Istat: aumenta il divario, al Sud lavoro in nero al 22,6%

23/05/2002





Istat: aumenta il divario, al Sud lavoro in nero al 22,6%
ROMA – Tra il 1995 e il 1999 il lavoro in nero è aumentato in tutto il Paese, ma soprattutto al Sud, dove ha toccato un picco del 22,6% contro il 15,1% della media nazionale. Lo dicono i dati diffusi ieri dall’Istat sul «tasso nazionale di irregolarità del fattore-lavoro», vale a dire la forza lavorativa utilizzata in violazione delle norme di legge. Il tasso di irregolarità viene calcolato come rapporto percentuale fra unità di lavoro non regolari per regione o ripartizione geografica ed il totale delle unità di lavoro occupate nell’ ambito della stessa area. La regione con il maggiore tasso di irregolarità è la Calabria (27,8%), quella con il livello più basso è l’Emilia-Romagna (10,4%). Nel Centro la percentuale di sommerso corrisponde al 15,2%, nel Nord-Ovest è dell’11,1% e nel Nord-Est del 10,9%. La crescita è stata particolarmente forte in Sardegna, Sicilia, Basilicata e Campania. E questo determina – sottolinea l’Istat – «un accrescimento del dualismo territoriale del mercato del lavoro nel Paese». Quanto ai settori, il lavoro in nero è diffuso soprattutto nell’agricoltura, nelle costruzioni e nei servizi. Nel Mezzogiorno, nel comparto agricolo, il tasso di irregolarità è del 38,4 per cento. L’industria in senso stretto ricorre invece in maniera più contenuta al lavoro irregolare, con una media del 5,7% su tutto il territorio nazionale, mentre nelle costruzioni si arriva al 15,9 per cento. Nei servizi, in particolare nel Sud si rileva un tasso di irregolarità del 21,2 per cento.

Mercoledí 22 Maggio 2002