“Istat” Ci sono 72 pensionati ogni 100 lavoratori

26/03/2007
    domenica 25 marzo 2007

      Pagina 13 – Economia

      In Italia ci sono 72 pensionati
      ogni 100 lavoratori

        I dati Istat sulla previdenza. Il 28,8% degli assistiti ha un’eta tra i 40 e i 64 anni

          di Giuseppe Vespo / Milano

          RITRATTI Ogni cento occupati, in Italia, vi sono 72 pensionati. E il 28,8 per cento – più di uno su quattro – di questi ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni di età. È questa la fotografia fatta dall’Istat nell’ultimo rapporto sui beneficiari delle prestazioni pensionistiche. I dati provengono dal Casellario centrale costituito dall’Inps e riguardano i titolari dei trattamenti pensionistici nel nostro paese al 31 dicembre 2004. Italia paese di baby-pensionati? «In realtà – sostiene Betty Leone, segretario nazionale Spi-Cgil – i numeri andrebbero scorporati. Perchè dentro queste cifre sono compresi gli invalidi, quelli che hanno dovuto smettere di lavorare perchè vittime di incidenti sul lavoro. Le cifre servono per monitorare i processi, ma parlare di fotografia del Paese non credo sia correto».

          Abbiamo letto che ogni 100 occupati vi sono 72 pensionati. E anche qui il dato sembra non smentire il luogo comune: nel Mezzogiorno, il rapporto di dipendenza sale a 78 ogni 100 occupati, al Nord scende invece a 69. Ma nel nostro Paese la geografia incide sulle condizioni di vita e di lavoro, per cui «l’elevato livello di occupazione al Nord – riprende la Leone – si ripercuote sul rapporto pensionati-occupati. C’è da dire, inoltre, che negli anni passati si è fatto anche un uso improprio delle pensioni di invalidità. Per cui in assenza di un reddito minimo di cittadinanza – cosa che è presente in altri Paesi – si è usata l’invalidità per garantire alle famiglie poverissime un minimo di sostentamento. Ma parliamo di un fenomeno ormai poco rilevante». La prova del nove la dà il confronto dei redditi medi mensili: la maggior parte di chi ha una pensione tra i mille e i duemila euro risiede al Nord; al Centro è più consistente la fetta di pensionati con un importo oltre i duemila euro. Al Sud, invece, hanno un peso più elevato i pensionati che ricevono prestazioni con importi inferiori ai 1.000 euro.

          Scorrendo le tabelle dell’istituto di statistica emerge anche che se il 67,7 per cento dei pensionati ha più di 64 anni (in particolare il 49,1 per cento tra i 65 e i 79 anni, e il 18,6 per cento ha 80 anni e più), il 28,8 per cento ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni: questi hanno un importo pensionistico di 13.382 euro l’anno, il 6,6 per cento superiore al valore medio generale, per l’effetto rilevante dei trattamenti di anzianità. «Anche qui – secondo la sindacalista – i numeri non tengono conto delle differenze: c’è chi per esempio per diversi motivi accumula più pensioni». Questi, secondo il dossier, sarebbero il 24 per cento del totale; mentre circa il 7,2 ne percepisce tre. I titolari di pensione sono 16 milioni e 561.600, di cui il 53,1 per cento sono donne. Tuttavia gli uomini – pur essendo il 49,6 per cento – percepiscono il 55,9 per cento dei redditi pensionistici, a causa del maggiore importo medio delle loro entrate: 14.946 euro rispetto ai 10.444 euro percepiti in media dalle donne. «Quello delle donne – secondo il segretario dello Spi-Cgil – è l’esempio di ciò che accadrà ai giovani nel prossimo futuro: a causa delle interruzioni dell’attività lavorativa, molte pensionate percepiscono retribuzioni basse. Pur smettendo di lavorare all’età di sessant’anni, prendono meno degli uomini che hanno smesso di lavorare a 55». Infine, all’interno della fascia d’età 40-64 anni, va segnalato che è più elevata la quota dei pensionati con redditi superiori ai duemila euro: sono il 35,9 per cento. Tra i 65 e i 79 anni d’età, invece, più del 50 per cento (il 54,6 per cento) ha una pensione che non arriva ai mille euro.