddito: le famiglie benestanti vi dedicano il 5,7% della loro spesa totale, vale a dire 244 euro; quelle disagiate solo il 3,2%, neanche 30 euro. Dappertutto calano gli acquisti di libri: solo il 10% dellefamiglie compra libri che non servono per la scuola, meno che nel ’95 quando il dato era all’11,1 per cento. Cambia anche il rapporto con i mass media. I telespettatori sono diminuiti: nel ’95 erano il 97% degli italiani, mentre nel 2000 la quota è scesa al 94 per cento. Sono cambiati anche i gusti e l’antenna satellitare è passata da una diffusione del 2% al 12 per cento. È rimasto stabile, invece, il gradimento della radio: il 66% degli italiani si sintonizza e tra gli ascoltatori crescono più gli adulti che i giovani. L’orecchio apprezza sempre più le notizie: gli interessati a quelle via radio sono il 36% (erano il 32% nel ’95) mentre quelli che cercano i telegiornali sono scesi dal 77 al 75 per cento. A conquistare più pubblico è lo spettacolo. Il 44,7% degli italiani va al cinema (tre punti in più che nel ’95), il 28,6% visita mostre e musei, il 27,8% assiste a spettacoli sportivi e il 25% va a ballare. Diminuiscono, invece, i lettori dei quotidiani: si è scesi da una quota del 63 al 58 per cento, ma è aumentata la diffusione dei settimanali (dal 52 al 56%). Ed è salita dal 32 al 37% la quota di chi acquista solo i settimanali.

Mercoledí 22 Maggio 2002