Istat: indigenti 7,5 milioni di italiani

05/10/2007
    venerdì 5 ottobre 2007

      Pagina 7 – Economia

        Secondo i dati dell´Istat la quota di persone e famiglie in difficoltà è stabile

          Nel Paese la povertà non arretra
          indigenti 7,5 milioni di italiani

            Il 65 per cento dei nuclei in difficoltà vive nel Mezzogiorno

              LUISA GRION

                ROMA – I poveri, in Italia, sembrano condannati a restare tali. Da quattro anni a questa parte la quota di popolazione che vive in condizioni d´indigenza è stabile, impermeabile alle eventuali politiche fiscali di recupero, inchiodata al 12,9 per cento. Il che vuol dire che ci sono 7 milioni 537 mila individui che tirano la cinghia, oltre 2 milioni e 600 mila famiglie che fanno i salti mortali per arrivare alla fine del mese. Così stabilisce il rapporto Istat sulla povertà «relativa», così detta perché fa riferimento al livello di consumi che una famiglia può permettersi rispetto a quelli medi del paese: si stabilisce una soglia, chi sta sotto è povero.

                E a stare sotto in Italia sono in tanti, specialmente al Sud. In modo particolare se il nucleo è composto di anziani, se il capofamiglia è in cerca di lavora, se in casa ci sono tre o più figli piccoli. Per intenderci, la soglia minima di spesa – per un single – è di 582 euro al mese. Per una coppia di 970 euro, che diventano 1.581 se ci sono anche due figli. Chi non oltrepassa queste cifre può considerarsi ufficialmente in miseria, come il 22,6 per cento delle famiglie meridionali (una su quattro), il 6,9 per cento di quelle dell´Italia centrale e il 5,2 di quelle del Nord. Di fatto il 65 per cento dei nuclei poveri vive nel Mezzogiorno dove, oltre al più alto tasso di indigenza, si segnalano anche le maggiori distanze fra chi vive bene e chi non ce la fa.

                Se si ragiona per classi d´età a risultare più penalizzati sono gli over-65: sotto la soglia nel 13,8 per cento dei casi (25,4 al Sud). Ma va anche detto che la statistica non riesce a misurare quella che è l´effettiva povertà dei giovani precari perché i ragazzi tendono ad usufruire del «mutuo soccorso familiare» ed escono di casa solo quando possono effettivamente permetterselo. Quanto alla numerosità, particolarmente esposte risultano le famiglie con più 5 o più componenti: povere nel 24,3 per cento dei casi (una su quattro) che diventa 37,5 al Sud.

                Dati sui quali sono fiorite polemiche di vario tipo: metodologiche (i consumatori dell´Adusbef contestano l´utilità di un dato sulla povertà relativa e chiedono di parlare invece di quella assoluta) e politiche.

                C´è stato infatti un rimpallo fra vecchio e nuovo governo. Per Roberto Maroni, ex ministro della Lega, il rapporto Istat è la dimostrazione che «al di là dei proclami del governo Prodi sulla ridistribuzione del reddito, questa maggioranza è capace solo di aumentare le tasse e la spesa pubblica clientelare e improduttiva». Accuse alle quali hanno subito risposto i ministri Paolo Ferrero e Rosy Bindi. «I dati Istat indicano una vera emergenza – ha detto il ministro della Solidarietà sociale – ma nella manovra ci sono molti punti che indicano come la direzione presa sia quella giusta, anche se le misure non sono ancora sufficienti». Stessa linea per la Bindi, ministro della Famiglia: «La Finanziaria – ha detto – restituisce a imprese e famiglie i vantaggi ottenuti con il risanamento e la lotta all´evasione». Tutto sta nel vedere se ciò basterà a scalfire lo zoccolo duro della miseria.