Istat ed Eurispes, è ancora scontro sulle rilevazioni

22/01/2003




Mercoledí 22 Gennaio 2003


Istat ed Eurispes, è ancora scontro sulle rilevazioni
NICOLETTA PICCHIO


ROMA – Ancora botta e risposta tra l’Istat e l’Eurispes sui dati che riguardano l’inflazione. L’occasione è stata l’audizione Parlamentare avviata dalle commissioni Attività produttive di Camera e Senato sul costo della vita. Per Bruno Tabacci la questione va affrontata alla radice: «Le polemiche di questi giorni sono inutili e il nostro interesse è pari a zero», ha detto ieri il presidente della commissione Attività produttive della Camera. A suo parere il calcolo dell’inflazione utilizzato dall’Istat «è certamente migliorabile». Ma il vero problema, ha affermato, è la struttura della distribuzione di beni e servizi. Ed è su questo, aggiunge il deputato Udc, che il legislatore deve intervenire. Sotto accusa, quindi, anche la riforma del commercio varata dal precedente Governo. «Migliorare le statistiche non abbassa i prezzi», ha continuato, fermo restando che ai consumatori deve essere fornita un’informazione «vasta e diffusa» capace di «orientarne meglio le scelte». Il fatto che i prezzi alla produzione e all’ingrosso siano rimasti fermi, e che a crescere siano stati sono quelli finali, a parere di Tabacci «dimostra che c’è una stortura. Bisogna migliorare la struttura e la distribuzione del commercio, perchè non si possono scaricare sul consumatore i costi dell’inefficienza». Il deputato Udc ha definito anche sbagliate le polemiche sull’euro, sollevate da chi sostiene che la moneta unica abbia contribuito a surriscaldare i prezzi. «È invece – ha concluso – uno dei punti di forza dell’economia italiana». Durante l’audizione il presidente dell’Eurispes ha affermato che a marzo-aprile l’istituto sarà in grado di mettere a punto un paniere alternativo, contestando quello dell’Istat. Fara ha difeso i suoi dati: per esempio per la casa l’Istat calcola un’incidenza sul paniere del 9% che su un reddito medio di 2mila euro significa 180 euro al mese, «un dato fuori dalla realtà». E ha aggiunto che la colpa dei rincari è dei commercianti. Quanto all’Istat, il presidente Luigi Biggeri ha ammesso che la differenza tra inflazione reale e percepita rappresenta un problema, ma ha sottolineato che «è un problema di tutti i Paesi». Inoltre, ha aggiunto, in Italia il gap sta rientrando. L’Istat, ha detto Biggeri, sta predisponendo un’elaborazione per verificare l’impatto della variazione dei prezzi su alcune tipologie di famiglie, un meccanismo diverso dal creare diversi indici per tipi di famiglia che richiederebbe una mole di lavoro non sopportabile con i fondi dell’istituto. I dati dell’Istat hanno trovato il sostegno dell’Unioncamere, che li ha giudicati convincenti. Il segretario generale Giuseppe Tripoli, di fronte alle Commissioni, ha ammesso che c’è uno scollamento tra inflazione effettiva e quella percepita e che una politica anti-inflazione deve puntare soprattuto sul lato della domanda, con informazione al consumatore e moral suasion. Ma le polemiche continuano. La Confcommercio ha contestato le rilevazioni dell’Eurispes e ha giudicato un’«operazione di disinformazione» il continuo tentativo di scaricare solo sul commercio la responsabilità dell’aumento dei prezzi. Tutti i dati ufficiali, afferma una nota del centro studi, dimostrano che i prezzi alla produzione dei beni destinati al consumo finale hanno avuto aumenti sostanzialmente uguali a quelli praticati dal commercio al dettaglio: +1,6% nella media. I prezzi dei prodotti alimentari freschi hanno avuto aumenti medi all’origine dell’8,1% per frutta e agrumi, del 17% per gli ortaggi e del 14,2% per le patate. Per gli stessi prodotti al consumo ci sono stati aumenti del 9,1% per la frutta e del 13,1% per ortaggi e patate. Nello stesso periodo gli aumenti maggiori, del 3,6% ci sono stati nel settore dei servizi pubblici e privati. Anche per la Confesercenti i dati Eurispes non sono scientifici.