“Isfol” «E a fare la ricerca siamo tutti co.co.co»

22/11/2006
    mercoled� 22 novembre 2006

    Pagina 33 – Economia

      IL RAPPORTO ISFOL

      “E a fare la ricerca
      siamo tutti co.co.co”

        TERESA PITTELLI

        ROMA
        Non solo call center. I precari dilagano anche negli istituti di ricerca. E non poteva mancare proprio l’Isfol che periodicamente raccontano, e spesso denuncia, l’aumento della precariet� nel lavoro. Giovani laureati in scienze sociali o statistiche che sanno tutto del mondo dei lavoratori atipici, flessibili e sfruttati: non solo perch� lo indagano per conto degli istituti, ma perch� ne fanno parte. Per avere un’idea del fenomeno, basta pensare che dei circa 17mila lavoratori degli enti di ricerca pubblici ben 14mila non hanno un contratto stabile, cio� 8 su 10. Una situazione che non risparmia nessuno, neanche gli istituti pi� grandi e rappresentativi, che vuoi per i progressivi tagli ai fondi ordinari introdotti dalle ultime Finanziarie, vuoi per il blocco delle assunzioni sancito nel 2001 e mai superato, sopravvivono e fanno sopravvivere i ricercatori grazie a contrattini a termine, collaborazioni, assegni di ricerca. L’assunzione ormai � una rarit�.

        Prendiamo l’Isfol. Ci lavorano in 569, di questi 302 sono a tempo determinato, e 190 co.co.co. Solo 77 hanno un contratto stabile. Secondo i sindacati, i precari rappresentano l’86% del personale. Molti di loro, in media trenta-quarantenni, hanno alle spalle anche 10-15 anni di anzianit�, ma il massimo che possono sperare � un rinnovo della collaborazione.

        Anche il Cnr, la bandiera della ricerca italiana, non fa eccezione. Se i lavoratori stabili sono 8mila, infatti, altrettanti fanno parte della galassia dei borsisti, assegnisti, collaboratori e atipici.

        E non va meglio all’Istat, dove la prossima scadenza dei 300 ricercatori della rete di rilevazione continua delle forze lavoro rischia di far saltare tanto la rilevazione quanto i lavoratori, o all’Infn, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, altro fiore all’occhiello della ricerca ma con 7 lavoratori precari su 10. Una crisi nera, dunque. Alleviata solo in parte dalla Finanziaria, che conferma alcuni tagli e offre 2mila assunzioni. �Ne abbiamo chieste 20 mila, questo paese deve ricominciare a investire in ricerca di base�, spiega Enrico Panini, segretario della Flc Cgil. Era una delle promesse del programma dell’Unione, ma finora � in gran parte disattesa.