Istat: Italia, la serra delle imprese-bonsai

22/05/2002





Il Rapporto annuale dell’Istat conferma che esiste il maggior numero di aziende d’Europa ma con una media di solo 3,6 addetti

Italia, la serra delle imprese-bonsai

Sono 700mila le famiglie senza alcuna occupazione (68% al Sud)

Rossella Bocciarelli

ROMA – È un Paese davvero complicato l’Italia, con i suoi cento campanili, i suoi 4 milioni di imprese, i suoi 3 milioni di lavoratori del tutto "atipici". E chi vuole misurarne la qualità della vita fa fatica, visto che per longevità siamo tra i beniamini del Cielo (la speranza di vita è di 83 anni per le donne e 76,7 anni per gli uomini) però i sociologi che si occupano di Mezzogiorno debbono vedersela con la tipologia della "famiglia disoccupata" e con il problema del sommerso che interessa un lavoratore su quattro. Per questo il rapporto annuale dell’Istat, presentato ieri alla Camera dal suo presidente Luigi Biggeri, batte ripetutamente sul tasto delle diversità come opportunità, ma anche come rischio. Quest’anno, del resto, potendosi avvalere anche dei primi risultati del censimento, l’Istituto di statistica ha scelto di raccontare i cambiamenti di struttura intervenuti nel tessuto economico e sociale nell’arco di un decennio. Le imprese. Nel contesto europeo, rileva l’Istat, il sistema produttivo ha mantenuto la sua fisionomia particolare: in Italia opera infatti circa un quarto di tutte le imprese industriali europee, un quinto delle aziende di servizi ma in termini di addetti la percentuale è rispettivamente del 15 e dell’11 per cento. La spiegazione è semplice: la dimensione media delle aziende italiane è molto piccola. Si tratta di 3,6 addetti se si considerano tutte le imprese mentre la media nell’industria è di 8,6 addetti a fronte dei 15 addetti della media europea. La dimensione è un tallone d’Achille, se si guarda alla produttività del lavoro, che nelle aziende con meno di dieci addetti è pari al 44,3% di quella delle imprese con meno di 250 addetti. Certo, questa situazione di svantaggio non si verifica sempre e comunque. Accanto a un milione e mezzo di imprese piccolissime (1-2 addetti) che non manifestano segnali di modernizzazione organizzativa, rileva l’Istat, ci sono 400mila imprese altrettanto piccole che hanno una buona struttura informatica e introducono innovazione di prodotto o di processo. Analizzando i dati relativi al 1998-99 l’Istat afferma che «non emergono rilevanti discontinuità nella propensione media all’incremento dell’occupazione dipendente» e ne deduce automaticamente che non sembra apprezzabile un effetto soglia per la crescita dimensionale intorno ai 15 dipendenti (la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di applicare lo Statuto dei lavoratori). Una conclusione indebita secondo il chief economist di Confindustria, Gianpaolo Galli, per il quale «l’analisi di un fenomeno strutturale non può essere limitata a un anno, se si vuole trarre qualche indicazione di politica economica». Le famiglie. Nell’era del lavoro flessibile, anche la disoccupazione sta diventando un affare di famiglia. L’Istat rileva che sono 700mila le "famiglie disoccupate in Italia" ossia le famiglie nelle quali nessuno è occupato. Si tratta di circa 2 milioni di persone, il 68% delle quali vive al Sud. Dal 1997, spiega il rapporto, il benessere è cresciuto anche nei nuclei familiari disagiati, ma la disuguaglianza è aumentata. Insomma quei 2.178 euro che rappresentano la spesa media annua nascondono standard di vita familiare molto differenti. Sotto il profilo congiunturale, tuttavia, il rapporto contiene anche un esame dell’impatto redistributivo della legge finanziaria 2002 secondo il quale il complesso dei provvedimenti comporterà un aumento del reddito disponibile familiare di circa 172 euro e l’uscita dalla povertà relativa per circa 300mila famiglie. Anche per tempo libero, cultura e giochi aumentano le distanze in termini di spesa per consumi tra famiglie disagiate e benestanti: queste ultime vi destinano il 5,7% della loro spesa totale, contro il 3,2 delle prime. Ma c’è anche un "digital divide" consistente. In media il 27,2% delle famiglie italiane possiede un computer, ma il possesso riguarda solo l’11% delle disagiate contro il 42% delle famiglie benestanti. E mentre si impone a livello di grande diffusione l’uso di Internet, l’Istat rileva che appare un po’ in declino un mezzo di diffusione omologante come la tv: i telespettatori sono "solo" il 94% delle persone che hanno più di tre anni, contro il 97% di sei anni fa.

Mercoledí 22 Maggio 2002