Istat: i poveri spaccano l´Italia

18/12/2003


GIOVEDÌ 18 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 20 – Cronaca
 
 
Le famiglie in difficoltà sono 2 milioni e 456 mila, l´11 per cento del totale.
Maglia nera alla Calabria
Istat, i poveri spaccano l´Italia

più della metà vive al Sud
          Hanno una spesa mensile inferiore agli 823 euro, non riescono a pagare cibo e bollette
          MARIA STELLA CONTE


          ROMA – E´ l´Italia della vergogna. E´ l´Italia della disuguaglianza e delle non pari opportunità. Dove nascere al Sud non è la stessa cosa. E avere due figli non fa lo stesso. Sono due milioni 456 mila le famiglie povere nel nostro Paese, l´11 per cento del totale, è a dire 7 milioni di persone: di queste famiglie che hanno una spesa mensile al di sotto della soglia di povertà, fissata in 823.45 euro, un milione 629 mila vivono nel Mezzogiorno. Oltre la metà. Il 66,3 per cento. Quattro milioni 886 mila individui. Così l´Istat racconta in una ventina di pagine, illustrate ieri a Roma dal presidente Luigi Biggeri, la storia degli italiani che non ce l´hanno fatta. Di quelli che vivono con l´angoscia di pagare la bolletta della luce (8.9 per cento) o il medico (6 per cento) o il cibo (3,6 per cento). Quelli che combattono con le case che vanno a pezzi (25,8 per cento). Quelli che se sei del Sud, sei un po´ più povero degli altri.
          Due nuclei familiari su dieci nel Mezzogiorno vivono così; al Nord uno su 2. La Campania con 453 mila 584 famiglie povere totalizza da sola quasi lo stesso numero di situazioni critiche dell´intero Nord: 537 mila 254. Chi sta peggio di tutti è la Calabria dove la povertà ha un´incidenza pari al 29,8 per cento, seguono Basilicata (26,9 per cento) e Molise (26,2). La regione con una minore percentuale di poveri è la Lombardia (3,7 per cento), poi il Veneto (3,9) e l´Emilia (4,5) dove però chi non se la passa bene, se la passa un po´ peggio che nelle altre regioni del Centro-Nord.
          E´ povero, dicono le tabelle Istat, il 5 per cento delle famiglie del settentrione, il 6,7 di quelle del Centro e il 22, 4 di quelle del Sud. Mentre, posto pari a cento il totale, il 21,9 delle famiglie povere risiedono al Nord, l´11,8 al Centro e il 66,3 nel Mezzogiorno.
          Tra coloro che hanno poco, ha ancora meno chi ha un figlio, e meno ancora chi ne ha due, per non parlare di chi ne ha tre: le difficoltà per acquistare cibo, pagare un medico, o una bolletta salgono al 20,7 per cento nelle famiglie con un figlio, al 21,1 per chi ne ha due, al 33,9 per chi ne ha tre. Tra le famiglie non povere, ma con lo stesso numero di figli, le difficoltà sono rispettivamente del 6,5; 8,5;14,1 per cento. L´Istat distingue anche tra "sicuramente poveri" (5,1 per cento), "appena poveri" (5,9 per cento) e "quasi poveri" (8 per cento). Questi ultimi sono quelli che hanno livelli di spesa mensili assai prossimi alla linea di povertà, superandola per non oltre il 20 per cento. I "quasi poveri" sono un milione e 772 mila che vanno ad aggiungersi ai precedenti 2 milioni 456 mila dei "sicuramente" e "appena" poveri. Tra un anno forse l´Istat ci saprà dire da quale parte del confine saranno definitivamente scivolati.
          Ma essere poveri e sentirsi poveri, sono realtà separate. "Solo" l´8,7 per cento delle famiglie italiane, infatti si definisce tale; e "solo" il due per cento si considera ricco o molto ricco. E naturalmente si trova nel Mezzogiorno la percentuale maggiore di chi ha la percezione chiara del proprio svantaggio. Nel Sud che ieri, il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha paragonato con allarme al nostro Terzo Mondo.