«Isolare ancora Epifani e la Cgil»

30/05/2005
    lunedì 30 maggio, 2005

    Pagina 15 – Economia

    il retroscena

      Come ai tempi del Patto per l´Italia la Cdl cerca sponde nella Cisl e nella Uil
      «Isolare ancora Epifani e la Cgil»
      l´ultima mossa del centrodestra

        ROBERTO MANIA

          ROMA – «Ma sì, la tentazione c´è». Alla fine il ministro, uno di quelli che nelle ultime notti ha fatto tardi per trattare con i sindacati il rinnovo del contratto del pubblico impiego, l´ammette: la discussione sulla riforma del sistema contrattuale serve soprattutto a mostrare che nel centrosinistra c´è un´ala "conservatrice", e che questa è, "ancora", la Cgil. Così, paradossalmente, la questione rischia di essere più politica che sindacale. Nessuno, infatti, può pensare con realismo di poter rivedere le regole della contrattazione senza l´assenso della confederazione guidata da Guglielmo Epifani. Ma scoperchiare i dissensi – decisamente più sindacali – che permangono tra Cgil, Cisl e Uil può servire nel gioco della politica, con intrecci sorprendenti.

          La "tentazione" era già emersa prima delle elezioni regionali. A metterla in campo erano stati i due esperti di relazioni sindacali del Polo, i due ex socialisti, al tempo vicini a Gianni De Michelis, oggi in Forza Italia: l´economista Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi, e Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare, braccio destro di Roberto Maroni. La lanciarono ma non riuscirono a trarne benefici perché troppo a ridosso dell´appuntamento elettorale. Poi il contesto è cambiato. Soprattutto è arrivato lo strappo della Margherita di Francesco Rutelli nello schieramento avverso. Uno strappo per accentuare l´identità del partito. «È evidente – ragionano molti esponenti della Casa delle libertà – che Pezzotta sia stato incoraggiato nel suo duello con Epifani proprio dalla mossa di Rutelli». Il leader della Cisl non è iscritto alla Margherita e si inalbera se solo si collegano le sue azioni alle posizioni dei diellini. Pur tuttavia tutto il gruppo dirigente cislino fa riferimento alla Margherita. Pezzotta è stato tra gli invitati al seminario di Frascati. Il legame tra Franco Marini e la Cisl non si è mai interrotto. Come quello di Sergio D´Antoni (ultimo arrivato tra i dl) che ieri è sceso direttamente in campo per difendere le scelte di Pezzotta da quelle della Cgil. In più Pezzotta vede alle porte l´appuntamento (a luglio) con il congresso dove punta ad arrivare marcando la sua diversità dalla confederazione di Epifani.

            È in questo quadro che riemerge il vecchio schema che condusse al Patto per l´Italia nel 2002. Bastava leggere ieri la dichiarazione proprio di Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi, a proposito del rinnovo del contratto degli statali: «Decisivo è stato anche il raccordo tra l´ala riformista della maggioranza e la componente riformista delle organizzazioni sindacali». Mentre in due interviste al Giornale i due ministri Roberto Maroni (Lega) e Gianni Alemanno (An), di solito su fronti opposti, usavano meno diplomazia. Diceva Maroni: «Andremo avanti con le nuove regole di contrattazione anche senza la Cgil. Molti hanno già detto di sì, a partire da Pezzotta». E Alemanno: «Ora è la Cgil a essere isolata nel suo dogmatismo ideologico e nella sua ostinazione a voler rifiutare ogni forma di revisione di regole ormai superate». Per inciso, tra gli uomini di Alemanno che hanno seguito la vertenza del pubblico impiego c´era un altro vecchio collaboratore di De Michelis, ovvero Giuseppe Cacopardi, già direttore generale del ministero del Lavoro ed esperto di vicende contrattuali. Una pattuglia agguerrita che continua a vedere un legame politico tra il decreto di San Valentino sulla scala mobile (1984)e il Patto per l´Italia (2002). Certamente entrambi furono frutto di accordi separati: non c´era la firma della Cgil.