“Istat” Bene l’industria ma resta il nodo-occupazione

24/05/2007
    giovedì 24 maggio 2007

    Pagina 8 – Interni

      Bene l’industria, resta il nodo-occupazione

        Crescita lieve, l’Ue è ancora lontana
        Mezzogiorno troppo indietro

          di Laura Matteucci/ Milano

          RITARDI – La ripresa è arrivata, ma più lenta e più tardi rispetto al resto d’Europa. Il rapporto Istat 2007 fotografa l’Italia che riparte: aumento del pil e della produzione industriale, consistente crescita dei posti di lavoro. Ma rileva anche i ritardi rispetto ai principali paesi dell’Unione europea, e persistenti dualismi. Quello tra nord e sud, quello tra «imprese di sopravvivenza» (un terzo del totale, concentrate al sud) e imprese che innovano. E quello tra uomini e donne, sempre ai margini del mercato del lavoro, soprattutto nel sud.

          La crescita dell’1,9% del 2006, ricorda l’Istat, rappresenta «il ritorno allo sviluppo dopo un quadriennio di stagnazione che, con un ritmo medio annuo d’espansione dello 0,4%, ha segnato la performance peggiore dal dopoguerra». Rilevante l’espansione nel settore industriale (+2,2%), buona la crescita delle esportazioni. L’inflazione è rimasta moderata anche grazie a una dinamica moderata del costo del lavoro.

          La ripresa, però, resta inferiore rispetto alla media d’Europa, dove la crescita è stata del 2,7%. Anche la produzione industriale nell’Uem ha segnato un incremento più consistente (+4%). Il saldo primario in Italia è sceso dallo 0,3 allo 0,1%.

          Anche parlando di occupazione, il cui tasso è comunque in crescita, l’Italia rimane a un livello nettamente inferiore rispetto al resto d’Europa: in Italia ha raggiunto il 58,9%, contro il 65,9 dell’Ue.

          Gli occupati sono aumentati dell’1,9%, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,8% (dal 7,7 del 2005). Ma il sud è indietro: nel 2005 (ultimi dati disponibili) il tasso di occupazione al nord era dell’ordine del 50-51%, nel centro del 47%, mentre per sud e isole si registrava un 37% (e qui si registra anche il progressivo ritiro delle donne dal mercato del lavoro).

          Le difficoltà del sud incidono anche sulla distribuzione degli immigrati, che prediligono decisamente il centro-nord (più dei due terzi).

          Il sistema imprenditoriale resta frenato dal «nanismo» (molte imprese e pochi dipendenti), ma aumentano le imprese innovatrici, e cresce la specializzazione in tutti i settori del made in Italy.

          La produttività si mantiene inferiore rispetto alla media Ue. E questo nonostante in Italia sia inferiore anche il costo del lavoro orario (23 euro): siamo infatti al dodicesimo posto nell’Unione, precedendo solo Spagna, Grecia e Portogallo.

          Infine, la spesa per le pensioni, pari al 15,2% del pil. Nel 2005 l’importo complessivo delle prestazioni previdenziali erogate è stata di oltre 215 miliardi di euro, il 15,2% del Pil. L’importo pensionistico è cresciuto del 3,3% rispetto al 2004.