“ISTAT (2)” La famiglia del 2000 è sempre più di fatto

26/05/2005
    giovedì 26 maggio 2005

    ISTAT (2)

    L’INFLUENZA DELLA CRISI ECONOMICA E DELLE NUOVE ABITUDINI
    La famiglia del 2000 è sempre più di fatto
    Boom dei single
    Calano i matrimoni. Solo al Sud resiste il modello tradizionale
    I nuclei familiari atipici sono 5 milioni, il 23 per cento del totale
    A 30 anni sono più i figli che restano a casa di quelli sposati

      analisi
      Maria Corbi

        ROMA
        SARÀ che l’abito bianco non affascina più le ragazze, o forse che gli uomini hanno sempre più paura di pronunciare davanti a testimoni un «Si» definitivo. O forse che il divorzio è diventata nelle statistiche molto più di una possibilità. Il fatto è che aumentano in maniera esponenziale le coppie di fatto, passando dall’1,3 al 3,8 per cento sul totale delle coppie: da 192mila del 1983 si passa a 227mila nel 1993, quindi a 340mila del 1998 e infine a 555mila del 2003. Un modo di vivere l’ amore e responsabilità familiari in maniera diversa, cosa che capita soprattutto al nord (dove si collocano tra il 5 e il 6% delle coppie), mentre nel Mezzogiorno si mantengono al di sotto del 2%. Una differenza geografica che parla di differenze culturali e sociali. Al sud resiste il modello tradizionale di famiglia e con esso il sogno di un percorso a due.

          Leggendo i dati si vede che quasi i due terzi di uomini e donne che convivono non sono mai stati sposati prima, mentre il 30,5 dei maschi e il 26,2 per cento delle femmine ha alle spalle una separazione o un divorzio. «In effetti – dice l’Istat – solo nel 44,7% delle libere unioni almeno uno dei partner ha sperimentato la rottura di una precedente unione coniugale per separazione o divorzio». In questa classifica appena il 12,4 per cento delle libere unioni presenta al suo interno almeno un vedovo. E sono soprattutto vedove che decidono di non sposarsi non per l’impossibilità di dimenticare il partner scomparso quanto per l’impossibilità di perdere nel loro bilancio la pensione di reversibilità del marito a seguito di un nuovo matrimonio (10,1% contro il 4,7% dei vedovi).

            Ma a trainare questa tendenza che vede crescere velocemente il numero delle coppie di fatto sono i giovani e la loro sempre maggiore propensione ad allontanarsi dalla casa di mamme e papà. L’età dei partner delle unioni libere va infatti ringiovanendo (il 43,6% delle donne e il 32,8% degli uomini ha meno di 35 anni), spiega l’Istat, sebbene questo fenomeno sia controbilanciato dal fatto che moltissimi ragazzi tendono ad allontanarsi da casa molto più tardi. E a conferma del fatto che sono sempre più i giovani che scelgono di convivere si nota che aumentano le coppie con una durata della convivenza inferiore ai quattro anni (dal 47,9 al 49,3 per cento). E diminuiscono invece le coppie di fatto con figli (dal 48,0 al 45,1 per cento).

              Il modello di convivenza italiano resta fondamentalmente prematrimoniale, ossia una prova prima del grande passo anche se tra il 1998 e il 2003 è diminuita (dal 41,6 al 32,2%) la quota delle coppie in cui i partner sono decisi a sposarsi dopo il rodaggio more uxorio. E aumenta anche chi non prevede proprio il matrimonio(dal 18,4 al 25,1 per cento).
              Per l’Istat, «la società italiana ha mostrato di essere più dinamica rispetto all’economia» e, sebbene la famiglia tradizionale resista (22 milioni le famiglie nel totale), ci sono diversi tipi di famiglie «da non poter trascurare». Si tratta di single (3 milioni), di genitori soli non vedovi, di coppie di fatto, nel complesso 5 milioni di nuclei familiari che rappresentano il 23% del totale.

                In questa declinazione della famiglia, modello nuovo millennio, si incrociano diversi fenomeni, tutti correlati. Come quello che ci racconta dei famosi figli che non se ne vogliono andare da casa. Questi, di età tra i 25 e i 34 anni celibi o nubili, arrivano a superare la percentuale di coloro che, in quella stessa fascia di età, vivono già in coppia e sono anche genitori. L’Istat rileva che nel 2003 le nubili che ancora coabitano con padre e madre raggiungono il 28,3 per cento, contro il 18,5 per cento della rilevazione fatta nel 1993. I celibi si attestano addirittura sul 41,3 per cento, contro il 33,1 per cento di dieci anni prima. Sono quindi i maschi quelli che resistono di più tra le mura accoglienti della casa dove sono cresciuti. Un fatto che dipende certamente dalla difficoltà di raggiungere l’indipendenza economica ma anche da una paura di affrontare un rapporto di coppia sempre più complicato e dialettico.

                  Aumentano le coppie di fatto ma anche di quelle «adulte» (tra i 35 ei 44 anni di età) senza figli che passano dal 6,2 per cento del 1993 al 9 per cento del 2003. Anche qui la chiave di lettura è molteplice. Aumenta l’infertilità, aumenta la difficoltà economica di mantenere dei figli e aumenta nello stesso anche la libera scelta di vivere in questo modo la coppia. Negli Stati Uniti li hanno ribattezzati Dink, ossia «Double income no kids». Categoria in ascesa anche da noi: coppie benestanti, con doppi reddito e lavori gratificanti abituati a dedicarsi vacanze, gadget e uno stile di vita senza legami.