Isolare la Cgil, riparte il progetto

10/04/2002


La Stampa web






    retroscena
    Fabio Martini
(Del 10/4/2002 Sezione: Interni Pag. 9)
INCONTRO TRA VICEPREMIER E TREMONTI SUI FONDI PER I DISOCCUPATI
Isolare la Cgil, riparte il progetto
Fini: se non ci staranno, tratteremo con gli altri

ROMA A mezzogiorno, in via Venti Settembre, entrando nello studio di tanti ministri del Tesoro, Gianfranco Fini ha iniziato una nuova carriera: quella del «candidato-regista» al dialogo sociale. Ad attenderlo c´era Giulio Tremonti, con il quale il vice-premier ha chiacchierato per un´ora e mezzo di ammortizzatori sociali, cassa integrazione, sussidi, milioni di euro da dirottare da una voce all´altra del bilancio statale, di «cabina di regia» del dialogo. Ma anche del nuovo obiettivo strategico che muove Fini e che trova – questo sì – tutti d´accordo dentro la Casa delle libertà: riuscire ad infilare un cuneo tra i sindacati confederali, isolando la Cgil e recuperando Cisl e Uil. Dice senza perifrasi Gianfranco Fini: «Dopo lo sciopero generale allargheremo il campo delle questioni da discutere e se la Cgil non ci starà, troveremo altri interlocutori».
I contatti informali tra le «colombe del governo» da una parte, Cisl e Uil dall´altra sono ripresi ma naturalmente tutti hanno convenuto che deve passare la «nottata» dello sciopero generale e dunque soltanto dal 17 aprile si potrà capire se si può ricominciare a parlarsi. E ovviamente tra le condizioni che Pezzotta e Angeletti mettono alla ripresa del dialogo ce n´è una più importante delle altre: «Che nel capitolo ammortizzatori sociali ci sia un forte investimento». Ma questo è l´aspetto più delicato della questione e ieri Fini e Tremonti ne hanno parlato a lungo. Per il momento, nello schema di Dpef per gli ammortizzatori sociali è prevista una spesa di 7-9 mila miliardi in cinque anni e alle pressioni di Fini – che chiedeva investimenti più cospicui sui capitoli degli ammortizzatori sociali, della sicurezza e dell´immigrazione – il ministro dell´Economia ha risposto che, fermo restando l´imperativo di non riaprire la stagione della spesa facile, si tratterà di spostare risorse da un capitolo di spesa all´altro. E quanto al meccanismo che potrebbe funzionare da «polmone sociale», l´ipotesi prevalente è quella che spiega Mario Baldassarri, che Tremonti e Fini sono andati a salutare alla fine del loro incontro: «Serve un meccanismo che accumuli risorse quando l´economia va bene – dice il sottosegretario all´Economia in quota An – e le utilizzi quando va meno bene. Chi perde il lavoro deve avere un sostegno al reddito e un bonus formativo». Lasciato il ministero dell´Economia, Fini ha confidato: «E´ andata bene, sono molto soddisfatto». Naturalmente nel giro informale di consultazioni avviate dal vice-premier c´è anche la questione della cabina di regia, quell´idea di trasferire a palazzo Chigi e nelle mani del vicepremier, il coordinamento tra tutti i ministri interessati alle questioni sociali. Gli uomini di Fini e lui stesso hanno un bel dire che «non si vuole oscurare il ministro del Welfare Maroni», il misuratissimo ministro dell´Ambiente Altero Matteoli arriva a definirsi «dispiaciuto» per l´equivoco. Ma l´idea che Fini possa presiedere lui il tavolo delle trattative con le parti sociali, l´idea che il vicepremier assorba tutta la luce dei riflettori, naturalmente alimenta diffidenze negli alleati e un filo di fastidio anche nel capo del governo. «Questi sono arabeschi politici, il coordinamento spetta al Presidente del Consiglio», spiegava ieri sera uno degli uomini dell´entourage di Berlusconi. E la prospettiva che Fini diventi una sorta di primus inter pares sia pure sotto Berlusconi, non piace neppure ad uno dei leader dell´Udc, Rocco Buttiglione: «La cabina di regia che potrebbe sbloccare la situazione è un organismo all´interno del quale dovranno essere presenti tutti i leader della coalizione e dunque Fini, Buttiglione, Bossi». E se si somma l´altolà dei centristi con quello della Lega («An e Fini – dice il presidente dei deputati della Lega Alessandro Cè – propongono una soluzione da Prima Repubblica e di tipo assistenzialistico pur di ammorbidire i sindacati»), comincia a vacillare l´ipotesi
che Fini assuma in modo plateale e stabile la regia del dialogo sociale.