“Istat” Il Paese e le direzioni opposte (C.Saraceno)

07/10/2005
    venerdì 7 ottobre 2005

    Pagina 4

    Il Paese e le direzioni opposte

      Chiara Saraceno

        La povertà non diminuisce, colpendo in modo particolare anziani e soprattutto minori, e si allarga il divario Nord-Sud. Questo in sintesi il quadro che emerge dai dati sulla diffusione della povertà in Italia nel 2004 resi noti ieri dall’Istat, sulla base della Indagine sui consumi. Ormai da vari anni l’incidenza della povertà rimane stabile attorno all’11%, coinvolgendo oltre due milioni di famiglie e oltre 7 milioni di individui. Si tratta di un dato molto simile a quello segnalato, per il nostro Paese, da una recente pubblicazione di Eurostat, che si basa su dati di altra fonte. Di più, sempre secondo la ricerca di Eurostat, l’Italia è tra i Paesi europei in cui non solo l’incidenza della povertà è più alta, ma in cui il sistema di protezione sociale è meno efficace nel contrastarla. Se si tolgono le pensioni (che di per sé non sono uno strumento di contrasto alla povertà ma una forma di salario differito), tutti gli altri tipi di trasferimento sono poco incisivi. Anche perché manca sia un sistema complessivo di sostegno alle famiglie con figli sia una misura di garanzia di reddito per chi si trova in povertà.

        Per altro, i dati Istat segnalano che il rischio di povertà è in aumento anche tra gli anziani, che pure nel nostro Paese sono l’unico gruppo sociale a godere di qualche forma di garanzia di reddito (pensione sociale, pensione integrata al minimo). L’incidenza della povertà, infatti è più elevata (15%) nelle famiglie in cui vi è almeno una persona sopra i 64 anni, superando il 17% quando ve ne è più di una. Anche al Nord, ove l’incidenza della povertà è più bassa che nel resto del Paese ed è addirittura diminuita rispetto al 2003 toccando il 4,7%, le coppie anziane povere sono il 7,8% e le persone sole povere (per lo più donne) sono il 6,8%.

        Ma la situazione appare ancora più drammatica e in peggioramento tra le famiglie con più di un figlio minore. E’ povero quasi il 17% delle famiglie con due figli minori e il 26%, oltre un quarto, di quelle con tre o più figli minori. Nel Mezzogiorno, ove sono concentrate sia le famiglie numerose sia le famiglie povere, se i figli minori sono tre o più l’incidenza della povertà raggiunge il 41%. Ciò significa che una quota consistente di bambini e adolescenti vive in famiglie povere senza che esistano politiche loro specificamente destinate. Gli assegni al nucleo familiare infatti non riguardano tutte le famiglie, dato che occorre che queste abbiano un reddito da lavoro dipendente. Le detrazioni fiscali, che pure in questi anni sono aumentate, non portano alcun giovamento ai poveri dato che questi hanno quasi per definizione un reddito incapiente, ovvero che non può giovarsi delle detrazioni. La situazione dei minori poveri appare particolarmente grave perché, come mostrano tutte le ricerche longitudinali, è per loro una esperienza più duratura che per gli adulti ed ha effetti sul loro sviluppo e le loro opportunità non solo nell’immediato ma nel medio e lungo periodo.

        L’aumento del divario Nord-Sud segnala che non si tratta più di un Paese a due velocità, ma di un Paese in cui si va in due direzioni opposte. Nel Nord, infatti, vi è stata una diminuzione, per quanto contenuta, della povertà, laddove nel Mezzogiorno questa è aumentata (nelle regioni del Centro la situazione appare più stabile, anche se con una lieve tendenza al peggioramento). Nel Mezzogiorno nel 2004 è risultato povero il 25% di tutte le famiglie, quasi quattro punti percentuali in più dell’anno prima.

        In questa prospettiva, appaiono ancora più preoccupanti i dati sulle forze di lavoro che segnalano come negli ultimi trimestri il tasso di attività sia diminuito proprio nel Mezzogiorno. La diminuzione è dovuta quasi interamente alle donne, vere e proprie «lavoratrici scoraggiate».
        Se si considera che nelle famiglie con figli l’occupazione delle madri è il più potente strumento di contrasto della povertà, le difficoltà che le donne meridionali trovano a stare nel mercato del lavoro appaiono problematiche non solo per loro, ma per le loro famiglie e per il benessere dei loro figli.

          Il contrasto alla povertà e il tema della povertà in generale sembrano usciti dalla agenda politica negli ultimi anni, assieme a quello del Mezzogiorno. Non sembrano messi a fuoco neppure dalla legge finanziaria attualmente in discussione, che nel migliore dei casi parla di sgravi fiscali, limitati quindi a chi ha un reddito capiente, oltre che di estensione della maggiorazione delle pensioni basse. Questi dati segnalano i costi sociali di questa sistematica disattenzione.