“ISTAT (3)” «Dal nuovo fisco solo 23 euro e maggiori vantaggi ai ricchi»

26/05/2005
    giovedì 26 maggio 2005

    ISTAT (3)

    LO SGRAVIO DI IMPOSTA HA DATO BENEFICI A MENO DEL 60% DELLE FAMIGLIE
    «Dal nuovo fisco solo 23 euro e maggiori vantaggi ai ricchi»
    Incassi decisamente più cospicui per le famiglie ad alto reddito
    Due terzi della manovra sono andati al 30 per cento dei nuclei

      ROMA
      Lo sgravio dell’imposta sui redditi andato in vigore dal gennaio scorso non ha dato alcun beneficio al 41,2% delle famiglie e ha aumentato le disuguaglianze sociali. L’approfondimento compiuto dall’Istat nel suo rapporto annuale aiuta forse a capire perché quella misura ritenuta tanto importante dal governo di centro-destra abbia inciso poco sulle scelte degli elettori nel voto regionale del 4-5 aprile.

        Facendo una media generale, il beneficio delle nuove aliquote e delle nuove deduzioni risulta dello 0,7% rispetto al reddito disponibile delle famiglie: in cifra, 23 euro al mese. Però dentro la media l’Istat trova una distribuzione molto ineguale. Gli alti redditi hanno ricevuto più dei bassi redditi non solo in cifra ma anche in percentuale. Nel decile (un decimo del totale) dei più poveri, circa 2 milioni e centomila famiglie, il vantaggio medio è attorno allo 0,2% dei loro redditi precedenti, ovvero 1,16 euro al mese a nucleo; nel decile più ricco, altrettante famiglie hanno avuto da spendere l’1,3% in più, che equivale in questo caso a 88 euro al mese ciascuna.

          Anche queste cifre medie hanno un senso relativo. In generale, nelle fasce a basso reddito i ricercatori dell’Istat hanno riscontrato un forte divario. Da una parte ci sono i molti che non hanno ricevuto nessun beneficio (95% del primo decile, 61% del secondo), soprattutto famiglie di pensionati con un solo reddito e persone sole. Dall’altra ci sono i pochi che invece lo hanno avuto (5% soltanto del primo decile, 39,2% del secondo decile), in genere famiglie tipo con entrambi i genitori e con figli, per ammontari medi abbastanza in linea con la media nazionale, una ventina di euro al mese.

            Tra le famiglie ad alto reddito, invece, i vantaggi si sono diffusi in modo più uniforme. Solo l’1,9% del decimo decile, il più ricco, non ha visto nulla, e così il 12,4% del nono; tutto il resto ha ricevuto vantaggi ampi, nell’ordine dei 40-90 euro al mese. La figura sociale che ne è uscita meglio è quella del lavoratore autonomo.

              Nell’insieme del Paese, le disuguaglianze sociali appunto risultano accresciute, due decimi in più sull’indice di Gini (da 34,8 a 35) che è quello usato dagli statistici per misurarle. Per descrivere questo squilibrio l’Istat fornisce anche un diverso tipo di calcolo: al 30% di famiglie più benestanti sono andati «circa i due terzi dell’ammontare complessivo della manovra, pari a più di 3,8 miliardi di euro» mentre l’altro 70% delle famiglie si divide il restante terzo.

                Tuttavia la tesi del centro-destra è che il «secondo modulo» di riforma dell’imposta sui redditi in vigore dal 2005 non può essere considerato separatamente dal «primo modulo» messo in opera dal 2003. In effetti, considerandoli insieme le disuguaglianze sociali rimangono quasi invariate, la quota di famiglie che hanno ricevuto benefici sale all’84,9%, la media nazionale dello sgravio diventa di 43,66 euro al mese. La quota di famiglie che non ha avuto nulla scende al 15%, compare anche una quota in perdita netta, trentamila famiglie, ossia poco più dello 0,1%.

                  Resta il problema degli «incapienti» ossia dei redditi troppo bassi per godere dei vantaggi delle nuove norme: circa due milioni e mezzo di famiglie dei due decili più poveri, sempre nei calcoli compiuti dall’Istat su dati della Banca d’Italia, non hanno visto nulla né con il primo modulo né con il secondo. Cosicché il 30% degli italiani più ricchi ha pur sempre ricevuto, nell’insieme delle manovre fiscali 2003 e 2005, quasi il 50% delle risorse. Da questi ultimi aspetti trae spunto l’opposizione per battere sul tasto dell’ineguaglianza: «l’Istat certifica che la riforma fiscale, tutta, compreso il primo modulo, ha portato beneficio solo ai redditi alti, danneggiando relativamente quelli bassi» dichiara il responsabile per il programma Ds Pierluigi Bersani.

                  (s.l.)