«Irresponsabili le parole di D’Amato»

18/06/2003




18.06.2003
«Irresponsabili le parole di D’Amato»
Iniziative di Cgil Cisl e Uil contro il terrorismo.
Pisanu: rischio di infiltrazioni
di 
Felicia Masocco

ROMA «Biagi è morto, qualcuno lo avrà ucciso». Insiste il presidente di Confindustria e replica così alle parole dure e preoccupate dei leader dei sindacati che ieri hanno contestato il commento con cui Antonio D’Amato aveva accompagnato il risultato del referendum sull’articolo 18 «costato 27 milioni di sciopero – aveva detto – e la vita a Marco Biagi». I segretari di Cgil, Cisl e Uil che hanno
annunciato una mobilitazione unitaria contro il terrorismo e presentato un documento comune al ministro dell’Interno non ci stanno ad accettare l’equazione tra la difesa dell’articolo 18 e l’assassinio del giuslavorista.
L’equazione referendumterrorismo viene rifiutata come a suo tempo quella tra piazza e pallottole formulata dal premier Silvio Berlusconi.
Durissima in particolare la presa di posizione di Guglielmo Epifani, «la dichiarazione di D’Amato – ha detto – è rozza, ambigua, irresponsabile e anche meschina. Mai mi sarei aspettato che il presidente degli industriali dicesse una cosa di questo genere. Confermo l’indignazione mia e della Cgil». Indignazione comprensibile visto che il sindacato di Corso d’Italia con i suoi leader di ieri e di oggi è stato protagonista di quelle battaglie. Ma la dichiarazione di D’Amato suona «rozza» anche a Luigi Angeletti, numero uno della Uil, il quale non vede «connessione di causa-effetto tra il conflitto sociale e il terrorismo». Più articolato il ragionamento
del segretario della Cisl il quale ha tenuto a fare «una distinzione netta
tra la dialettica sociale che può essere aspra e difficile e il terrorismo, non condivido la sommatoria – ha detto -. Però non bisogna creare alibi a certe forme di intolleranza, perché non aiuta». E prende
le distanze da D’Amato anche l’Ugl, il sindacato di destra Ugl.
Le battaglie sindacali, anche quelle a maggior potenziale di conflitto non possono essere in alcun modo associate al terrorismo ed è il senso di quanto Cgil, Cisl e Uil hanno scritto nel documento presentato al ministro Beppe Pisanu. Un atto che si è reso necessario dopo lo stillicidio di contestazioni e di atti vandalici che da mesi hanno preso di mira uomini e sedi delle confederazioni: 50 episodi in
dieci mesi, di cui 26 contro la Cisl, 16 contro la Cgil, 8 ai danni della Uil.
L’obiettivo è quello di mettere in campo «una forte azione di contrasto», ma sia chiaro che la dialettica sociale va tenuta nettamente distinta dagli atti di violenza. La mobilitazione dei sindacati partirà in luglio in tre regioni in cui i segnali di attività terroristica più forti, come la Sardegna, il Friuli Venezia Giulia e Toscana; a settembre si proseguirà altrove per rafforzare un «argine solidale in modo chiaro e netto contro quei fatti «che evocano un ritorno agli anni bui del terrorismo politico». Lo si fece negli anni ‘70 e ‘80 quando i terroristi avevano lo Stato nel mirino, tanto più va fatto ora che il bersaglio è il mondo del lavoro.
È quanto i segretari dei sindacati hanno detto a Pisanu incontrato in tarda mattinata al Viminale, presente anche il capo della polizia Gianni De Gennaro.
Ad entrambi hanno posto anche un’altra questione cioè come ancora oggi i responsabili delle uccisioni di Massimo d’Antona e Marco Biagi siano rimasti impuniti. Il ministro – secondo quanto ha riferito all’uscita il leader della Uil Luigi Angeletti – ha condiviso l’analisi
dei sindacati, ha sollecitato una «sinergia tra istituzioni e mondo del lavoro» e sulle morti di Biagi e D’Antona ha assicurato che le indagini
stanno andando avanti».
Il ministro dell’Interno nel ribadire ai sindacati le proprie preoccupazioni per il «tentativo di riorganizzarsi» del terrorismo
avrebbe anche parlato – secondo fonti sindacali – di rischio di «infiltrazioni» nelle fabbriche. Circostanza però smentita da altri partecipanti e dallo stesso Angeletti che pure uscendo aveva riferito
che, per il ministro e per la Uil, «il luogo privilegiato dalla Br sono le fabbri-che. I posti di lavoro sono il luogo dove i terroristi cercano di colpire». Ugualmente è accaduto per affermazioni attribuite a Pisanu il quale non avrebbe ancora visto «una risposta unitaria» dei sindacati
richiamati a «non sottovalutare nulla» perché «i bombaroli» possono diventare possibili assassini. I sindacati hanno denunciato
che «nell’ultimo decennio troppi sono gli elementi che fanno dubitare
di un qualche indebolimento progressivo del tessuto democratico». Per questo «invitano tutte le strutture ad una azione di monitoraggio e di contrasto permanente».
Non ci può più fermare «a espressioni di rituale condanna: occorre un’azione coordinata e convinta di tutte le realtà istituzionali, politiche e sociali. Governo e forze politiche – è il richiamo dei sindacati- debbono senza tentennamenti impedire il degrado del tessuto democratico e garantire la qualità della democrazia e della libertà per tutti i cittadini e le loro associazioni».