“Istat” Inflazione più alta per i poveri

21/02/2007
    mercoledì 21 febbraio 2007

    Pagina 9 – Economia

      IL CASO

      L´Istat crea quattro nuovi indici dei prezzi. Gli aggravi di case e bollette penalizzano i redditi più bassi

        Inflazione più alta per i poveri
        nel 2006 è salita al 2,9 per cento

          Ma nel corso degli ultimi cinque anni
          le differenze tra le varie categorie di
          famiglie non sono molto marcate

          L´Adiconsum: l´istituto non rileva i
          veri rialzi perché i prodotti vengono
          rinnovati quando cambiano di prezzo

            ELENA POLIDORI

            ROMA – L´anno scorso l´inflazione ha colpito soprattutto le famiglie più povere, quelle «a bassi consumi»: la penalizzazione è dovuta agli aggravi di case e bollette, che sui redditi bassi pesano maggiormente. Per loro, se si esclude il mese di agosto quando s´è registrato un picco del 3,5%, i rincari dei prezzi sono stati del 2,85% contro una media nazionale del 2,5. Differenze meno marcate, invece, negli ultimi cinque anni, dall´introduzione dell´euro ad oggi, per tutte le nuove categorie per le quali l´Istat ha calcolato l´inflazione "su misura": oltre alle famiglie che spendono poco, anche gli affittuari, i pensionati "tout-court" e quelli a «basso consumo». Possibile?

            «No», rispondono i consumatori ma anche alcuni sindacati della ricerca: le stime non spiegano la differenza tra inflazione reale e inflazione «percepita» e dunque si tratterebbe soltanto di «alchimie dalle gambe corte» quando non «della scoperta dell´acqua calda». Adiconsum in particolare è convinta che nel corso dell´anno molti prodotti e servizi sono innovati dalle imprese ed è nel «cambio» che si attuano gli aumenti più significativi, quelli «a due cifre», non rilevati. Secondo questa impostazione l´Istat, «al loro comparire, ne azzera l´indice non rilevando l´aumento di prezzo mentre tiene conto della riduzione del prezzo del vecchio prodotto che sta uscendo dal mercato».

            L´Istituto di statistica, mentre riconosce che i nuovi indici hanno «limiti strutturali», ribatte che le variazioni non vengono rilevate solo se i prodotti sono radicalmente diversi e le loro caratteristiche incomparabili. Inoltre, i prodotti che subiscono questi cambi sarebbero «minoritari» e si riferiscono principalmente a elettrodomestici e prodotti hi-tech. Senza contare che si tratterebbe di un problema comune a tutti gli istituti statistici, tanto che si sta studiando un approccio armonizzato in sede Ue. Sulle nuove rilevazioni in particolare, questi esperti spiegano che sono il frutto dell´aggregazione di oltre 500 indici di prodotto costruiti dall´Istat medesimo e basati sulla rilevazione mensile dei prezzi al consumo. Ma la polemica, inevitabilmente, divampa. O meglio, si rinnova trascinandosi ormai dall´avvento dell´euro, quando per la prima volta si è cominciato a parlare del divario tra inflazione reale e percepita. Una questione molto delicata che, al dunque, ha a che fare col potere d´acquisto delle famiglie ma anche con le policy dei governi.

            E tuttavia, pur con tutti i limiti, dalla ricerca viene intanto fuori che l´inflazione non è una sola; che sì, certo, i meno abbienti sono i più penalizzati, ma anche le altre tre tipologie di famiglie, selezionate dall´Istat, hanno dovuto fare i conti lo scorso anno con rincari dei prezzi superiori a quelli di 23 milioni di nuclei familiari italiani. Colpiti sono stati i pensionati «con bassi livelli di consumo», quindi ancora una volta poveri, con un tasso di inflazione del 2,78%. Come pure le famiglie in affitto o subaffitto (+2,52%) o i pensionati in generale (+2,51%). Lo stesso Luigi Biggeri, presidente dell´Istat, ha riconosciuto che le differenze sono minime solo in apparenza, perché i centesimi di punto di divario, in certi contesti, «hanno il loro peso».

            Ma c´è di più. Dietro alle nude cifre emergono realtà difficili. Si scopre così che le famiglie più colpite (quelle a bassi consumi) sono 4,6 milioni e sono anche le più numerose (2,5 componenti) con una spesa media mensile di 721 euro. E ancora: sotto la categoria dei pensionati più poveri ci sono 2,2 milioni di nuclei familiari con 1,6 componenti, una spesa media mensile di 510 euro e una inflazione 2006 del 2,78%. Le famiglie in affitto sono 4,3 milioni, da 2,37 componenti, spendono mensilmente 1.755 euro e hanno fatto i conti con una inflazione al 2,52%. Per i pensionati in generale – 7,7 milioni, 1.209 euro di spesa – l´inflazione è stata del 2,51%. Nel periodo 2001-2006 i tassi cumulati d´inflazione per le diverse sottopopolazioni sono vicini a quelli calcolati per il complesso delle famiglie: 15,41%.