Istat: Consumi, settembre «rosa»

28/11/2000

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Martedì 28 Novembre 2000
italia – economia
L’Istat ha rilevato un incremento delle vendite al dettaglio del 2,9% su base tendenziale.

Consumi, settembre «rosa».
In recupero gli alimentari (+6,5%) ma l’aumento totale dei primi nove mesi è solo dell’1,5%

ROMA In ripresa a settembre le vendite al dettaglio, anche se con ritmi ancora contenuti. Secondo quanto ha comunicato ieri l’Istat in settembre il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 2,9% rispetto allo stesso mese del 1999 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 114).

Per la prima volta nel corso del 2000 dunque la forbice tra l’andamento delle vendite e l’inflazione si è aperta a favore delle vendite. La variazione reale, considerato che i prezzi al consumo, sempre in settembre, marciavano al ritmo del 2,6%, si aggira attorno ai tre decimi di punto percentuale. La crescita sembra concentrarsi quasi esclusivamente sul settore alimentare (+6,5%), lasciando al palo i comparti non food (+0,9% appena).

La crescita più marcata si è verificata ancora una volta nelle regioni centrali (+3,9%). Ma anche al Nord, dopo gli opachi risultati dei mesi precedenti, si è verificato un incremento abbastanza sostenuto (+3,2%), mentre il Sud, che aveva accusato un calo in agosto, fa registrare un aumento del 2,2 per cento.

Sempre in settembre, il settore caratterizzato dall’aumento tendenziale più elevato è stato quello degli alimentari (+6,5%). Ma in tutti gli altri settori si sono registrati incrementi più o meno consistenti, con un massimo dell’1,5% per i prodotti farmaceutici e calzature e articoli in cuoio. La crescita più modesta tocca a casalinghi e supporti magnetici (+0,4%).

L’aumento complessivo sale infatti dall’1,5% delle piccole imprese (fino a 2 addetti) al 3,1% di quelle medie (da 3 a 5 addetti), per arrivare fino 4,8% per le grandi aziende, con un massimo del 5,9% per le imprese con almeno 20 addetti. Da segnalare per quanto riguarda la grande distribuzione, che ha beneficiato di una crescita del 6,6%, la forte crescita delle vendite degli hard discount (un +11,6% che molto probabilmente testimonia dell’attenzione con cui i consumatori stanno orientando i loro acquisti, barattando "marchi" con prezzi più favorevoli). Bene anche i supermercati (+8,2%), mentre gli ipermercati (+4,4%) e i grandi magazzini (+2,8%) hanno fatto registrare incrementi inferiori alla media del settore.

Migliora di conseguenza il consuntivo parziale del 2000. La crescita delle vendite nel periodo gennaio-settembre ha infatti raggiunto l’1,5 per cento.

Non mancano comunque i rilievi critici sulla valutazione dei dati relativi ai consumi. «Le stime sul valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio sono molto allarmanti» afferma Antonio Marzano, responsabile economico di Forza Italia. «I dati indicano — continua Marzano — che le vendite al dettaglio in termini quantitativi, e cioè depurate dall’aumento dei prezzi, sono pressochè ferme. I consumi delle famiglie rimangono stazionari a dimostrazione di una situazione di disagio economico e di una condizione di pessimismo psicologico degli italiani».

I dati di settembre, informa una nota Confesercenti, confermano lo strapotere di supermercati e ipermercati sulle piccole imprese e a questo punto «la speranza di ridurre lo svantaggio accumulato è ormai appesa al Natale e all’incremento dei consumi previsto in risposta al bonus fiscale assegnato al Governo con le tredicesime». In questo ambito, sottolinea la Confesercenti, se venisse confermata la propensione al consumo manifestata nello scorso anno dagli italiani durante le festività natalizie (quando il 24% delle tredicesime, circa 13mila miliardi di lire) fu destinato all’acquisto di beni, allora l’impiego del bonus potrebbe potenzialmente far raddoppiare i consumi. Infatti, spiegano alla Confesercenti, si tratterebbe di altri 13mila miliardi che porterebbero a 26mila miliardi il complesso delle tredicesime utilizzabili per gli acquisti.

Vincenzo Chierchia

Elio Pagnotta