Isae: l´Italia si scopre più povera

26/07/2005
    martedì 26 luglio 2005

    Pagina 27 – Economia

      Il 70% non ritiene di avere un reddito in grado di assicurare una vita dignitosa

        "Fare la spesa, un incubo"
        l´Italia si scopre più povera

          L´Isae: posto di lavoro e tasse le ansie maggiori

            GIOVANNI PARENTE

              ROMA – Il 70% degli italiani non ritiene di avere un reddito sufficiente a condurre un´esistenza dignitosa. Negli ultimi dodici mesi l´incremento della soglia di povertà percepita è stato del 20%: l´anno scorso il reddito medio sotto cui ritenersi poveri era 1.700 euro, ora si è passati a 2000 euro. Non bastano quindi 1.250 euro a un single e 2.600 a un nucleo familiare numeroso per vivere senza lussi ma senza privarsi del necessario. Impietosa la fotografia scattata dall´Isae: le famiglie italiane «hanno avvertito un forte aumento del costo della vita, legato anche all´introduzione dell´euro, incorporando tale percezione nella valutazione del reddito necessario».

              Beni di prima necessità. Aumenta, negli ultimi due anni, il numero di chi ha incontrato difficoltà nell´acquistare generi alimentari. Colpa, secondo l´Isae, della «maggiore immediatezza con cui si percepisce l´incremento dei prezzi» e che non si rileva in altre spese. Singolare che dal 2001 sia stabile la percentuale della preoccupazione per le tasse da pagare: la riforma fiscale del governo dunque non ha contribuito a lenire le ansie.
              Differenze geografiche. La soglia di povertà soggettiva (crescente all´aumentare del numero dei componenti familiari a causa dei maggiori costi da sostenere) è più bassa nel Mezzogiorno «dal momento che – sottolinea l´Isae – il consumatore del Centro-Nord considera più alto il costo della vita rispetto al Sud». E, sebbene la povertà soggettiva aumenti in modo uniforme in tutta Italia, nella parte bassa dello Stivale la quota di famiglie soggettivamente povere arriva a superare quella delle Isole (76% contro 75,2%).

              Vivere in città. A sentirsi più poveri sono i residenti nelle grandi città. A Roma la soglia è a 2.244 euro (contro i 2.038 del resto del Lazio), a Milano è 2.180 (in Lombardia 2.114). In Sicilia il divario tra Palermo e il resto della regione è in aumento: dai 198 euro della rilevazione luglio 2003-giugno 2004 ai 202 dell´ultima. In controtendenza Piemonte e Liguria dove si sono sentiti più poveri nell´ultimo anno gli abitanti delle altre province rispetto ai due Comuni capoluogo.

                "Casa dolce casa". A pesare sulla sensazione di povertà il problema dell´abitazione. Chi possiede una casa di proprietà si sente decisamente più al sicuro. E proprio perché la percentuale di persone che vivono in un´abitazione di proprietà è inferiore nelle metropoli, «è più alta la quota di famiglie residenti in città che dichiarano di aver incontrato difficoltà nel pagare le spese per l´abitazione e di sentirsi preoccupate per la carenza degli alloggi».

                  Un disagio generalizzato. In maggior affanno i nuclei in cui il capofamiglia è disoccupato o casalinga: i soggettivamente poveri superano l´80% nell´ultimo anno. Ma la novità significativa è che, oltre all´alta percezione negativa di operai (in crescita continua dal 2002), si registra un sensibile incremento proprio per le famiglie con capofamiglia libero professionista e impiegato, con un diploma di scuola media superiore o di laurea.