Istat, gli stipendi battono i prezzi

01/02/2005

    martedì 1 febbraio 2005
    Pagina 25 – Economia

      Più 3,3% a dicembre, più 2,9 nel 2004: crescita record dal ?97. Addio al dato dell´inflazione nelle città campione
      Istat, gli stipendi battono i prezzi
      E scoppia la polemica. Sindacati e consumatori: dati falsi

        LUCIO CILLIS

          ROMA – Sorpresa: le retribuzioni in Italia crescono molto più dell´inflazione. Secondo l´Istat l´aumento medio nel 2004 è stato del 2,9% e del 3,3% sul dicembre 2003, mentre la corsa dei prezzi lo scorso anno si è attestata al 2,2%. Un vero e proprio record che ha lasciato di stucco consumatori e sindacati, uniti nel lanciare un nuovo attacco alle statistiche ufficiali, definite «irrealistiche». E anche se i dati non sono direttamente comparabili (i parametri di riferimento sono cambiati nel 2001) il salto in alto è secondo solo a quello registrato nel 1997 con +4,4%.

          Una seconda sorpresa viene dall´addio ai dati delle città campione, che da molti anni e fino al dicembre scorso venivano rilasciati dai comuni in anticipo rispetto alla prima analisi dell´istituto. L´Istat cambierà ruolino di marcia e rilascerà i primi dati sull´inflazione soltanto a fine mese, in contemporanea con i comuni coinvolti e nel giorno della stima flash di Eurostat che fornisce il quadro dell´inflazione nell´Ue.

          Il caso retribuzioni. Sul 2004 pesano gli aumenti delle retribuzioni contrattuali registrati nelle assicurazioni (+7,2%), nelle poste e telecomunicazioni (+4,7%) e nei pubblici esercizi e alberghi (+4,2%). Sotto la media, invece, le retribuzioni nelle attività legate ai trasporti (+0,5%), all´agricoltura (+0,8%) e al credito (+1%). «La stagione contrattuale del 2004 è risultata particolarmente intensa: si è infatti registrato il rinnovo di 40 contratti – sottolinea l´Istituto di statistica – che hanno coinvolto 6,1 milioni di dipendenti. Ovvero il 48,8% del totale».

          Immediate le polemiche, col governo che fa quadrato attorno all´istituto: dal ministero del Welfare arrivano sia la difesa del ministro Roberto Maroni, che parla di «valenza scientifica fuor di ogni dubbio» sia quella del sottosegretario Maurizio Sacconi secondo cui «questi dati costituiscono la dimostrazione che le retribuzioni crescono più dell´inflazione». Di segno opposto le reazioni dell´Intesaconsumatori, che parla di «cifre campate in aria»» e dei sindacati che, in coro, definiscono l´analisi Istat come «inaffidabile».

          Le novità dell´inflazione. E cambia da venerdì prossimo la cadenza delle comunicazioni sull´inflazione. Sparisce l´appuntamento con le città campione, come spiega il responsabile delle statistiche sui prezzi Roberto Monducci: «Abbiamo scelto di razionalizzare l´uscita dei dati. C´era bisogno di riequilibrarli, di non lasciarli alle analisi incomplete di fonti esterne all´Istat. Analisi che, talvolta, non coincidevano con quella successiva del nostro istituto». Ma accanto ai numeri ufficiali che solo venerdì ci diranno il tasso d´inflazione di gennaio, restano le stime degli esperti del settore.

          Secondo Donato Berardi dell´istituto Ref la corsa dei prezzi a gennaio 2005 «potrebbe attestarsi all´1,9% grazie alla discesa degli alimentari e dei servizi».