“Isae” Prezzi bassi ma un po’ pazzi

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

      Pagine 11 – IL CAPITALE

        Prezzi bassi
        ma un po’ pazzi

          A giugno l’inflazione ha un sussulto:
          più 1,7%, dall’1,5% di maggio.
          Lontana dai livelli di allarme, ma con
          molte stranezze. Il mistero dell’ortofrutta:
          costa sempre meno sui campi e sempre
          più al mercato. Salari in rincorsa

            Camilla Morel

              I prezzi fanno un piccolo salto in avanti, ma l’inflazione resta ben lontana dai livelli di allarme. Secondo i dati Istat diffusi ieri, nel mese di giugno l’aumento del costo della vita sarà dell’1,7% rispetto allo stesso mese del 2006. Una percentuale bassa, comune a tutto il quadro europeo (ieri la Germania ha segnalato un tasso d’inflazione all’1,8%), nel quale è comunque accolta con grandi preoccupazioni dalla Bce con la sua politica di tassi di interesse tendenzialmente in rialzo.

              Ma, più che il livello dell’inflazione, si fa notare la sua composizione e alcune stranezze, che comportano forti variazioni da settore a settore: tra questi, l’aumento dei prezzi al consumo dei prodotti dell’ortofrutta nonostante il calo dei prezzi alla produzione, per cui la verdura ci costa di più in tavola anche se il contadino ci guadagna meno.

              Nel dettaglio, i dati Istat segnalano una variazione mensile dello 0,2%, che porta il tasso tendenziale di aumento del costo della vita all’1,7%: in rialzo dunque rispetto al dato di maggio, quando era all’1,5%. A portare in su l’indice dei prezzi, commenta l’Isae, sono stati soprattutto i rincari legati alla benzina e ai viaggi aerei e marittimi, mentre hanno dato un contributo a tener bassi i prezzi le riduzioni dell’indice nei comparti dell’elettronica di consumo, delle comunicazioni e dei medicinali. Presentano infatti il segno «meno» le voci «comunicazioni» (meno 9,5% l’indice tendenziale annuo) e salute (meno 0,9%), sono saliti di poco i prezzi dell’abbigliamento e calzature (più 1,3%), mentre i trasporti segnano un più 1,8% (più 0,8 da un mese all’altro), l’istruzione un più 2,1%, i servizi ricettivi e di ristorazione un più 3%. Passando alla tavola, i prodotti alimentari (con le bevande analcoliche) sono saliti del 2,5%, mentre bevande alcoliche e tabacchi segnano un buon più 4,4%.

              Sulla questione dei prezzi alimentari si inserisce la polemica degli agricoltori. Secondo quanto resoconta la Cia – una delle organizzazioni degli agricoltori italiani – nei primi cinque mesi dell’anno i listini della produzione agricola sono diminuiti di un importo che sta tra l’1,5 e il 2,3%. In particolare, sono scesi i prezzi all’ingrosso di frutta e verdura e quelli del vino. Una riduzione della quale i consumatori non hanno affatto beneficiato. Anzi, i prezzi dei prodotti alimentari nella media sono aumentati del 2,5% e per alcuni comparti i rincari sono ben più forti: è il caso dell’ortofrutta, che secondo la Cia si sta vendendo al dettaglio a prezzi maggiorati del 15% rispetto all’anno scorso. Dunque, i conti non tornano nella filiera della distribuzione: gli agricoltori, complice il gran caldo che ha anticipato i raccolti, sono stati costretti a vendere a prezzi stracciati, ma i grossisti, le grandi catene, i trasportatori e tutti gli altri soggetti interessati alal filiera devono esser riusciti ad appropriarsi del surplus.

              Secondo l’Isae, l’inflazione continuerà a crescere in corso d’anno, essendo già stato toccato il punto più basso. Una previsione che rende interessante il confronto con l’andamento delle retribuzioni, i cui dati sono stati diffusi dall’Istat l’altroieri. Nella media, le retribuzioni dei dipendenti hanno superato di poco l’inflazione, avendo guadagnato nel periodo gennaio-maggio del 2007 il 2,7% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Ma in tutto il settore dei servizi destinati alla vendita le retribuzioni hanno appena tenuto il passo dell’inflazione, con un tasso di aumento dell’1,8%. I pubblici esercizi e gli alberghi, pur contribuendo abbastanza ai rincari di giugno, stanno nella parte più bassa del quadro se si guarda ai loro dipendenti: 0,4% l’aumento delle loro retribuzioni, dunque con una perdita secca di salario in termini reali. Quasi nullo l’aumento del settore credito, che come scuola e ministeri attende il rinnovo contrattuale. Basso anche il tasso di aumento delle retribuzioni nell’alimentare (più 1%). L’industria nel suo complesso si difende con un più 2,9%, dovuto ad alcuni rinnovi contrattuali.

              Commentando id ati sull’inflazione, il ministro dell’economia Padoa Schioppa li ha collegati ai successi in materia di politica della concorrenza: evidentemente riferendosi ai prezzi che scendono – comunicazioni, con l’impatto dei vari provvedimenti Bersani, ma anche quelli dei medicinali, per la manovra finanziaria -, ma non parlando di quelli che salgono. Che, nel caso dei prodotti alimentari, sono poi quelli che maggiormente pesano sul bilancio familiare ai livelli più bassi di reddito.