“Istat” La povertà cresce al Sud

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

    Pagina 4

    LE CIFRE DELL’ISTAT
    NEL 2004 UN DRAMMA PER 7 MILIONI E MEZZO DI ITALIANI

      La povertà cresce al Sud
      E’ in gravi difficoltà
      una famiglia su quattro

        Sono colpiti gli anziani e i nuclei numerosi
        Emilia e Lombardia le regioni più ricche

          ROMA
          Allarme povertà. Secondo l’indagine dell’Istat – che si riferisce al 2004 – riguarda tutta l’Italia dove il 7,9% delle famiglie risulta a «rischio», il 6,2 % «appena povere», mentre il 5,5% presenta condizioni di disagio estremo, percentuale che nel Mezzogiorno sale al 13,2%.

          Insomma il 19,6% delle famiglie italiane risulta essere povero o quasi povero, percentuale che aumenta di molto nel Mezzogiorno, per le famiglie numerose (quelle con cinque o più figli), quelle con figli minori o con anziani. Al Sud una famiglia su quattro vive in povertà: il 3,4% in più rispetto all’anno precedente, pari ad oltre il doppio della media nazionale, stimata all’11,7%. Al nord le famiglie povere sono il 4,7% mentre al centro il 7,3%. Più sono numerose le famiglie più sono povere. In quelle con cinque o più componenti la percentuale è del 23,9%. Il 36,2% nel solo Mezzogiorno.

          Particolarmente in difficoltà gli anziani. L’incidenza della povertà è pari al 15% tra le famiglie con almeno un componente di oltre 64 anni, percentuale che sale a 17,3% nelle famiglie con più di un anziano. Disagio particolarmente evidente al Nord dove a fronte di una media del 4,7% le coppie anziane povere sono il 7,2% e gli anziani soli poveri il 6,8%. Fra i disoccupati la percentuale di famiglie povere è pari al 28,9% se a capo c’è una persona in cerca di occupazione e al 37,4% se sono due a cercarla. Le famiglie di lavoratori autonomi sono meno toccate dall’indigenza: 7,5% contro il 9,3% delle famiglie con lavoratori dipendenti e il 13,1% di quelle in cui sono presenti ritirati dal lavoro. La regione più povera è la Sicilia che sfiora il 30% di famiglie povere. Segue la Basilicata con il 28,5% e la Calabria con il 25%. Le più ricche sono l’Emilia Romagna e la Lombardia (3,7%). Seguono il Veneto e la provincia di Bolzano (4,6%). Quest’ultima, assieme al Friuli Venezia Giulia, ha registrato un miglioramento.

          Inevitabile che di questi tempi le cifre entrino nel dibattito politico. «Spero che i dati dell’Istat vengano letti dal Presidente del Consiglio Berlusconi che una settimana fa ha spiegato in Parlamento che viviamo nel mondo migliore possibile», ha detto il segretario nazionale dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino. Per Romano Prodi «i dati sono drammatici, molto peggio del previsto». Mentre il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha avvertito: «Non si può più accettare l’incremento delle disuguaglianze che colpisce in particolare il Sud». Per le associazioni dei consumatori «il dato diffuso dall’Istat relativo alla povertà delle famiglie italiane è molto preoccupante ma non inaspettato, considerato il crollo dei consumi, anche alimentari, fatto registrare negli ultimi anni, e il boom del credito al consumo anche per acquisti di piccola entità». «Moltissime famiglie – sostengono le associazioni – sono costrette a scendere di un gradino nella scala sociale, mentre si assiste al nascere della “sindrome della seconda settimana”, ossia al fenomeno per il quale con uno stipendio medio una famiglia non riesce più ad arrivare a fine mese, perché già alla fine della seconda settimana i soldi sono finiti».

          Non si hanno risposte da Berlusconi ma da uno dei suoi economisti, Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi. «I dati Istat sulla povertà dimostrano il contrario di quanto sostiene l’opposizione e che la maggior parte delle famiglie italiane ha visto crescere il proprio reddito più dell’inflazione». Mentre il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi punta il dito contro Fassino che «confonde volutamente la povertà relativa, che evidenzia le differenze di reddito, e la povertà assoluta che indica i veri indigenti. Se la prima è stabile, la seconda, che è quella che conta, risulta essere scesa in Italia. Ma per chi gioca allo sfascio qualunque occasione è buona per descrivere una Italia di affamati che assaltano i forni».
          [f.ama.]