Istat: invariate le retribuzioni

22/12/2004


             
             mercoledì 22 dicembre 2004
             Pagina 5 – economia e politica
             
            Secondo l’Istat, a novembre, variazione nulla nei salari rispetto a ottobre.
            Indice stabile dopo i due incrementi consecutivi
             
            Invariate le retribuzioni
             
            Bruno Mastragostino
            Dopo avere segnato due aumenti consecutivi, i salari si bloccano, ma per fine anno si prevedono di nuovo in crescita. A novembre, secondo quanto reso noto ieri dall’Istat, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti è rimasto stabile a 110,2 (base 2000=100), facendo registrare una variazione congiunturale nulla. Anche il saggio annuo e la crescita media dei primi 11 mesi del 2004 sono rimasti fermi, mantenendo gli stessi valori rilevati in ottobre e cioè rispettivamente +2,7% il tendenziale e +2,8% il periodo gennaio-novembre, rimanendo comunque ancora ben al di sopra dell’inflazione che, come noto, a novembre ha fatto registrare un valore di +1,9%. Nei prossimi mesi e in assenza di ulteriori rinnovi contrattuali, stimano però i tecnici dell’Istat, il tasso tendenziale dovrebbe salire per fine anno a +3,2% per poi discendere entro maggio a +2,2%. Insomma, tra dicembre e maggio, salvo eventi eccezionali, le retribuzioni dovrebbero continuare a recuperare potere d’acquisto, ma c’è da dire che a fine novembre sono ancora 26 i contratti in attesa di rinnovo (regolano il trattamento economico di 3,8 milioni di lavoratori), è quindi verosimile che vengano siglati altri accordi che porterebbero ulteriori aumenti. Pertanto se il costo della vita continua a scendere il distacco potrebbe risultare anche maggiore. I contratti nazionali vigenti, prosegue l’Istat, sono invece 50 e riguardano il trattamento di 8,5 milioni di lavoratori. A livello settoriale, una copertura totale si ha solo nell’agricoltura, nell’edilizia e nel commercio, pubblici esercizi, alberghi, mentre risultano gradi di copertura molto elevati nell’industria in senso stretto (99,2%) e nei servizi privati (88,8%). I settori dove i rinnovi contrattuali appaiono invece minori sono i trasporti, comunicazioni e attività connesse (52,8%) e il credito e assicurazioni (12,9%), mentre sono tutti in attesa di rinnovo i settori della pubblica amministrazione. La variazione mensile di novembre, precisa l’Istat, è nulla in quanto le modifiche contrattuali sono risultate limitate, ci sono infatti soltanto alcuni aumenti tabellari già previsti da contratti firmati in precedenza. In particolare hanno ottenuto aumenti di stipendio alcuni settori dell’industria alimentare, i funzionari della Banca d’Italia, l’edilizia e i dipendenti delle società e consorzi autostradali. Rispetto al mese precedente, cifre alla mano, gli aumenti maggiori sono stati rilevati negli alimentari, bevande e tabacco (+1,1%) e nell’edilizia (+0,7%). Su base annua, invece, gli incrementi più elevati sono stati riscontrati nell’edilizia (+5,8%), nelle poste e telecomunicazioni (+5%) e nei pubblici esercizi e alberghi (+4,9%), mentre i più bassi nel credito (+0,8%) e nelle attività connesse ai trasporti (+0,2%). In merito agli scioperi, infine, l’Istat segnala per il periodo gennaio-settembre un numero di ore non lavorate per conflitti (solo per motivi legati al rapporto di lavoro) pari a 3,3 milioni con una diminuzione del 19% rispetto al corrispondente periodo del 2003. La maggior parte di queste ore è stata persa per vertenze legate ai rinnovi contrattuali (39,6%) e per rivendicazioni economiche o normative 34,6%. I settori più colpiti sono stati quello dei trasporti e del credito dove sono state registrate perdite di ore pari rispettivamente al 20,1 e 59% del totale. (riproduzione riservata)