“Isfol” Precari e posto fisso: raddoppia solo l’attesa

22/11/2006
    mercoled� 22 novembre 2006

    Pagina 33 – Economia

      IL RAPPORTO ISFOL

      I precari e il posto fisso
      Raddoppia solo l’attesa

        Nel 2002 ci volevano due anni. Ora quattro

        GIORGIA FATTINNANZI

          ROMA
          La flessibilit� non sembra pi� essere un (temporaneo) periodo di inserimento, prima dell’ingresso (stabile) nel mondo del lavoro. Anzi: a ben guardare i numeri, chi � precario continua a essere sempre precario, e per i giovani il contratto a termine anzich� diventare la mossa giusta per schiudere le porte all’agognato posto fisso si trasforma in una specie di condanna.

          La conferma di queste preoccupanti tendenze – se ce ne fosse bisogno – arriva dal rapporto Isfol 2006, presentato ieri. La fotografia del mercato del lavoro nel triennio 2002-2005 � tutt’altro che confortante: non solo sono in costante aumento i contratti non standard, ma cresce anche il tempo necessario perch� un lavoratore atipico ottenga la stabilizzazione del posto. Numeri: il tasso di trasformazione dei contratti a tempo determinato in impieghi permanenti � diminuita del 6%. Gli occupati sono complessivamente aumentati di 536.000 unit� (+2,4%), ma a crescere maggiormente sono gli impieghi con contratti a termine, che sono oltre il 45% del totale. E sono i giovani a rimanere pi� a lungo in mezzo al guado tra disoccupazione e posto fisso, con un livello di stabilizzazione del contratto nei primi dodici mesi che � passata dal 39% al 25,3%.

          �L’avevo detto�, � il commento del ministro del Lavoro Cesare Damiano, che ribadisce dunque la necessit� di rivedere la normativa sul lavoro a tempo determinato. Secondo il ministro i contratti a termine hanno progressivamente perso la loro funzione di periodo di prova, ed � necessario correggerne �l’uso improprio�. Per questo il ministero ha emanato alcune linee guida che dovranno essere recepite da sindacati e aziende nell’auspicato �avviso comune�.

          La tendenza, avverte il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni, � negativa: per la prima volta da anni, nel corso del 2006 la crescita dell’occupazione vedr� una prevalenza dei contratti atipici. Tendenza da invertire, aggiunge il segretario confederale della Uil, Antonio Foccillo. La proposta � quella di rendere �la flessibilit� pi� costosa�, visto che questi contratti spesso vengono utilizzati perch� costano di meno. Inoltre, si potrebbe concordare con le imprese di poter assumere altro personale con contratti atipici solo una volta stabilizzati quelli gi� attivati. E’ necessario, aggiunge il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, cambiare rotta incentivando la stabilizzazione e impedendo gli abusi che vengono commessi. E per Fammoni, bisogna impostare un nuovo modello di sviluppo non improntato sulla sola compressione dei costi, a cominciare da quelli salariali. La Cgil chiede, quindi, che nel confronto di gennaio con il governo e le altre parti sociali si riscrivano le regole. Confindustria non � assolutamente d’accordo: di flessibilit� in Italia, a giudizio degli industriali, c’� n’� troppo poca rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda quella in uscita. E per dimostrarlo l’associazione guidata da Luca Cordero di Montezemolo sta mettendo a punto uno studio che sar� presentato a dicembre. Il problema, secondo viale dell’Astronomia, � che la legge Biagi va completata con la riforma degli ammortizzatori sociali, a cominciare dal sostegno al reddito tra la fine di un lavoro e l’inizio di un altro. E’ proprio la mancanza di questi strumenti che d� la percezione di precariet�, non la discontinuit� tra un impiego e l’altro.

          Gli ammortizzatori servono, ma l’obiettivo � stabilizzare questi lavoratori. Foccillo spiega di non essere contrario alla flessibilit�, �ma deve essere utilizzata per l’inserimento dei giovani, non si pu� pensare a una vita di lavoro flessibile, come si fa a costruire un avvenire senza avere stabilit�?�. Nel 2004, ricorda Santini, i contratti atipici nel nostro Paese erano al di sotto della media europea. �Ma cosa c’� di diverso che in Europa rende accettabile questo fenomeno? C’� una rete di tutele e di ammortizzatori sociali – conclude – che dovrebbe essere creata anche in Italia�.

          i numeri
            536. 000 / Nuovi occupati
            I posti di lavoro in pi� nel terzo trimestre del 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005

            25,3% / Rischio disoccupazione
            La percentuale di chi non ottiene pi� il rinnovo del contratto. Nel 2001 era l’11,2%

            45% / Assunti atipici
            La percentuale di chi viene assunto con un contratto a tempo determinato nel 2005 sul totale dei nuovi occupati

            -6% / Per sempre
            Il calo degli assunti a tempo indeterminato tra il 2001 e il 2005