“Istat” Il commercio non vede la ripresa

24/11/2006
    venerd� 24 novembre 2006

    Pagina 11 – Economia e Politica

      I dati diffusi ieri dall’Istat: a settembre vendite al dettaglio +1,8%. Male i primi 9 mesi dell’anno.

        Il commercio non vede la ripresa

        Consumi sempre ridotti, gli hard discount aumentano le vendite

          di Leonardo Rossi

          Consumi sempre ridotti e affari del commercio ancora sotto tono, con una crescita che non riesce a coprire almeno l’aumento dei prezzi. Secondo l’Istat infatti, a settembre l’indice del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio � passato a 104,9 (base 2000=100) con un aumento dell’1,8% sullo stesso mese del 2005. Rispetto al mese precedente, invece, � stato rilevato un incremento dello 0,1%. Nel periodo gennaio-settembre, inoltre, l’indice ha avuto una crescita media dell’1,3%, quasi un punto in meno rispetto all’inflazione che in media si trova poco sopra il 2%.

          Insomma, ancora un risultato deludente per le imprese del commercio. La performance di settembre, e peggio ancora quella dei primi nove mesi dell’anno, visto che l’indice delle vendite incorpora sia la dinamica dei prezzi sia quella delle quantit�, si traduce anche se di poco in una flessione reale.

            I dati, prosegue l’Istat, indicano che a fronte di un +1,8% complessivo, i prodotti alimentari sono saliti del 2,4% e quelli non alimentari dell’1,5%, ma un maggiore dettaglio rivela che la grande distribuzione ha messo a segno un incremento del 2,7% (+2,6 food e +3,4 non food), mentre le imprese operanti su piccole superfici arrivano appena a +1,2% (+1,6% alimentari e +1,1% non alimentari). All’interno della gdo, prosegue l’Istat, gli aumenti pi� importanti sono stati registrati negli hard discount (+5%) confermando che la crisi dei consumi spinge gli acquirenti verso i punti vendita dove si risparmia di pi�. Sono comunque andati bene anche i negozi specializzati di grande superficie (+4,6%), seguiti dai grandi magazzini (+3,1%), dagli ipermercati (+2,8%) e dai supermercati (+2,2%).

            In merito ai settori merceologici, a livello tendenziale gli aumenti pi� elevati hanno riguardato i gruppi di prodotto relativi a utensileria per la casa e ferramenta (+2,8%), mobili, articoli tessili, arredamento (+2,2%) e cartoleria, libri, giornali e riviste (+1,9%). Quanto all’andamento delle vendite a livello territoriale, sempre nel mese di settembre, l’Istat fa sapere che il valore del totale delle vendite al dettaglio ha segnato variazioni tendenziali positive in tutte le ripartizioni, con gli aumenti pi� marcati nel Nordest e nel Nordovest (rispettivamente +2,6% e +2%) e quelli pi� modesti nel Centro (+1,6%) e nel Mezzogiorno (+1,3%). Da segnalare che in questa ultima area l’aumento si deve quasi esclusivamente ai prodotti alimentari saliti del 2,3%, mentre i non food sono cresciuti soltanto dello 0,8%.

              I giorni di apertura, infine, sono stati 25,6, ma la piccola distribuzione si � fermata a 25,1 e la gdo � arrivata a 26,5.

                Le reazioni. �Non si registrano segnali di risveglio sul fronte dei consumi perch� il clima generale non autorizza la ripartenza della domanda interna’. Cos� il Centro Studi Confcommercio ha commentato i dell’l'Istat. In settembre, la crescita tendenziale del fatturato per il totale delle imprese, al netto della corrispondente variazione dei prezzi, � infatti negativa di un decimo di punto rispetto a settembre 2005. �Questo risultato di sostanziale stagnazione intorno alla crescita zero in termini reali’, osserva il centro studi, �� la sintesi di un modesto incremento delle grandi superfici di vendita (+0,8% tendenziale), contrapposto a una flessione non trascurabile del dettaglio tradizionale (-0,7% tendenziale). Completamente ferme risultano le vendite in quantit� di prodotti alimentari (+0,0% rispetto a settembre 2005), mentre peggiore � la situazione per il non alimentare, che registra una variazione negativa di due decimi di punto, rispetto a settembre 2005′.

                  �Alla luce di questi dati’, conclude Confcommercio, �� evidente che le misure predisposte dal governo con la Finanziaria 2007, incentrate pesantemente su incrementi di gettito tributario, che ridurranno in prospettiva il reddito disponibile delle famiglie, non vanno certo nella direzione di incentivare le famiglie nei propri comportamenti di spesa e quindi di favorire una ripresa della domanda interna relativa ai consumi di beni commercializzati’. Secondo la Confesercenti, le valutazioni che emergono dai comportamenti delle famiglie, che questi dati mostrano, sono ancora molto caute anche se la tendenza � relativamente positiva se rapportate a un 2005 sostanzialmente piatto. Anche la Confesercenti ritiene pertanto che le eccessive incertezze sui contenuti effettivi della manovra per il 2007 probabilmente stanno determinando nei consumatori un atteggiamento ancora attendista, anche se basato su qualche elemento di speranza. (riproduzione riservata)