Isae: «difficile» la manovra da 12,5 mld

15/07/2002


Sabato 13 Luglio 2002

Kostoris: nel Dpef rischio di sovrastima per gli oneri finanziari – Per l’obiettivo dello 0,8% di deficit occorrono tagli «veri» alle uscite
Isae: «difficile» la manovra da 12,5 mld
La crescita 2002 è stata rivista dall’1,5 all’1,2% (ma salirà al 2,8% l’anno prossimo)

Rossella Bocciarelli

ROMA – «Si parla di una manovra di 12,5 miliardi di euro (circa l’1% del Pil) al netto delle cartolarizzazioni. Un intervento di tali proporzioni appare di complessa realizzazione e richiede un costante rigore nei comportamenti gestionali sia a livello centrale che decentrato». È la valutazione espressa sull’intervento prospettato nel Dpef dalla presidente dell’Isae, Fiorella Kostoris, che ieri è stata ascoltata in audizione presso le commissioni Bilancio. Anche se al momento un’azione così incisiva appare «di incerta realizzabilità» sostiene l’Isae, se venissero apportati tagli effettivi per 12,5 miliardi di euro e se venisse svolto completamente il programma delle cartolarizzazioni sarebbe in ogni caso possibile raggiungere l’obiettivo dello 0,8% di deficit previsto dal Dpef per l’anno prossimo. L’aritmetica del Dpef, del resto, non appare pienamente coerente secondo gli esperti dell’Istituto di piazza Indipendenza, i quali ritengono che il deficit tendenziale delle amministrazioni pubbliche contenuto nel documento sovrastimi gli oneri per interessi dell’anno prossimo di circa 4 miliardi di euro. L’intervento da 12,5 miliardi però, è necessario e va realizzato essenzialmente sulla spesa pubblica primaria, perchè nel 2002 occorrerà finanziare la riforma fiscale e quella degli ammortizzatori sociali che costano uno 0,6% del Pil cioè 8,2 miliardi di euro: 7,5 miliardi di euro è infatti il costo del primo modulo della riforma che interessa Irpef, Irpeg e Irap, mentre 700 milioni di euro è il costo delle modifiche agli ammortizzatori sociali. Questa somma, spiega Kostoris, va aggiunta al disavanzo tendenziale che per l’Isae è dell’1,1% per cento; dunque, per arrivare allo 0,8% che è il target del Governo per l’anno prossimo la manovra da un punto di pil va realizzata fino all’ultimo euro; senza considerare il fatto che lo 0,8% del Pil appare superiore al concetto di "close to balance" adottato a Bruxelles. Sul versante delle previsioni macroeconomiche, l’Istituto di piazza Indipendenza ha rivisto verso il basso le sue previsioni per l’anno in corso, portandole da un aumento dell’1,5% a uno del’1,2% del Pil; in ogni caso, nelle previsioni dell’Isae la ripresa che dovrebbe manifestarsi già nel secondo semestre del 2002 sarà molto robusta e l’anno prossimo l’incremento del pil sarà pari al 2,8%. L’inflazione secondo l’Isae dovrebbe attestarsi al 2,3% di media quest’anno e all’1,8% l’anno prossimo, a fronte di previsioni programmatiche del Governo pari all’1,7% nel 2002 e all’1,4% nel 2003. Positivo, infine, il giudizio sul patto per l’Italia «L’insieme di queste innovazioni – ha detto Kostoris – va nella direzione dell’ammodernamento del mercato del lavoro e dovrebbe contribuire all’innalzamento dei tassi di occupazione verso gli standard europei». Secondo il presidente della Commissione tecnica della spesa pubblica, Giuseppe Vitaletti, anche lui ascoltato in audizione di ieri nel periodo transitorio verso la riforma fiscale «è fondamentale la continuazione dell’aggiustamento della finanza pubblica facendo ricordo a provvedimenti di carattere straordinario». Un’affermazione che secondo il presidente della Commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti significa che «secondo Vitaletti non bisogna aver paura di parlare di condono». Sul Dpef si sono espressi ieri anche i rappresentanti delle Regioni, secondo i quali «ancora una volta si sta programmando un previsione sottostimata della spesa sanitaria». Infatti, ricordano, l’andamento del 2001 presenta secondo la Corte dei Conti un extra deficit di circa 4,5 miliardi di euro che fa attestare la spesa del 2001 a livelli prossimi agli stanziamenti 2002. I nuovi stanziamenti decisi ad agosto dell’anno scorso proseguono i rappresentati delle regioni si sono dimostrati insufficienti perchè «sulla sanità a parte l’effervescenza della spesa farmaceutica si stanno scaricando oneri aggiuntivi di spesa relativi al contratto di lavoro nonchè per la riduzione della lista d’attesa». Un parere critico è stato espresso anche dai rappresentanti dei Comuni, i quali hanno annunciato di aver chiesto al presidente del Consiglio di convocare urgentemente un incontro. Infine, la Confcommercio e la Confesercenti hanno invitato il Governo a uno sforzo maggiore sul fronte degli sgravi fiscali mirato a rilanciare i consumi delle famiglie e la crescita del Pil.